Lecco celebra il 1° maggio, con l'impegno per un lavoro 'sicuro e dignitoso'

Anche Lecco, come tante altre città italiane, ha celebrato questa mattina il 1° maggio, una festa ma anche e soprattutto un'occasione per ricordare chi nello svolgimento del proprio lavoro ha perso la vita, con il rinnovato impegno affinché, attraverso uno sforzo congiunto da parte di tutti, si arrivi finalmente ad azzerare il numero di infortuni, di qualsiasi tipo ed entità.
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Un momento, dunque, "profondamente civile", come ha sottolineato il vice sindaco Simona Piazza aprendo la cerimonia in scena come ogni anno di fronte al monumento in Largo Caleotto, alla presenza delle autorità locali, dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali e di qualche cittadino.
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"Quando non è sicuro, il lavoro smette di essere dignità e diventa ingiustizia", è stato il cuore del suo discorso, incentrato appunto sulla sicurezza quale "diritto e priorità assoluta, di certo non un costo né un ostacolo", per la quale "non bastano le leggi ma servono controlli capillari e una cultura diffusa della prevenzione". Toccato poi il tema della qualità del lavoro, per cui "tutti noi abbiamo la responsabilità di contribuire a un sistema più giusto contro forme di precarietà e sfruttamento, soprattutto in una realtà come Lecco che ne ha sempre fatto una parte integrante della propria cultura". "Ciò riguarda anche il modo in cui immaginiamo il futuro della nostra città: questa giornata non può limitarsi al ricordo, ma deve trasformarsi in impegno, impegno a vigilare, collaborare, costruire una comunità in cui lavorare non significa mai spezzare vite", ha concluso Simona Piazza.
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"Dal 2025 si è già registrato un +1,3% di infortuni. Ma dietro ai numeri ci sono persone - che non sono mai uno "zero virgola" -, ci sono famiglie, amici, una comunità intera, perciò le statistiche di per sé, qualsiasi esse siano, non reggono più: dobbiamo mettere fine a questa strage" ha affermato, poi, il presidente di ANMIL Lecco Gianfranco Longhi. "Siamo nel 2026, ma a dire il vero certe dinamiche non avevano senso di esistere neanche cento anni fa. L'Italia è già sotto la media europea, ma dobbiamo arrivare ad avere zero infortuni. E questo può essere possibile solo partendo dalla scuola, per far sì che i ragazzi entrino in azienda con la cultura della sicurezza. Poi, chiaramente, deve esserci una formazione vera e continua, deve esserci la consapevolezza di ciò che si sta facendo. C'è ancora tanto da fare. Anche per esempio nel mondo della giustizia, perché un infortunio non può essere trattato in tribunale come una lite di condominio o un qualsiasi altro reato, così come all'interno della stessa Inail, dove bisognerebbe rivedere le normative, come quella per cui dopo dieci anni un incidente "si cristallizza" e non vengono più considerati gli eventuali aggravamenti. Speriamo, allora, che quando ci ritroveremo qui tra un anno qualcosa sia cambiato. Solo così sarà veramente una festa".
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"Il lavoro è dignità, identità e partecipazione alla vita collettiva e sociale. Lo sappiamo bene in questo territorio, dove il lavoro è sempre stato centrale" ha proseguito il consigliere provinciale Antonio Pasquini, citando poi l'impegno dell'ente sovracomunale "nel rafforzare le politiche attive per il lavoro, nel sostenere i percorsi di inclusione e il collocamento mirato". "Nel lecchese non abbiamo grandi problemi occupazionali, ma condividiamo con il resto del Paese la sfida dei "Neet" (i giovani che non studiano e non hanno un impiego, ndr) e degli "invisibili". Dobbiamo riflettere soprattutto sulla qualità del lavoro e domandarci che tipo di lavoro stiamo costruendo, capire se garantisca dignità e sicurezza. Sicurezza che non può essere considerata un costo, perché è un diritto fondamentale, per cui serve formazione ma anche controlli. Dobbiamo inoltre affrontare le sfide del mercato di oggi che non garantisce più sicurezza e stabilità a tutti, accompagnando questi cambiamenti mettendo sempre al centro la dignità della persona" ha concluso, rivolgendo infine un pensiero particolare alle famiglie delle vittime e a coloro che quotidianamente si occupano delle persone più anziane e fragili, indicati come una categoria che merita una riflessione significativa in questo periodo storico.
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"L'infortunio mortale è il fallimento di tutte le politiche di prevenzione, è il fallimento di un'azienda, di un'organizzazione, e dunque di tutti noi che dovremmo garantire che tragedie di questo tipo non succedano più, perché non possono essere tollerate" ha riflettuto, ancora, Francesco Genna di ATS Brianza. "Ogni anno da questo monumento alle mie spalle mi giunge una domanda pressante: che cosa stiamo facendo oggi? Le dinamiche sono sempre quelle, dire che "non si sapeva" è assurdo. Le statistiche a volte sono fuorvianti, soprattutto quando si ha a che fare con numeri bassi, ma l'andamento regionale degli infortuni avvenuti senza il coinvolgimento di mezzi di lavoro parla di un aumento nel post Covid, a cui ha fatto seguito una discesa "dolce" fino ad arrivare, per la provincia di Lecco, a un -0,9%: una lieve flessione, che non può farci dire di essere contenti, anche perché sui casi gravi rimane una curva piatta. E per migliorare davvero serve una politica stabile, per cui è necessaria la partecipazione di tutti".
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"In questo ambito non esiste la fatalità, non ha senso parlare di "morti bianche"" ha affermato, a chiusura degli interventi, il Senatore Tino Magni, sottolineando a sua volta l'importanza della formazione e informazione portando quale esempio la dolorosa vicenda di Satnam Singh, il lavoratore agricolo indiano morto schiacciato da un trattore nel giugno 2024 nelle campagne della provincia di Latina e poi abbandonato agonizzante in strada. "In Italia abbiamo alcune tra le leggi migliori a livello europeo, ma vanno fatte applicare. Perché poi è facile piangere e indignarsi di fronte alle tragedie. Dobbiamo fare tutti un ulteriore passo in avanti, perché c'è anche un problema di governance per cui ognuno risponde e fa riferimento ai propri dati, anziché fare sistema. Dobbiamo lavorare in maniera collettiva per il bene comune, solo così potremo evitare di piangere altri morti".
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La cerimonia si è quindi avviata alla conclusione con l'ultimo sentito momento: la deposizione di una corona di alloro al monumento in onore degli invalidi e delle vittime del lavoro - opera di Pablo Atchugarry -, con la benedizione del Prevosto di Lecco Monsignor Bortolo Uberti.

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B.P.
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