Lecco: in un libro la 'guerra' della pandemia da Covid-19
L'autrice (o l'autore?) non era in sala. O forse sì. Ma di certo non rispondeva, all'anagrafe, al nome di Irene Battaglia. Che dentro di sé contiene un ossimoro - Irene deriva infatti dal greco antico, significa "pace" - e che campeggia sulla copertina del libro di New Press Edizioni pubblicato sulla base di un manoscritto giunto alla sezione lecchese dell'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra (ANMIG), unita in una sorta di "gemellaggio" con quella di Modena.

"Silenzio innaturale" il titolo del volume, presentato nel tardo pomeriggio di ieri presso l'Aula magna dell'Ospedale Manzoni di Lecco e concepito come un'intensa riflessione dal punto di vista di una dottoressa sull'esperienza del Covid-19, interpretata come una vera e propria "guerra" – esattamente come quelle del Novecento dalle quali, di fatto, è nata l'attività di ANMIG – capace di far affiorare fragilità, paure e responsabilità collettive.

Del resto quella della pandemia, che ha duramente colpito anche il nostro territorio e i suoi presidi ospedalieri, è stata una situazione del tutto inedita per chiunque, nel momento in cui si è presentata, e in quanto tale "non eravamo preparati ad affrontarla, non tanto nella sanità quanto proprio a livello generale". Parole, queste ultime, dell'attuale Prefetto di Lecco Paolo Ponta, intervenuto all'iniziativa di ieri per un saluto introduttivo (così come il direttore socio-sanitario dell'ASST Gianluca Peschi) con un plauso particolare per l'ANMIG guidata dal presidente Mauro Bonfanti (che qualcuno "sospetta" sia l'autore del libro...), "che ha dimostrato di essere una realtà proiettata al futuro e non solo ancorata al passato".

"L'esperienza del Covid ha insegnato tanto a tutti, compresi noi rappresentanti delle Istituzioni" ha proseguito Sua Eccellenza. "Ora dobbiamo mantenere gli occhi aperti e non dimenticare quelle lezioni, rispettando gli operatori della sanità e degli enti locali che allora venivano definiti "angeli" mentre oggi, a volte, sono destinatari di atteggiamenti di pretesa, se non addirittura di violenza".

La presentazione del libro - con prefazione della giornalista Giovanna Botteri, che sei anni fa forniva puntuali e importanti aggiornamenti dalla Cina, a ogni ora del giorno e della notte - è quindi entrata nel vivo con le prime emozionanti letture affidate all'attore Dario Sansalone, che hanno fatto emergere un racconto realistico e profondamente umano, in cui vengono ricordati il sacrificio degli operatori sanitari, il dramma delle scelte nei momenti di emergenza e le tante forme di eroismo quotidiano.

A partire dai primissimi giorni dell'emergenza, un momento di sospensione e confusione anche per gli stessi professionisti, che però hanno mostrato fin da subito tutta la loro voglia di combattere per chi stava soffrendo. E poi un'altra "tappa" cruciale, quella che ha coinciso con la chiusura delle scuole in tutta Italia, "un fatto straordinario perché l'istruzione era sempre proseguita pure in tempi di guerra", come ha sottolineato il professor Domenico Squillace che nel 2020 era preside del noto Liceo Volta di Milano.

"Forse ci siamo già dimenticati quanto la pandemia, nelle sue fasi più critiche, abbia cambiato le abitudini e lo stile di vita di tante persone. C'è chi ha sofferto la segregazione, ci sono medici che hanno dovuto salutare le loro famiglie per lunghi periodi per preservarle dal contagio e che, in ospedale, dovevano anche affrontare il dolore di comunicare con i parenti dei malati, oltre che di scegliere chi curare e chi no" ha proseguito Mauro Bonfanti, introducendo così l'emozionante ricordo condiviso dalla dottoressa Stefania Piconi, direttrice della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell'ASST di Lecco (dove è approdata proprio nei giorni dell'esplosione dell'emergenza Covid).

