In viaggio a tempo indeterminato/429: primo impatto con l'Argentina
Dormire nel baule di una macchina non rappresenta di certo l'idea che avevo di comodità. E infatti la schiena non l'ha presa benissimo.
Ma per esplorare la zona nord dell'Argentina un mezzo di trasporto nostro ci sembrava l'opzione migliore.
Così abbiamo noleggiato un'auto a Salta, la città più grande in questa parte di Paese che, tra l'altro, è immenso. Mentre aspettavamo di ritirare il bolide che ci avrebbe accompagnato nelle scorribande dei giorni successivi, ci siamo dedicati ad acclimatarci in Argentina. Abbiamo cercato di capire come funzionassero le questioni "base": cibo, cambio soldi, lingua, atmosfera generale...
Venendo da mesi di viaggio in Ecuador, Perù e Bolivia, l'Argentina ci è sembrata subito molto diversa, ma anche molto più simile a un Paese che conosciamo bene: l'Italia!
Ma andiamo per ordine con le prime questioni.
Il cibo l'ho messo al primo posto della lista e non per caso. Credo non dimenticheremo mai il nostro primo pasto argentino, uno dei più calorici mai fatti in vita nostra (e siamo stati 1 mese in Sicilia lo scorso anno!).
Già dal menù esposto su una lavagna fuori dal ristorante, avevamo capito che avremmo messo a dura prova i nostri stomaci abituati ormai da tempo a riso, pollo, fagioli. Ravioli con il pollo, carne di qualunque tipo grigliata, polenta, gnocchi (scritti all'argentina quindi "ñoquis") e poi un elenco di quelli che sembravano aggettivi più che piatti: napolitana, sorrentino, milanese...
Ma quello a cui non eravamo realmente preparati era la dimensione di questi piatti. Porzioni sovrumane, immense, giganti. Pietanze talmente pesanti da farmi dubitare sulla resistenza dei poveri piatti di porcellana. E tutto quel popò di leccornie, comprese patatine, insalata, parmigiano e sugo, doveva entrare nei nostri stomaci. Spoiler: siamo sopravvissuti ma ancora devo capire come!

Dopo aver capito che in Argentina con il cibo non si scherza affatto, siamo passati alla seconda questione dell'elenco: cambio soldi.
Nella sua storia più recente, questo Paese è diventato tristemente famoso per la folle inflazione. Negli anni ’80 si arrivò addirittura all’iperinflazione: i prezzi aumentavano così velocemente che il denaro perdeva valore nel giro di pochi giorni. Dopo una fase più stabile nei primi anni 2000, l’inflazione è tornata molto alta negli ultimi anni, superando spesso il 100% annuo.
Un esempio mi ha stupito moltissimo ma rende bene l'idea. Un caffè al bar nel 2022 poteva costare circa 300 pesos argentini. Nel 2024 lo stesso caffè poteva arrivare a oltre 3.000 pesos.
Questo significa che, in poco tempo, il prezzo è aumentato di circa dieci volte.
Questa perdita di valore repentina del denaro, ha fatto sì che moltissimi argentini decidessero di convertire i loro risparmi da pesos a monete più stabili, come il dollaro. Questa ha ovviamente portato a svalutare ulteriormente la moneta locale ma anche fatto sì che nascesse un sistema di cambio valute non ufficiale ma decisamente più vantaggioso. Blue dollar, è chiamato così il tasso di cambio del mercato nero. E fino a qualche anno fa la differenza era molto elevata per fare fronte a limiti e controlli imposti dal governo argentino. Oggi invece è davvero minima, ma se si possiedono banconote da 50$ resta ancora un buon modo per ottenere qualche pesos in più. Noi avevamo a disposizione solo banconote da 20$ che non piacevano particolarmente ai signori appostati sotto i portici nella piazza di Salta. Quindi non abbiamo ottenuto un tasso molto favorevole.

