Premana celebra il 25 aprile. Il discorso di Codega tra ricordo e futuro della libertà per la comunità
Con una cerimonia insolitamente spostata al 26 aprile, anche Premana si è unita alle celebrazioni per la Festa della Liberazione. Tenutasi come di consueto in serata, la cerimonia ha preso avvio presso la chiesa dell’Immacolata, dove si sono radunati autorità civili, scolaresche e rappresentanti delle associazioni, che, in un corteo accompagnato dal Corpo Bandistico san Dionigi, hanno raggiunto la chiesa parrocchiale di Premana.

Dopo la Santa Messa in suffragio di tutti i Caduti, officiata da don Matteo Albani, la cerimonia si è spostata verso il vicino monumento dei Caduti, dove la banda ha eseguito “La Leggenda del Piave” e L’Inno di Mameli”. Nel mezzo, tre bambini delle scuole elementari – accompagnati da Morris Codega, capogruppo degli Alpini di Premana – hanno scandito, uno per uno, i nomi dei premanesi caduti nei due conflitti mondiali e nella Guerra di Liberazione. “Presente” la risposta corale della comunità, che con questa semplice parola ha perpetuato la memoria di coloro che hanno combattuto e si sono sacrificati per la nostra libertà.

A precedere la benedizione solenne impartita dal parroco, ha preso la parola il sindaco di Premana Elide Codega, che ha anzitutto ringraziato “i ragazzi presenti, don Matteo, il Gruppo Alpini, le associazioni e il Corpo Bandistico San Dionigi per l’accompagnamento durante la celebrazione”. Il discorso del primo cittadino ha ruotato poi intorno a tre temi: il dovere del ricordo, la libertà a Premana, un impegno per il futuro.
Innanzitutto, Codega ha voluto ricordare “chi ci ha liberati”, ossia tanto quelle “centinaia di migliaia di ragazzi americani e inglesi (e di altri contingenti meno numerosi, come polacchi e canadesi), che vennero da lontano e, in tantissimi, pagarono il prezzo più alto di tutti: diedero la vita per liberare un paese che, magari, fino a poco tempo prima neanche sapevano dove fosse” quanto “i tanti giovani italiani, i partigiani, che non si rassegnarono alla codardia e presero le armi per liberarci da un brutale regime: erano di tutti gli orientamenti politici, dai cattolici ai socialisti, dai comunisti ai monarchici e ai liberali. E finite le ostilità furono capaci, insieme, di mettere da parte le loro enormi differenze per regalarci la costituzione e le istituzioni repubblicane”. “Menomale che all’epoca non c’erano “pacifisti senza se e senza ma”, non c’era chi metteva sullo stesso piano democrazie e dittature, e non c’era chi diceva che se avessimo voluto davvero essere liberi sarebbe stato, in fondo, un problema nostro” ha aggiunto il sindaco, sottolineando che “quel giorno, quel 25 aprile del 1945, iniziò l’appartenenza dell’Italia al lato giusto della storia: quello della liberal-democrazia, che Churchill definiva “la peggior forma di governo a parte tutte le altre””.
Rinnovando il ringraziamento a chi si sacrificò per la nostra libertà, il primo cittadino ha ricordato che “poche volte nella storia di un popolo capita di trovarsi di fronte a delle scelte collettive che possono cambiare la storia di un paese, o la percezione di essa. In Italia è capitato con la Resistenza. È bastato un manipolo di uomini e donne a permettere di cambiare la percezione del nostro ruolo prima e durante la Seconda guerra mondiale. È bastato un manipolo di uomini che, con le loro idee e che con le loro azioni, sono stati in grado di ricostruire l’anima italiana, l’hanno mondata e ci hanno consegnato la libertà repubblicana di cui ancora godiamo oggi. Badate bene: non si trattava di supereroi, né di santi. Erano persone normali e, in quanto tali, perfettibili: hanno commesso i loro errori, avranno a volte fatto dei danni, ma hanno scelto di stare dalla parte del giusto, dalla parte della verità. E per questo, gli dobbiamo immensa gratitudine”.

Muovendo verso la seconda parte del suo intervento, Codega ha affermato che, contrariamente all’idea che la “grande storia” passi solo per le metropoli, “la libertà ha il respiro corto se non è alimentata dalle piccole comunità come la nostra”, spiegando come “per Premana, la libertà non è un concetto astratto scritto nei libri di scuola, ma un qualcosa di intrecciato al lavoro, alla solidarietà e all’identità della nostra comunità”. “La libertà, quella autentica, nasce innanzitutto da e per noi stessi, cresce nelle nostre famiglie, si esprime nella nostra comunità e non esiste solo nel rispetto delle regole fine a sé stesso, ma anche nei valori che ci indicano una direzione” ha aggiunto il primo cittadino, prima di concludere rivolgendo lo sguardo al futuro della comunità premanese.

