Lecco: i segreti di Casa Pound. Presentato il libro di Berizzi
Una finestra aperta che consente di guardare all’interno di Casa Pound, l’organizzazione di estrema destra nata a Roma nello stabile occupato nel 2003 all’Esquilino ma ormai ramificata in tutta Italia arrivando a contare anche 140 sezioni.

Una finestra aperta grazie alle confidenze di un militante raccolte dal giornalista del quotidiano “la Repubblica” Paolo Berizzi che da trent’anni indaga sul neofascismo italiano e per questo da sette vive sotto scorta per le minacce ricevute. Quelle confidenze, che consentono di vedere il movimento dall’interno diradando i veli di opacità e risalire anche i finanziatori, sono contenute nel volume “Il libro segreto di Casapound” (edito da “Fuori Scena”).
Se ne è parlato ieri sera nel salone della Camera del lavoro di via Besonda con l’intervento dell’autore su iniziativa del sindacato pensionati della Cgil, dell’associazione Italia-Cuba, dell’Anpi e dell’Arci. A intervistare Berizzi, il giornalista lecchese Gianluca Morassi che ha posto sul tappeto alcuni argomenti: dall’albero genealogico della destra italiana ai rapporti tra Casa Pound con la politica e i partiti di governo, Fratelli d’Italia e Lega; dal radicamento nella società alla figura dell’anonimo militante che ha voluto raccontare i “segreti” del movimento non senza rischi, il ruolo («marginale») delle donne.

È un “racconto” cominciato con un bigliettino con un numero di telefono consegnato a Berizzi dopo una manifestazione proprio di Casa Pound: «Quel bigliettino mi era stato consegnato dicendomi che avevano informazioni da darmi. Non ci credetti e lo gettai. Qualche mese dopo venni nuovamente contattato via social: anche in quell’occasione restai scettico, poi risposi quasi per inerzia. Verificai che la “fonte” fosse effettivamente un militante importante di Casa Pound e non un qualsiasi mitomane. Così cominciamo a incontrarci più volte: mi fornì informazioni, documenti interni, registrazioni, video. Avevo tanto di quel materiale che ritenni opportuno non limitarmi a un’inchiesta giornalista ma scrivere un libro ed è un libro che smaschera Casa Pound. Scriverlo era un dovere civile prima che giornalistico.»
«La “fonte” – ha continuato il giornalista di “Repubblica” - è un militante di lungo corso e non è un fascista pentito. Era fascista, lo resta e continuerà ad esserlo, ma si è sentito tradito dai capi di Casa Pound: ha visto i suoi valori fascisti, l’idea di fare la rivoluzione contro il sistema, calpestati dai vertici. E quello che negli ambienti fascisti non può che essere visto con un infame perché chi tradisce i propri camerati è un infame, ha scelto di parlare con il più infame dei giornalisti, che appunto sarei io, per confidargli una serie di retroscena».

A cominciare dalla “leggenda” che la casa occupata di Roma serva a dare un alloggio a persone in difficoltà, quando in realtà è per la gran parte abitata dagli stessi esponenti del movimento e da loro famigliari.»
Per arrivare appunto ai finanziatori, un gruppo di persone definite “unici” e i cui nomi avrebbero dovuto restare segreti agli stessi militanti, «dovevano essere una setta nella setta: ci sono imprenditori, manager, docenti universitari, anche giornalisti, avvocati e nel libro si fanno i nomi. E il loro “reclutamento” era anche una maniera per entrare negli ingranaggi della società.»
L’area dell’estrema destra, pur rifacendosi tutta a Mussolini e al fascismo e in qualche caso anche al nazismo, è più che frammentata e c’è diversità di veduta su molti temi, politica estera compresa: per esempio, Casa Pound è dalla parte dell’Ucraina e Forza Nuova della Russia. Da parte sua «Casa Pound svecchia il neofascismo italiano, mette in soffitta l’idea delle celebrazioni del passato, della morte e dei martiri fascisti, cerca di darsi un indirizzo giovanilista e lo fa in maniera attenta: accantona gli skinhead e i naziskin per diventare meno riconoscibile, stigmatizzabile, perseguibile. Promuove iniziative inedite: si dedica allo sport, alle palestre, alle escursioni domenicali, organizza gruppi di volontariato, pensa alla musica. Non è solo militanza politica. Così, Casa Pound diventa l’organizzazione egemone, la più importante degli ultimi vent’anni.»

