PAROLE CHE PARLANO/278
Ombrello, parapioggia, paracqua
Visto che dobbiamo usare frequentemente l’ombrello, magari non facciamo caso al fatto che questo vocabolo ha in sé la parola ombra, che con la pioggia non ha molto a che vedere.
Il termine deriva infatti dal latino tardo umbracŭlum, composto da umbra, ombra, e dal suffisso
-culum, col significato di strumento. L’etimologia riflette pertanto la sua funzione originaria: proteggere dal sole, non dalla pioggia.
Solo in seguito, con l’evoluzione dei materiali e delle tecniche di produzione, l’ombrello divenne un accessorio versatile.
L’uso dell’ombrello, come protezione solare, risale all’antico Egitto e alla Mesopotamia, dove era simbolo di status sociale. In Europa, divenne popolare soprattutto in Francia e Inghilterra, come accessorio di moda. Inizialmente, non era in grado di proteggere dalla pioggia, ma nel 1622, in Italia, fu inventato il primo modello in tela cerata, pensato appositamente per riparare dalla pioggia. Ebbe, ovviamente, un successo immediato e si diffuse in tutta Europa.
Tuttavia, se volessimo essere pignoli (magari pedanti…), dovremmo usare il termine parapioggia, un composto italiano moderno, formato da para- (dal verbo parare, “difendere”) e ovviamente pioggia. Il termine sottolinea la funzione primaria: a differenza di ombrello, che evoca un’immagine più elegante e polifunzionale, parapioggia è diretto.
Tuttavia, l’uso di questo termine è decisamente meno comune di ombrello nell’italiano quotidiano, ma è utilizzato in contesti tecnici o commerciali per indicare specificamente gli ombrelli impermeabili.
In francese, la distinzione è netta e metodica: si usa parapluie per la pioggia e parasol per il sole. Al contrario, l'ombrello italiano si è dimostrato un “tuttofare pigro”: ha colonizzato il campo semantico della pioggia senza prendersi il disturbo di cambiare nome, continuando a evocare l'ombra anche sotto il più scrosciante dei temporali.
Infine, ecco paracqua, termine decisamente arcaico e desueto. Oggi sopravvive soprattutto in ambiti letterari o dialettali. L’etimologia è trasparente: indica uno strumento che “para l’acqua”. Era usato in passato per indicare sia gli ombrelli sia altri dispositivi per proteggersi dall’acqua, come i tetti o le coperture.





