“Oggi, onorare la Festa della Liberazione significa proteggere questa libertà ogni giorno. Significa educare i nostri giovani ai valori della democrazia e del rispetto reciproco. La libertà non è una conquista definitiva, ma un giardino che va curato con costanza. Come scrisse Piero Calamadrei: “La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.” Oggi respiriamo quell'aria a pieni polmoni. Impegniamoci affinché Premana resti sempre una comunità libera, unita e fiera della propria storia”.

Dopo la Santa Messa in suffragio di tutti i Caduti, officiata da don Matteo Albani, la cerimonia si è spostata verso il vicino monumento dei Caduti, dove la banda ha eseguito “La Leggenda del Piave” e L’Inno di Mameli”. Nel mezzo, tre bambini delle scuole elementari – accompagnati da Morris Codega, capogruppo degli Alpini di Premana – hanno scandito, uno per uno, i nomi dei premanesi caduti nei due conflitti mondiali e nella Guerra di Liberazione. “Presente” la risposta corale della comunità, che con questa semplice parola ha perpetuato la memoria di coloro che hanno combattuto e si sono sacrificati per la nostra libertà.

A precedere la benedizione solenne impartita dal parroco, ha preso la parola il sindaco di Premana Elide Codega, che ha anzitutto ringraziato “i ragazzi presenti, don Matteo, il Gruppo Alpini, le associazioni e il Corpo Bandistico San Dionigi per l’accompagnamento durante la celebrazione”. Il discorso del primo cittadino ha ruotato poi intorno a tre temi: il dovere del ricordo, la libertà a Premana, un impegno per il futuro.
Innanzitutto, Codega ha voluto ricordare “chi ci ha liberati”, ossia tanto quelle “centinaia di migliaia di ragazzi americani e inglesi (e di altri contingenti meno numerosi, come polacchi e canadesi), che vennero da lontano e, in tantissimi, pagarono il prezzo più alto di tutti: diedero la vita per liberare un paese che, magari, fino a poco tempo prima neanche sapevano dove fosse” quanto “i tanti giovani italiani, i partigiani, che non si rassegnarono alla codardia e presero le armi per liberarci da un brutale regime: erano di tutti gli orientamenti politici, dai cattolici ai socialisti, dai comunisti ai monarchici e ai liberali. E finite le ostilità furono capaci, insieme, di mettere da parte le loro enormi differenze per regalarci la costituzione e le istituzioni repubblicane”. “Menomale che all’epoca non c’erano “pacifisti senza se e senza ma”, non c’era chi metteva sullo stesso piano democrazie e dittature, e non c’era chi diceva che se avessimo voluto davvero essere liberi sarebbe stato, in fondo, un problema nostro” ha aggiunto il sindaco, sottolineando che “quel giorno, quel 25 aprile del 1945, iniziò l’appartenenza dell’Italia al lato giusto della storia: quello della liberal-democrazia, che Churchill definiva “la peggior forma di governo a parte tutte le altre””.

Muovendo verso la seconda parte del suo intervento, Codega ha affermato che, contrariamente all’idea che la “grande storia” passi solo per le metropoli, “la libertà ha il respiro corto se non è alimentata dalle piccole comunità come la nostra”, spiegando come “per Premana, la libertà non è un concetto astratto scritto nei libri di scuola, ma un qualcosa di intrecciato al lavoro, alla solidarietà e all’identità della nostra comunità”. “La libertà, quella autentica, nasce innanzitutto da e per noi stessi, cresce nelle nostre famiglie, si esprime nella nostra comunità e non esiste solo nel rispetto delle regole fine a sé stesso, ma anche nei valori che ci indicano una direzione” ha aggiunto il primo cittadino, prima di concludere rivolgendo lo sguardo al futuro della comunità premanese.

“Oggi, onorare la Festa della Liberazione significa proteggere questa libertà ogni giorno. Significa educare i nostri giovani ai valori della democrazia e del rispetto reciproco. La libertà non è una conquista definitiva, ma un giardino che va curato con costanza. Come scrisse Piero Calamadrei: “La libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.” Oggi respiriamo quell'aria a pieni polmoni. Impegniamoci affinché Premana resti sempre una comunità libera, unita e fiera della propria storia”.
A.Te.




















