La cena dei furbi

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Questa sera, alla Piccola - pardon, in piazzale Cassin - la coalizione del sindaco Gattinoni organizza(va?) una cena elettorale. Ognuno porta(va?) qualcosa da casa, un bel pot-pourri di pastina e strozzapreti in salsa di consenso.
Atmosfera elettorale, magari qualche discorsetto del far credere per quelli che ci sono già cascati, un via vai di santini e fac-simile, applausi. Peccato che il Comune - lo stesso che Gattinoni governa da anni - non sappia nulla di questa cena. Gli uffici comunali competenti confermano: nessuna richiesta, nessuna autorizzazione, niente. In bianco non è la cena ma i moduli che dovevano essere compilati per poterla fare.
Lo spazio pubblico occupato come se fosse il cortile di casa propria. Il che, a pensarci, è esattamente il punto. Capisco che tra un gazebo e l'altro, tra un volantino e una diretta social possano proprio sfuggire, guardacaso, i permessi. Ma se a farlo è chi governa la città si apre un contenzioso.
Chi firma le delibere, chi sovrintende gli uffici, chi si presenta davanti ai cittadini con la fascia tricolore e il piglio dell'amministratore del "ghe pensi mi" non deve poi fare l'arrogante del "chissenefrega" per due voti. Tre candidati sindaco avversari - il quarto evidentemente è a cena - han giustamente chiesto spiegazioni.
La domanda è semplice, quasi banale: come è possibile che chi è già al governo della città occupi spazio pubblico senza seguire le stesse regole che tutti gli altri han l'obbligo di rispettare? Risposta fin qui: silenzio. O forse una scrollata di spalle. Un ruttino come a fine cena. Roba da poco, dai, è solo una cenetta elettorale. Io son io e voi non siete un caxxo. Ed è esattamente questo il problema. Non la pasta scotta. Non il cibo portato da casa. Non la location più o meno venduta come suggestiva
Il problema si chiama regole. Si chiama potere usato con quella disinvoltura un po' scivolosa da padrone del se aveva le gambe andava. - Si chiama approssimazione elevata a metodo.
Si chiama arroganza gentile, quella che non urla, non minaccia, semplicemente fa - e poi, se qualcuno protesta, alza le mani e dice ma dai, è una cena tra amici. Perché funziona così, no? Se la furbizia la fanno gli avversari politici, è scandalo. Comunicati stampa, indignazione, post sui social, richieste di dimissioni. Se la fa il nostro, be'.. Ma la democrazia - quella vera, quella noiosa, quella fatta di moduletti, timbri e iter - non funziona così. Non dovrebbe funzionare così.
Se chi governa è il primo a dribblare le procedure, per proprio interesse, non ha poi molta voce in capitolo quando si tratta di chiedere agli altri di rispettarle. - Lecco merita amministratori che rispettino regole come tutti. Perché è questo il patto, la precondizione, con i cittadini. O si va avanti così, a tarallucci e vino? Magari dopo teatro e teatranti stai a vedere che domani si apre un altro contenzioso... Tra Comune e Amministrazione. È indigeribile l'arroganza del potere
Paolo Trezzi
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