"Tra le prime persone che ho incontrato qui, tra i corridoi di un ospedale di cui non conoscevo niente e nessuno, ricordo una farmacista che mi ha detto: "Non abbiamo più farmaci". Le ho risposto solo che avremmo trovato una soluzione" ha raccontato. "La verità è che il lockdown ha rappresentato una fase di grande coraggio per tutta l'Italia. Quando dall'Inghilterra è arrivata la seconda ondata, con la variante Delta, si è quasi "preso in giro" il nostro Paese per le tante restrizioni, ma in realtà quello è stato un momento molto aulico del nostro popolo. A un certo punto il professor Mario Tavola (allora Primario di Anestesia e Rianimazione, ndr) mi ha chiesto di parlare qui in Aula magna, ma anche noi medici non sapevamo niente di ciò che stava succedendo, dalla Cina avevamo pochissime informazioni. E infatti abbiamo gestito male l'informazione, lasciando troppo spazio a gente non del mestiere. Nella mia carriera ho vissuto anche l'epidemia dell'HIV: quella aveva coinvolto i giovani, mentre la pandemia del 2020 ha colpito soprattutto i "nonni". La negazione del Covid ci ha fatto male, ci fa ancora tanto male, perché voleva dire cancellare un sforzo immenso. Che io mi auguro di non rivivere mai più".

Immancabile inoltre un cenno, da parte della dottoressa, al "nuovo" Hantavirus: "Può spaventare, sì, perché ha caratteristiche di cattiveria. Ma non sarà mai come il Covid, che è arrivato senza che lo sapessimo. La differenza, ora, è che sappiamo, siamo preparati".

Infine la chiosa a cura di don Raffaele Anfossi, nel 2020 in servizio presso l'Ospedale Manzoni: "Due immagini mi hanno più colpito allora: l'insolito silenzio nella hall del nosocomio, in pieno giorno, e la fila di bare nella cappella, insieme ad altri corpi senza vita posti semplicemente in sacchi. Il Covid ha reso i defunti inumani, ha tolto la dignità a molti. Ma in quel periodo, anche tra queste mura, si è riscoperto il vero senso del curare, dello stare accanto, dell'accompagnare alla morte nel modo migliore possibile, anche con gli strumenti digitali necessari per accorciare le distanze. Del resto l'ospedale, proprio per etimologia, è un luogo che ospita".

Anche per questo - ed ecco qui il messaggio più importante di "Silenzio innaturale" - la pandemia deve essere ancora oggi, soprattutto oggi, un monito per il futuro. Promuovendo valori di solidarietà, pace e impegno civile, nella convinzione che solo una rinnovata responsabilità condivisa possa trasformare quella crisi in un'occasione di crescita e rinnovamento.

"Silenzio innaturale" il titolo del volume, presentato nel tardo pomeriggio di ieri presso l'Aula magna dell'Ospedale Manzoni di Lecco e concepito come un'intensa riflessione dal punto di vista di una dottoressa sull'esperienza del Covid-19, interpretata come una vera e propria "guerra" – esattamente come quelle del Novecento dalle quali, di fatto, è nata l'attività di ANMIG – capace di far affiorare fragilità, paure e responsabilità collettive.

Del resto quella della pandemia, che ha duramente colpito anche il nostro territorio e i suoi presidi ospedalieri, è stata una situazione del tutto inedita per chiunque, nel momento in cui si è presentata, e in quanto tale "non eravamo preparati ad affrontarla, non tanto nella sanità quanto proprio a livello generale". Parole, queste ultime, dell'attuale Prefetto di Lecco Paolo Ponta, intervenuto all'iniziativa di ieri per un saluto introduttivo (così come il direttore socio-sanitario dell'ASST Gianluca Peschi) con un plauso particolare per l'ANMIG guidata dal presidente Mauro Bonfanti (che qualcuno "sospetta" sia l'autore del libro...), "che ha dimostrato di essere una realtà proiettata al futuro e non solo ancorata al passato".

"L'esperienza del Covid ha insegnato tanto a tutti, compresi noi rappresentanti delle Istituzioni" ha proseguito Sua Eccellenza. "Ora dobbiamo mantenere gli occhi aperti e non dimenticare quelle lezioni, rispettando gli operatori della sanità e degli enti locali che allora venivano definiti "angeli" mentre oggi, a volte, sono destinatari di atteggiamenti di pretesa, se non addirittura di violenza".

