C’è bisogno di una politica che si differenzi e che guardi oltre l’orizzonte del Resegone
Una manciata di giorni, quindici per l’esattezza, separa le campagne elettorali dal voto amministrativo di alcuni comuni lecchesi e del referendum a Colico: si vota se stare con la Provincia di Lecco oppure passare con quella di Sondrio. Se n’è parlato poco. L’esito determinerà il futuro della Provincia di Lecco.
L’attenzione è centrata su Lecco. Da alcuni giorni, nel Capoluogo, compaiono, come falconieri, personaggi di provenienti da Caput mundi che, affacciandosi sulle rive del lago e del fiume, si lasciano affascinare dallo incipit manzoniano di antica memoria, scordandosi delle opere sospese da anni, anzi decenni.
I falconieri fanno parte della messa in scena, sono solo apparenze retoriche, che nulla aggiungono ai bisogni strutturali di questa città, servono soltanto a far suonare le ‘palline’ dell’albero di questa campagna elettorale molto oratoriana, poco politica e per nulla laica (non compare mai il sostantivo cittadino).
Gli oratori, con le loro maglie colorate, si sono aperti alla città, chi con un colore, chi con un altro. Anche i bambini, di sabato, insieme ai cani, con le loro magliette si diramano nelle strade portando la ‘nuova novella’.
È una campagna che sa molto di associazionismo e poco di politica. L’importante è presentarsi come il buon sammaritano che si sta impegnando per il bene delle persone - non dei cittadini. Tutti sono avvolti da uno spirito di servizio. Nessuno mette in discussione le figure dei candidati sindaci e consiglieri: hanno tutti un bel curricolo. Va riconosciuto l’impegno dei cittadini che, con dignità e convinzione, con la loro maglietta distribuiscono diligentemente l’opuscolo, il fascicoletto. C’è voglia di partecipare. Queste liste assomigliano di più ad associazioni civiche.
Nell’ascoltare i programmi si coglie un argomentare similare delle parti. È un approccio minimalistico e di buon senso. C’è chi è un po’ più pragmatico, chi è più moralista, chi cerca l’ispirazione manzoniana, chi valorizza il quartiere, chi il ponte, chi la viabilità. Tutti dicono tendenzialmente le stesse cose, evidenziando piccoli distinguo: “ chiudo il ponte vecchio”; “no, lo apro in doppia viabilità”; “ oppure, lo apro a due corsie in uscita”; “ invece per la sicurezza “voglio più zone rosse”; oppure, ” voglio i vigili di quartiere” “ o, voglio i presidi di vicinato”.
La campagna ruota attorno a queste questioni ovvie. È difficile ascoltare un ragionamento più articolato di prospettiva e di lunga visione. Come non ricordare le lunghe oratorie di alcuni personaggi della prima repubblica appartenenti ai vecchi partiti storici con la loro retorica e appartenenza di partito e i calorosi avverbi iperbolici delle opposizioni, che si sono sentiti anche all’inizio della nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno dei comuni. Si potevano ascoltare ‘fumose’ argomentazioni e rappresentazioni del futuro di questa città.
Negli ultimi anni, il ragionare politico è mutato in minimalismo. Non senti frullare nelle loro parole e nell’argomentare le differenze, le visioni. Tutti vogliono una città sicura, pulita con i servizi alle persone –cittadini: è scontato, ma non basta.
È come essere al supermercato: si trovano vari prodotti ma è difficile distinguerne i sapori. La pera ha lo stesso gusto della mela; se si chiudono gli occhi e si assaggia l’albicocca non si distingue dalla prugna.
Anche le associazioni imprenditoriali, del commercio, delle professioni sono corte di proposte, suggerimenti: vedono soltanto, come direbbe il vecchio Guicciardini, il loro piccolo ‘particulare’ . C’è bisogno di una politica che si differenzi e che guardi oltre l’orizzonte del Resegone.
L’attenzione è centrata su Lecco. Da alcuni giorni, nel Capoluogo, compaiono, come falconieri, personaggi di provenienti da Caput mundi che, affacciandosi sulle rive del lago e del fiume, si lasciano affascinare dallo incipit manzoniano di antica memoria, scordandosi delle opere sospese da anni, anzi decenni.
I falconieri fanno parte della messa in scena, sono solo apparenze retoriche, che nulla aggiungono ai bisogni strutturali di questa città, servono soltanto a far suonare le ‘palline’ dell’albero di questa campagna elettorale molto oratoriana, poco politica e per nulla laica (non compare mai il sostantivo cittadino).
Gli oratori, con le loro maglie colorate, si sono aperti alla città, chi con un colore, chi con un altro. Anche i bambini, di sabato, insieme ai cani, con le loro magliette si diramano nelle strade portando la ‘nuova novella’.
È una campagna che sa molto di associazionismo e poco di politica. L’importante è presentarsi come il buon sammaritano che si sta impegnando per il bene delle persone - non dei cittadini. Tutti sono avvolti da uno spirito di servizio. Nessuno mette in discussione le figure dei candidati sindaci e consiglieri: hanno tutti un bel curricolo. Va riconosciuto l’impegno dei cittadini che, con dignità e convinzione, con la loro maglietta distribuiscono diligentemente l’opuscolo, il fascicoletto. C’è voglia di partecipare. Queste liste assomigliano di più ad associazioni civiche.
Nell’ascoltare i programmi si coglie un argomentare similare delle parti. È un approccio minimalistico e di buon senso. C’è chi è un po’ più pragmatico, chi è più moralista, chi cerca l’ispirazione manzoniana, chi valorizza il quartiere, chi il ponte, chi la viabilità. Tutti dicono tendenzialmente le stesse cose, evidenziando piccoli distinguo: “ chiudo il ponte vecchio”; “no, lo apro in doppia viabilità”; “ oppure, lo apro a due corsie in uscita”; “ invece per la sicurezza “voglio più zone rosse”; oppure, ” voglio i vigili di quartiere” “ o, voglio i presidi di vicinato”.
La campagna ruota attorno a queste questioni ovvie. È difficile ascoltare un ragionamento più articolato di prospettiva e di lunga visione. Come non ricordare le lunghe oratorie di alcuni personaggi della prima repubblica appartenenti ai vecchi partiti storici con la loro retorica e appartenenza di partito e i calorosi avverbi iperbolici delle opposizioni, che si sono sentiti anche all’inizio della nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno dei comuni. Si potevano ascoltare ‘fumose’ argomentazioni e rappresentazioni del futuro di questa città.
Negli ultimi anni, il ragionare politico è mutato in minimalismo. Non senti frullare nelle loro parole e nell’argomentare le differenze, le visioni. Tutti vogliono una città sicura, pulita con i servizi alle persone –cittadini: è scontato, ma non basta.
È come essere al supermercato: si trovano vari prodotti ma è difficile distinguerne i sapori. La pera ha lo stesso gusto della mela; se si chiudono gli occhi e si assaggia l’albicocca non si distingue dalla prugna.
Anche le associazioni imprenditoriali, del commercio, delle professioni sono corte di proposte, suggerimenti: vedono soltanto, come direbbe il vecchio Guicciardini, il loro piccolo ‘particulare’ . C’è bisogno di una politica che si differenzi e che guardi oltre l’orizzonte del Resegone.
Dr. Enrico Magni, Psicologo, criminologo, giornalista




















