Bellano: tra origami e preghiere nel segno della Pace
È stato un pomeriggio carico di emozione e significato quello vissuto ieri al Parco delle Rimembranze, dove la Comunità di Bellano si è ritrovata per un momento di preghiera dedicato alla pace.
Ad aprire l’incontro il parroco, don Emilio Sorte, che ha accolto i presenti invitandoli a vivere quell’istante come “un momento di gratitudine a Dio”, in cui persone provenienti da nazioni, culture e religioni diverse potessero sentirsi parte di un’unica grande famiglia.


Sotto lo stesso cielo, immersi nella natura — “il tempio che Dio ci ha affidato” — le voci si sono unite in una preghiera corale, semplice e profonda. A rendere ancora più forte questo messaggio di fratellanza, sono stati i richiami al documento firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, parole che hanno risuonato come un ponte tra popoli e fedi diverse.
Le letture tratte dalla preghiera di Papa Leone XIV, alternate a canti accompagnati dalla chitarra, hanno scandito il ritmo di un incontro intimo e condiviso, culminato nel messaggio per il disarmo rivolto al mondo intero.
Tra i momenti più toccanti, quello dei ragazzi della scuola secondaria di primo grado, che con pazienza e attenzione hanno realizzato delicate gru di carta. Appese ai rami "dell'albero della pace" o affidate alle mani dei presenti, queste piccole creazioni hanno trasformato il parco in un luogo ancora più suggestivo.
Le gru origami, leggere e silenziose, ondeggiavano nel vento come portatrici di un messaggio antico e sempre attuale. Nella loro storia — da simbolo di buona fortuna a segno universale di pace — si riflette il desiderio profondo dell’umanità di riconciliarsi. Ogni piega racconta un gesto, ogni forma custodisce un’intenzione: quella di costruire, con pazienza e cura, un mondo più giusto. In quel pomeriggio, non erano semplici decorazioni, ma piccoli sogni appesi ai rami, capaci di parlare al cuore di tutti.
Particolarmente significativo è stato anche il gesto proposto da don Emilio: scambiarsi un saluto, una stretta di mano, un sorriso. Un invito semplice, ma potente, che ha trasformato il parco in un intreccio di incontri, sguardi e relazioni, rendendo tangibile il senso di comunità.


A dare ulteriore voce alla pace, alcune donne provenienti da Bangladesh, Egitto e Tunisia, che frequentano un corso di italiano presso l’associazione San Vincenzo, hanno letto un messaggio nelle loro lingue e in italiano: parole diverse, ma unite da un unico desiderio.
E infine, come naturale conclusione di un pomeriggio condiviso, una merenda multietnica ha unito tutti attorno alla stessa tavola. Sapori, profumi e tradizioni si sono intrecciati in un momento di gioia semplice e autentica, dove le differenze non dividevano, ma arricchivano.
Un incontro che ha lasciato un segno, ricordando a ciascuno che la pace non è solo un ideale lontano, ma un gesto quotidiano, fatto di piccoli passi, di mani tese e — come quelle fragili e bellissime gru di carta — di speranza da custodire e far volare lontano.
Ad aprire l’incontro il parroco, don Emilio Sorte, che ha accolto i presenti invitandoli a vivere quell’istante come “un momento di gratitudine a Dio”, in cui persone provenienti da nazioni, culture e religioni diverse potessero sentirsi parte di un’unica grande famiglia.


Sotto lo stesso cielo, immersi nella natura — “il tempio che Dio ci ha affidato” — le voci si sono unite in una preghiera corale, semplice e profonda. A rendere ancora più forte questo messaggio di fratellanza, sono stati i richiami al documento firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, parole che hanno risuonato come un ponte tra popoli e fedi diverse.
Le letture tratte dalla preghiera di Papa Leone XIV, alternate a canti accompagnati dalla chitarra, hanno scandito il ritmo di un incontro intimo e condiviso, culminato nel messaggio per il disarmo rivolto al mondo intero.
Tra i momenti più toccanti, quello dei ragazzi della scuola secondaria di primo grado, che con pazienza e attenzione hanno realizzato delicate gru di carta. Appese ai rami "dell'albero della pace" o affidate alle mani dei presenti, queste piccole creazioni hanno trasformato il parco in un luogo ancora più suggestivo.
Le gru origami, leggere e silenziose, ondeggiavano nel vento come portatrici di un messaggio antico e sempre attuale. Nella loro storia — da simbolo di buona fortuna a segno universale di pace — si riflette il desiderio profondo dell’umanità di riconciliarsi. Ogni piega racconta un gesto, ogni forma custodisce un’intenzione: quella di costruire, con pazienza e cura, un mondo più giusto. In quel pomeriggio, non erano semplici decorazioni, ma piccoli sogni appesi ai rami, capaci di parlare al cuore di tutti.
Particolarmente significativo è stato anche il gesto proposto da don Emilio: scambiarsi un saluto, una stretta di mano, un sorriso. Un invito semplice, ma potente, che ha trasformato il parco in un intreccio di incontri, sguardi e relazioni, rendendo tangibile il senso di comunità.


A dare ulteriore voce alla pace, alcune donne provenienti da Bangladesh, Egitto e Tunisia, che frequentano un corso di italiano presso l’associazione San Vincenzo, hanno letto un messaggio nelle loro lingue e in italiano: parole diverse, ma unite da un unico desiderio.
E infine, come naturale conclusione di un pomeriggio condiviso, una merenda multietnica ha unito tutti attorno alla stessa tavola. Sapori, profumi e tradizioni si sono intrecciati in un momento di gioia semplice e autentica, dove le differenze non dividevano, ma arricchivano.
Un incontro che ha lasciato un segno, ricordando a ciascuno che la pace non è solo un ideale lontano, ma un gesto quotidiano, fatto di piccoli passi, di mani tese e — come quelle fragili e bellissime gru di carta — di speranza da custodire e far volare lontano.
M.A.




