Sul fronte della politica, prova a presentarsi alle elezioni, raccoglie pochi voti, «sceglie allora la strategia dell’“entrismo” e cioè di penetrare nei partiti politici. Con la Lega c’è stato un vero e proprio patto durato dal 2014 al 2016, con Salvini visto dai militanti dell’organizzazione come il “capitano nero” e lui stesso andava allo stadio indossando un giubbetto di Casa Pound, lanciando così un chiaro messaggio. Oltre a scippare al movimento lo slogan “Prima gli Italiani”. E poi, naturalmente, c’è Fratelli d’Italia: nonostante le dichiarazioni di distanza, i rapporti sono stretti. La Russa e Delmastro hanno presenziato più volte alle iniziative di Casa Pound. E Giorgia Meloni mente quando dice di non conoscerli. Con militanti di Casa Pound ha avuto rapporti non solo politici, ma anche affettivi e sentimentali. Colui che nel 2003 spaccò i vetri del palazzo che poi sarebbe stato occupato e ancora abita lì ha avuto un rapporto di lunga data e di forte intensità con Giorgia Meloni. Mi dicono che faccio gossip. Certo, quel rapporto non prova che Giorgia Meloni sia di Casa Pound, ma alle iniziative di Casa Pound Meloni andava. Del resto, chi l’accolse sulla porta della sezione del Msi alla Garbatella, quando decise di impegnarsi in politica, fu Simone Di Stefano che sarebbe poi stato tra i fondatori di Casa Pound.»
«Certo è – ha aggiunto Berizzi – che quando comincia a girare la voce del libro, si cerca di bloccarne l’uscita per mezzo di una diffida degli avvocati. Non ci riescono e allora provano a boicottarlo inviando una direttiva a tutte le sezioni con l’indicazione di non comprare il libro, non leggerlo e non parlarne. Ma anziché affossarlo lo hanno lanciato. Nello stesso tempo è partita la caccia alla gola profonda, sono stati diffusi elementi perché possa essere riconosciuto, con segnalazioni mandate anche ai gruppi fascisti di altri Paesi. In realtà, nei primi giorni, Casa Pound era come un formicaio: tutti sospettavano di tutti. A quanto so, la mia “fonte” dovrebbe essere uscita, per quanto uscire sia più difficile di entrare, proprio come le sette. Si entra dopo un lungo tirocinio culturale e fisico per formare il “soldato politico” che deve essere pronto alla guerra con il nemico di oggi che sono i migranti. Non esclusi gli atti violenti, perché la violenza è alla base di Casa Pound. Violenza che non viene esercitata solo all’esterno ma anche all’interno con gli “schiaffi educativi” inflitti a quello che viene ritenuto un militante “indegno” per un motivo o per l’altro.»
La realtà è che l’organizzazione «si è trasformata in un comitato d’affari ed è anche per questo che la “fonte” si diceva delusa: ci si occupa più di business che di politica, con la vendita delle felpe, dei cappellini, l’organizzazione di concerti, la promozione personale di qualcuno. Nello stesso tempo pensa anche a come infiltrarsi negli ingranaggi.»

«Come il fascismo – ha detto ancora l’autore del libro – Casa Pound inganna la povera gente dicendo di essere dalla loro parte. Come succede per la proposta di legge sulla “remigrazione” che non è nulla di nuovo, in Inghilterra se ne parlava già negli anni Ottanta. È una proposta che richiama le leggi razziali del fascismo, al posto degli ebrei ci sono i migranti, ma che trova consensi tra la popolazione. Ed è una proposta che ha fatto ritornare Casa Pound in primo piano dopo che da qualche tempo sembrava fosse cominciato un declino.»