La presentazione del libro - con prefazione della giornalista Giovanna Botteri, che sei anni fa forniva puntuali e importanti aggiornamenti dalla Cina, a ogni ora del giorno e della notte - è quindi entrata nel vivo con le prime emozionanti letture affidate all'attore Dario Sansalone, che hanno fatto emergere un racconto realistico e profondamente umano, in cui vengono ricordati il sacrificio degli operatori sanitari, il dramma delle scelte nei momenti di emergenza e le tante forme di eroismo quotidiano.

A partire dai primissimi giorni dell'emergenza, un momento di sospensione e confusione anche per gli stessi professionisti, che però hanno mostrato fin da subito tutta la loro voglia di combattere per chi stava soffrendo. E poi un'altra "tappa" cruciale, quella che ha coinciso con la chiusura delle scuole in tutta Italia, "un fatto straordinario perché l'istruzione era sempre proseguita pure in tempi di guerra", come ha sottolineato il professor Domenico Squillace che nel 2020 era preside del noto Liceo Volta di Milano.

"Forse ci siamo già dimenticati quanto la pandemia, nelle sue fasi più critiche, abbia cambiato le abitudini e lo stile di vita di tante persone. C'è chi ha sofferto la segregazione, ci sono medici che hanno dovuto salutare le loro famiglie per lunghi periodi per preservarle dal contagio e che, in ospedale, dovevano anche affrontare il dolore di comunicare con i parenti dei malati, oltre che di scegliere chi curare e chi no" ha proseguito Mauro Bonfanti, introducendo così l'emozionante ricordo condiviso dalla dottoressa Stefania Piconi, direttrice della Struttura Complessa di Malattie Infettive dell'ASST di Lecco (dove è approdata proprio nei giorni dell'esplosione dell'emergenza Covid).

"Tra le prime persone che ho incontrato qui, tra i corridoi di un ospedale di cui non conoscevo niente e nessuno, ricordo una farmacista che mi ha detto: "Non abbiamo più farmaci". Le ho risposto solo che avremmo trovato una soluzione" ha raccontato. "La verità è che il lockdown ha rappresentato una fase di grande coraggio per tutta l'Italia. Quando dall'Inghilterra è arrivata la seconda ondata, con la variante Delta, si è quasi "preso in giro" il nostro Paese per le tante restrizioni, ma in realtà quello è stato un momento molto aulico del nostro popolo. A un certo punto il professor Mario Tavola (allora Primario di Anestesia e Rianimazione, ndr) mi ha chiesto di parlare qui in Aula magna, ma anche noi medici non sapevamo niente di ciò che stava succedendo, dalla Cina avevamo pochissime informazioni. E infatti abbiamo gestito male l'informazione, lasciando troppo spazio a gente non del mestiere. Nella mia carriera ho vissuto anche l'epidemia dell'HIV: quella aveva coinvolto i giovani, mentre la pandemia del 2020 ha colpito soprattutto i "nonni". La negazione del Covid ci ha fatto male, ci fa ancora tanto male, perché voleva dire cancellare un sforzo immenso. Che io mi auguro di non rivivere mai più".

Immancabile inoltre un cenno, da parte della dottoressa, al "nuovo" Hantavirus: "Può spaventare, sì, perché ha caratteristiche di cattiveria. Ma non sarà mai come il Covid, che è arrivato senza che lo sapessimo. La differenza, ora, è che sappiamo, siamo preparati".

Infine la chiosa a cura di don Raffaele Anfossi, nel 2020 in servizio presso l'Ospedale Manzoni: "Due immagini mi hanno più colpito allora: l'insolito silenzio nella hall del nosocomio, in pieno giorno, e la fila di bare nella cappella, insieme ad altri corpi senza vita posti semplicemente in sacchi. Il Covid ha reso i defunti inumani, ha tolto la dignità a molti. Ma in quel periodo, anche tra queste mura, si è riscoperto il vero senso del curare, dello stare accanto, dell'accompagnare alla morte nel modo migliore possibile, anche con gli strumenti digitali necessari per accorciare le distanze. Del resto l'ospedale, proprio per etimologia, è un luogo che ospita".

Anche per questo - ed ecco qui il messaggio più importante di "Silenzio innaturale" - la pandemia deve essere ancora oggi, soprattutto oggi, un monito per il futuro. Promuovendo valori di solidarietà, pace e impegno civile, nella convinzione che solo una rinnovata responsabilità condivisa possa trasformare quella crisi in un'occasione di crescita e rinnovamento.
B.P.





