Veniamo ora alla questione lingua, che poi è collegata strettamente all'atmosfera generale. La lingua ufficiale in Argentina è lo spagnolo ma l'accento argentino è qualcosa di unico e inconfondibile.
Al di là della velocità con cui si parla, è la pronuncia della “ll” e della “y” ad essere bizzarra. Spesso suona come “sc” o “sh” quindi “calle” che nel resto dei Paesi di lingua spagnola si pronuncia come "caye" in Argentina diventa “casce” o “cashe”.
Anche l’intonazione è differente perché ricorda un po’ l’italiano. Questo è dovuto alla forte immigrazione avvenuta tra Ottocento e Novecento. Ma di questo parleremo più avanti.
Non so se sia l'accento, ma gli argentini che abbiamo incontrato, fin dall'inizio, ci sono sembrati molto simpatici, autoironici e allegri. Il che ci ha fatto molto riflettere, vista la costante instabilità finanziaria in cui vivono.
A volte è davvero l'attitudine con cui si affrontano i problemi a fare la differenza.
Ma siamo solo all'inizio della nostra conoscenza di questo Paese. Vedremo se andando avanti si confermerà questa prima impressione.
Ma per esplorare la zona nord dell'Argentina un mezzo di trasporto nostro ci sembrava l'opzione migliore.
Così abbiamo noleggiato un'auto a Salta, la città più grande in questa parte di Paese che, tra l'altro, è immenso. Mentre aspettavamo di ritirare il bolide che ci avrebbe accompagnato nelle scorribande dei giorni successivi, ci siamo dedicati ad acclimatarci in Argentina. Abbiamo cercato di capire come funzionassero le questioni "base": cibo, cambio soldi, lingua, atmosfera generale...
Venendo da mesi di viaggio in Ecuador, Perù e Bolivia, l'Argentina ci è sembrata subito molto diversa, ma anche molto più simile a un Paese che conosciamo bene: l'Italia!
Ma andiamo per ordine con le prime questioni.
Il cibo l'ho messo al primo posto della lista e non per caso. Credo non dimenticheremo mai il nostro primo pasto argentino, uno dei più calorici mai fatti in vita nostra (e siamo stati 1 mese in Sicilia lo scorso anno!).
Già dal menù esposto su una lavagna fuori dal ristorante, avevamo capito che avremmo messo a dura prova i nostri stomaci abituati ormai da tempo a riso, pollo, fagioli. Ravioli con il pollo, carne di qualunque tipo grigliata, polenta, gnocchi (scritti all'argentina quindi "ñoquis") e poi un elenco di quelli che sembravano aggettivi più che piatti: napolitana, sorrentino, milanese...
Ma quello a cui non eravamo realmente preparati era la dimensione di questi piatti. Porzioni sovrumane, immense, giganti. Pietanze talmente pesanti da farmi dubitare sulla resistenza dei poveri piatti di porcellana. E tutto quel popò di leccornie, comprese patatine, insalata, parmigiano e sugo, doveva entrare nei nostri stomaci. Spoiler: siamo sopravvissuti ma ancora devo capire come!

Dopo aver capito che in Argentina con il cibo non si scherza affatto, siamo passati alla seconda questione dell'elenco: cambio soldi.
Nella sua storia più recente, questo Paese è diventato tristemente famoso per la folle inflazione. Negli anni ’80 si arrivò addirittura all’iperinflazione: i prezzi aumentavano così velocemente che il denaro perdeva valore nel giro di pochi giorni. Dopo una fase più stabile nei primi anni 2000, l’inflazione è tornata molto alta negli ultimi anni, superando spesso il 100% annuo.
Un esempio mi ha stupito moltissimo ma rende bene l'idea. Un caffè al bar nel 2022 poteva costare circa 300 pesos argentini. Nel 2024 lo stesso caffè poteva arrivare a oltre 3.000 pesos.
Questo significa che, in poco tempo, il prezzo è aumentato di circa dieci volte.
Questa perdita di valore repentina del denaro, ha fatto sì che moltissimi argentini decidessero di convertire i loro risparmi da pesos a monete più stabili, come il dollaro. Questa ha ovviamente portato a svalutare ulteriormente la moneta locale ma anche fatto sì che nascesse un sistema di cambio valute non ufficiale ma decisamente più vantaggioso. Blue dollar, è chiamato così il tasso di cambio del mercato nero. E fino a qualche anno fa la differenza era molto elevata per fare fronte a limiti e controlli imposti dal governo argentino. Oggi invece è davvero minima, ma se si possiedono banconote da 50$ resta ancora un buon modo per ottenere qualche pesos in più. Noi avevamo a disposizione solo banconote da 20$ che non piacevano particolarmente ai signori appostati sotto i portici nella piazza di Salta. Quindi non abbiamo ottenuto un tasso molto favorevole.

Veniamo ora alla questione lingua, che poi è collegata strettamente all'atmosfera generale. La lingua ufficiale in Argentina è lo spagnolo ma l'accento argentino è qualcosa di unico e inconfondibile.
Al di là della velocità con cui si parla, è la pronuncia della “ll” e della “y” ad essere bizzarra. Spesso suona come “sc” o “sh” quindi “calle” che nel resto dei Paesi di lingua spagnola si pronuncia come "caye" in Argentina diventa “casce” o “cashe”.
Anche l’intonazione è differente perché ricorda un po’ l’italiano. Questo è dovuto alla forte immigrazione avvenuta tra Ottocento e Novecento. Ma di questo parleremo più avanti.
Non so se sia l'accento, ma gli argentini che abbiamo incontrato, fin dall'inizio, ci sono sembrati molto simpatici, autoironici e allegri. Il che ci ha fatto molto riflettere, vista la costante instabilità finanziaria in cui vivono.
A volte è davvero l'attitudine con cui si affrontano i problemi a fare la differenza.
Ma siamo solo all'inizio della nostra conoscenza di questo Paese. Vedremo se andando avanti si confermerà questa prima impressione.
Angela (e Paolo)





