Berizzi ha anche sostenuto la necessità che Casa Pound sia sciolta, «le leggi ci sono, ma non lo farà questo governo e non l’hanno fatto nemmeno i precedenti, compresi quelli di centrosinistra. E questo è un problema. Il fatto è che il clima non è dei migliori. L’altra sera sono stato ad Alessandria a presentare il libro: c’erano i carabinieri, la polizia, la Digos, ma c’era anche un’unità cinofila. Vorrà dire qualcosa se, in una repubblica nata dall’antifascismo, per presentare un libro debba essere presente anche l’unità cinofila per scongiurare eventuali rischi. Io non dico che questo governo è fascista, tecnicamente non lo è, ma al suo interno ci sono esponenti tecnicamente fascisti. Del resto, nel suo discorso di insediamento, Giorgia Meloni ha detto che “non tradiremo” e il messaggio era chiaro. I fascisti non se ne erano mai andati, solo che avevano abbassato la testa e adesso l’hanno rialzata, godono di protezioni, sono coperti dalle istituzioni democratiche. A proposito dello sgombero di Casa Pound a Roma, annunciato e chissà mai se lo faranno, io credo che non sia da sgomberare perché sta in un palazzo occupato ma perché è un covo di fascisti.»
Una finestra aperta grazie alle confidenze di un militante raccolte dal giornalista del quotidiano “la Repubblica” Paolo Berizzi che da trent’anni indaga sul neofascismo italiano e per questo da sette vive sotto scorta per le minacce ricevute. Quelle confidenze, che consentono di vedere il movimento dall’interno diradando i veli di opacità e risalire anche i finanziatori, sono contenute nel volume “Il libro segreto di Casapound” (edito da “Fuori Scena”).
Se ne è parlato ieri sera nel salone della Camera del lavoro di via Besonda con l’intervento dell’autore su iniziativa del sindacato pensionati della Cgil, dell’associazione Italia-Cuba, dell’Anpi e dell’Arci. A intervistare Berizzi, il giornalista lecchese Gianluca Morassi che ha posto sul tappeto alcuni argomenti: dall’albero genealogico della destra italiana ai rapporti tra Casa Pound con la politica e i partiti di governo, Fratelli d’Italia e Lega; dal radicamento nella società alla figura dell’anonimo militante che ha voluto raccontare i “segreti” del movimento non senza rischi, il ruolo («marginale») delle donne.
È un “racconto” cominciato con un bigliettino con un numero di telefono consegnato a Berizzi dopo una manifestazione proprio di Casa Pound: «Quel bigliettino mi era stato consegnato dicendomi che avevano informazioni da darmi. Non ci credetti e lo gettai. Qualche mese dopo venni nuovamente contattato via social: anche in quell’occasione restai scettico, poi risposi quasi per inerzia. Verificai che la “fonte” fosse effettivamente un militante importante di Casa Pound e non un qualsiasi mitomane. Così cominciamo a incontrarci più volte: mi fornì informazioni, documenti interni, registrazioni, video. Avevo tanto di quel materiale che ritenni opportuno non limitarmi a un’inchiesta giornalista ma scrivere un libro ed è un libro che smaschera Casa Pound. Scriverlo era un dovere civile prima che giornalistico.»
«La “fonte” – ha continuato il giornalista di “Repubblica” - è un militante di lungo corso e non è un fascista pentito. Era fascista, lo resta e continuerà ad esserlo, ma si è sentito tradito dai capi di Casa Pound: ha visto i suoi valori fascisti, l’idea di fare la rivoluzione contro il sistema, calpestati dai vertici. E quello che negli ambienti fascisti non può che essere visto con un infame perché chi tradisce i propri camerati è un infame, ha scelto di parlare con il più infame dei giornalisti, che appunto sarei io, per confidargli una serie di retroscena».
A cominciare dalla “leggenda” che la casa occupata di Roma serva a dare un alloggio a persone in difficoltà, quando in realtà è per la gran parte abitata dagli stessi esponenti del movimento e da loro famigliari.»
Per arrivare appunto ai finanziatori, un gruppo di persone definite “unici” e i cui nomi avrebbero dovuto restare segreti agli stessi militanti, «dovevano essere una setta nella setta: ci sono imprenditori, manager, docenti universitari, anche giornalisti, avvocati e nel libro si fanno i nomi. E il loro “reclutamento” era anche una maniera per entrare negli ingranaggi della società.»
L’area dell’estrema destra, pur rifacendosi tutta a Mussolini e al fascismo e in qualche caso anche al nazismo, è più che frammentata e c’è diversità di veduta su molti temi, politica estera compresa: per esempio, Casa Pound è dalla parte dell’Ucraina e Forza Nuova della Russia. Da parte sua «Casa Pound svecchia il neofascismo italiano, mette in soffitta l’idea delle celebrazioni del passato, della morte e dei martiri fascisti, cerca di darsi un indirizzo giovanilista e lo fa in maniera attenta: accantona gli skinhead e i naziskin per diventare meno riconoscibile, stigmatizzabile, perseguibile. Promuove iniziative inedite: si dedica allo sport, alle palestre, alle escursioni domenicali, organizza gruppi di volontariato, pensa alla musica. Non è solo militanza politica. Così, Casa Pound diventa l’organizzazione egemone, la più importante degli ultimi vent’anni.»
