Bellano: a 'Radici' il Premio Francesco Arrigoni
Si è conclusa con l'emozione della condivisione la XIV edizione del Premio Francesco Arrigoni, assegnato quest'anno a Radici, la giovane realtà associativa di Bellano, sul Lago di Como, che si è distinta per l’impegno nel recupero e nella valorizzazione del territorio.

La cerimonia si è svolta lunedì 4 maggio 2026, ospiti di Pentole Agnelli, seguita da un aperitivo all'interno del Museo che racconta la storia dell’azienda, per poi spostarsi nella sala SAPS – Pentole Agnelli Cooking Lab di Lallio per la cena firmata da Mauro Elli, del ristorante Il Cantuccio di Albavilla (CO), amico di Francesco Arrigoni.
Il premio è stato consegnato da Antonella Colleoni, moglie del giornalista Francesco Arrigoni, insieme ai figli Dante e Gregorio. Il riconoscimento consiste in un contributo economico di 5.000 euro e di una scultura originale realizzata dagli allievi della Scuola d'Arti e Mestieri F. Ricchino di Rovato, simbolo del forte legame tra formazione e ‘saper fare’. I rappresentanti di Radici presenti alla consegna - Giacomo Fazzini, Tiziano Manzi e Luigi Gianola hanno espresso profonda gratitudine, sottolineando la valenza non solo simbolica ma pratica del premio.
"Ricevere questo premio ci onora profondamente" hanno dichiarato i rappresentanti di Radici. "Queste risorse ci permetteranno di dare ulteriore slancio al nostro lavoro in vigna, preservando un patrimonio che è identità e futuro del nostro territorio."
Tutela del paesaggio e produzione di qualità che rispecchia appieno i valori di integrità e passione che sono stati una costanza nel percorso di Francesco Arrigoni.
La motivazione della XVI edizione Premio Francesco Arrigoni
Il Premio, dedicato alla memoria della firma storica del giornalismo enogastronomico italiano, viene assegnato annualmente a progetti, persone o realtà che si distinguono per etica, visione e legame con la terra, mantenendo vivo il rigore professionale e l’umanità di Francesco. Il Lago di Como, il più profondo tra i laghi alpini, è anche quello che vede tuffarsi nelle sue acque le montagne più ripide. Soprattutto la sponda lecchese del Lario è contraddistinta da vette che sono palestre ideali per gli arrampicatori. Lo sono state anche per Francesco Arrigoni, giornalista enogastronomico per professione e grande appassionato di montagna e di scalate. Chi lo ha conosciuto sapeva quanto amasse quei luoghi e quanto fosse dispiaciuto nel constatare li progressivo abbandono del territorio agricolo e silvo-pastorale.
Perciò il Comitato ha deciso di assegnare la XIV edizione del Premio a lui dedicato all’Associazione Fondiaria Radici, attiva da poco più un anno a Bellano, sulla sponda orientale del lago. Riconosciute da Regione Lombardia nel 2019, le AS.FO. sono state istituite proprio con il preciso intento di contrastare l’abbandono di fondi, terreni e boschi. Radici è il primo esempio di associazionismo fondiario in provincia di Lecco.

In breve tempo, mettendo in sinergie le proprie competenze professionali, i sei soci fondatori sono riusciti ad aggregare attorno al progetto persone ed altre istituzioni. Piccoli proprietari terrieri che diversamente avrebbero modesto o nullo interesse nella gestione attiva dei fondi li hanno ceduti in comodato d’uso all’associazione. Sono due le iniziative già realizzate che vedono impegnati in un percorso formativo giovani studenti già diplomati o in procinto di terminare il corso di studi presso l’Istituto Tecnico Agrario Marco Polo a Colico.

A 750 metri, nella frazione di Vendrogno, su una balconata naturale vista lago, sono state piantate 1500 barbatelle di pinot nero che in prospettiva forniranno le uve per produrre il primo vino firmato dal’Associazione. Nel centro di Bellano è stato invece approntato un orto didattico dove un gruppo di ragazzi neodiplomati sta facendo esperienza lavorativa diretta nella coltivazione e produzione di ortaggi biologi che raggiungono anche le tavole di alcuni ristoranti del paese. Sono le prime iniziative di un progetto più complesso ed articolato che mira a coinvolgere sempre più persone per ristabilire quella filiera agricola-culturale-sociale che affonda le radici (appunto) nel territorio e nella sua storia. Il Comitato è lieto di sostenerla fattivamente elargendo all’Associazione il Premio Francesco Arrigoni 2026.
FRANCESCO ARRIGONI
Giornalista bergamasco di schiena dritta, morto improvvisamente a 52 anni, ha avuto una vita breve ma ha saputo riempirla di cose buone e giuste.
Allievo di Luigi Veronelli, fondatore e direttore del Seminario Veronelli, è passato alle pagine del Gambero rosso e poi, negli ultimi dieci anni, a quelle del Corriere della Sera.
Ha scritto di vini e cibi non per hobby ma per profonda passione e competenza: è stato cuoco, ha lavorato le vigne.Come molti di quelli che amano la terra (iniziale maiuscola o minuscola, a piacere) ha coltivato una visione etica.
Lo accompagnava la fama di avere un brutto carattere, condivisa con quelli che hanno un carattere che brutto non è, ma forte, serio, allergico a lusinghe e tentazioni, contrario a mode, sguaiataggini e violazioni assai frequenti nel mondo del mangiare e bere.
Non gli piaceva stare in prima fila sotto i riflettori, piuttosto in un angolo, ma illuminato dalla sua competenza e coerenza, oltre che dalla stima degli addetti ai lavori.

