Dagli Antifa cori inaccettabili che rievocano il terrorismo

La commemorazione di ieri si è svolta in un clima di grande dignità e compostezza: non si sono registrati saluti romani, né invocazioni del tipo “presente”, né la presenza di simboli politici. Erano esposte esclusivamente bandiere tricolori della Repubblica Italiana.
Nel corso della cerimonia è stato inoltre letto un passaggio del discorso di insediamento del maggio 1996 dell’onorevole Luciano Violante, già esponente del PCI, nel quale si richiamava il valore della riconciliazione nazionale e il rispetto anche nei confronti dei vinti. A distanza di quasi trent’anni, quel richiamo conserva tutta la sua attualità, nonostante vi sia ancora chi sembra voler tornare indietro.
La commemorazione si è quindi conclusa con l’osservanza di un minuto di silenzio.
A circa duecento metri di distanza, nel frattempo, gruppi di Antifa non autorizzati scandivano slogan offensivi. Riteniamo che non debba esserci alcuna ambiguità nei confronti della violenza e del rispetto delle regole. La violenza va condannata senza esitazioni: non devono esserci zone grigie. L’ANPI, AVS e le istituzioni prendano le distanze dai cori urlati ieri allo stadio dagli antagonisti. 
Non sono accettabili cori che rievocano il terrorismo italiano, come “10, 100, 1000 Acca Larentia, Ramelli assente”, né altre espressioni che alimentano l’odio politico, richiamando una stagione in cui, negli anni ’70, morirono decine di ragazzi. Si tratta di riferimenti a una delle pagine più drammatiche degli anni di piombo, come la strage di Acca Larentia, avvenuta a Roma, in cui furono uccisi tre giovani studenti. 
Arrivare a evocare, anche solo simbolicamente, la ripetizione di simili tragedie — a oltre quarant’anni di distanza — è profondamente inaccettabile e contrario ai principi fondamentali della convivenza civile. La violenza politica di quegli anni deve restare un monito, non un modello da richiamare o, peggio, da imitare.
Luca Caremi e Antonio Pasquini
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