La cerimonia si è svolta lunedì 4 maggio 2026, ospiti di Pentole Agnelli, seguita da un aperitivo all'interno del Museo che racconta la storia dell’azienda, per poi spostarsi nella sala SAPS – Pentole Agnelli Cooking Lab di Lallio per la cena firmata da Mauro Elli, del ristorante Il Cantuccio di Albavilla (CO), amico di Francesco Arrigoni.
Il premio è stato consegnato da Antonella Colleoni, moglie del giornalista Francesco Arrigoni, insieme ai figli Dante e Gregorio. Il riconoscimento consiste in un contributo economico di 5.000 euro e di una scultura originale realizzata dagli allievi della Scuola d'Arti e Mestieri F. Ricchino di Rovato, simbolo del forte legame tra formazione e ‘saper fare’. I rappresentanti di Radici presenti alla consegna - Giacomo Fazzini, Tiziano Manzi e Luigi Gianola hanno espresso profonda gratitudine, sottolineando la valenza non solo simbolica ma pratica del premio.

Tutela del paesaggio e produzione di qualità che rispecchia appieno i valori di integrità e passione che sono stati una costanza nel percorso di Francesco Arrigoni.
La motivazione della XVI edizione Premio Francesco Arrigoni
Il Premio, dedicato alla memoria della firma storica del giornalismo enogastronomico italiano, viene assegnato annualmente a progetti, persone o realtà che si distinguono per etica, visione e legame con la terra, mantenendo vivo il rigore professionale e l’umanità di Francesco. Il Lago di Como, il più profondo tra i laghi alpini, è anche quello che vede tuffarsi nelle sue acque le montagne più ripide. Soprattutto la sponda lecchese del Lario è contraddistinta da vette che sono palestre ideali per gli arrampicatori. Lo sono state anche per Francesco Arrigoni, giornalista enogastronomico per professione e grande appassionato di montagna e di scalate. Chi lo ha conosciuto sapeva quanto amasse quei luoghi e quanto fosse dispiaciuto nel constatare li progressivo abbandono del territorio agricolo e silvo-pastorale.
Perciò il Comitato ha deciso di assegnare la XIV edizione del Premio a lui dedicato all’Associazione Fondiaria Radici, attiva da poco più un anno a Bellano, sulla sponda orientale del lago. Riconosciute da Regione Lombardia nel 2019, le AS.FO. sono state istituite proprio con il preciso intento di contrastare l’abbandono di fondi, terreni e boschi. Radici è il primo esempio di associazionismo fondiario in provincia di Lecco.
In breve tempo, mettendo in sinergie le proprie competenze professionali, i sei soci fondatori sono riusciti ad aggregare attorno al progetto persone ed altre istituzioni. Piccoli proprietari terrieri che diversamente avrebbero modesto o nullo interesse nella gestione attiva dei fondi li hanno ceduti in comodato d’uso all’associazione. Sono due le iniziative già realizzate che vedono impegnati in un percorso formativo giovani studenti già diplomati o in procinto di terminare il corso di studi presso l’Istituto Tecnico Agrario Marco Polo a Colico.
A 750 metri, nella frazione di Vendrogno, su una balconata naturale vista lago, sono state piantate 1500 barbatelle di pinot nero che in prospettiva forniranno le uve per produrre il primo vino firmato dal’Associazione. Nel centro di Bellano è stato invece approntato un orto didattico dove un gruppo di ragazzi neodiplomati sta facendo esperienza lavorativa diretta nella coltivazione e produzione di ortaggi biologi che raggiungono anche le tavole di alcuni ristoranti del paese. Sono le prime iniziative di un progetto più complesso ed articolato che mira a coinvolgere sempre più persone per ristabilire quella filiera agricola-culturale-sociale che affonda le radici (appunto) nel territorio e nella sua storia. Il Comitato è lieto di sostenerla fattivamente elargendo all’Associazione il Premio Francesco Arrigoni 2026.
FRANCESCO ARRIGONI
Giornalista bergamasco di schiena dritta, morto improvvisamente a 52 anni, ha avuto una vita breve ma ha saputo riempirla di cose buone e giuste.
Allievo di Luigi Veronelli, fondatore e direttore del Seminario Veronelli, è passato alle pagine del Gambero rosso e poi, negli ultimi dieci anni, a quelle del Corriere della Sera.
Ha scritto di vini e cibi non per hobby ma per profonda passione e competenza: è stato cuoco, ha lavorato le vigne.Come molti di quelli che amano la terra (iniziale maiuscola o minuscola, a piacere) ha coltivato una visione etica.
Lo accompagnava la fama di avere un brutto carattere, condivisa con quelli che hanno un carattere che brutto non è, ma forte, serio, allergico a lusinghe e tentazioni, contrario a mode, sguaiataggini e violazioni assai frequenti nel mondo del mangiare e bere.
Non gli piaceva stare in prima fila sotto i riflettori, piuttosto in un angolo, ma illuminato dalla sua competenza e coerenza, oltre che dalla stima degli addetti ai lavori.




