Sul fronte della politica, prova a presentarsi alle elezioni, raccoglie pochi voti, «sceglie allora la strategia dell’“entrismo” e cioè di penetrare nei partiti politici. Con la Lega c’è stato un vero e proprio patto durato dal 2014 al 2016, con Salvini visto dai militanti dell’organizzazione come il “capitano nero” e lui stesso andava allo stadio indossando un giubbetto di Casa Pound, lanciando così un chiaro messaggio. Oltre a scippare al movimento lo slogan “Prima gli Italiani”. E poi, naturalmente, c’è Fratelli d’Italia: nonostante le dichiarazioni di distanza, i rapporti sono stretti. La Russa e Delmastro hanno presenziato più volte alle iniziative di Casa Pound. E Giorgia Meloni mente quando dice di non conoscerli. Con militanti di Casa Pound ha avuto rapporti non solo politici, ma anche affettivi e sentimentali. Colui che nel 2003 spaccò i vetri del palazzo che poi sarebbe stato occupato e ancora abita lì ha avuto un rapporto di lunga data e di forte intensità con Giorgia Meloni. Mi dicono che faccio gossip. Certo, quel rapporto non prova che Giorgia Meloni sia di Casa Pound, ma alle iniziative di Casa Pound Meloni andava. Del resto, chi l’accolse sulla porta della sezione del Msi alla Garbatella, quando decise di impegnarsi in politica, fu Simone Di Stefano che sarebbe poi stato tra i fondatori di Casa Pound.»
«Certo è – ha aggiunto Berizzi – che quando comincia a girare la voce del libro, si cerca di bloccarne l’uscita per mezzo di una diffida degli avvocati. Non ci riescono e allora provano a boicottarlo inviando una direttiva a tutte le sezioni con l’indicazione di non comprare il libro, non leggerlo e non parlarne. Ma anziché affossarlo lo hanno lanciato. Nello stesso tempo è partita la caccia alla gola profonda, sono stati diffusi elementi perché possa essere riconosciuto, con segnalazioni mandate anche ai gruppi fascisti di altri Paesi. In realtà, nei primi giorni, Casa Pound era come un formicaio: tutti sospettavano di tutti. A quanto so, la mia “fonte” dovrebbe essere uscita, per quanto uscire sia più difficile di entrare, proprio come le sette. Si entra dopo un lungo tirocinio culturale e fisico per formare il “soldato politico” che deve essere pronto alla guerra con il nemico di oggi che sono i migranti. Non esclusi gli atti violenti, perché la violenza è alla base di Casa Pound. Violenza che non viene esercitata solo all’esterno ma anche all’interno con gli “schiaffi educativi” inflitti a quello che viene ritenuto un militante “indegno” per un motivo o per l’altro.»
La realtà è che l’organizzazione «si è trasformata in un comitato d’affari ed è anche per questo che la “fonte” si diceva delusa: ci si occupa più di business che di politica, con la vendita delle felpe, dei cappellini, l’organizzazione di concerti, la promozione personale di qualcuno. Nello stesso tempo pensa anche a come infiltrarsi negli ingranaggi.»
«Come il fascismo – ha detto ancora l’autore del libro – Casa Pound inganna la povera gente dicendo di essere dalla loro parte. Come succede per la proposta di legge sulla “remigrazione” che non è nulla di nuovo, in Inghilterra se ne parlava già negli anni Ottanta. È una proposta che richiama le leggi razziali del fascismo, al posto degli ebrei ci sono i migranti, ma che trova consensi tra la popolazione. Ed è una proposta che ha fatto ritornare Casa Pound in primo piano dopo che da qualche tempo sembrava fosse cominciato un declino.»
Berizzi ha anche sostenuto la necessità che Casa Pound sia sciolta, «le leggi ci sono, ma non lo farà questo governo e non l’hanno fatto nemmeno i precedenti, compresi quelli di centrosinistra. E questo è un problema. Il fatto è che il clima non è dei migliori. L’altra sera sono stato ad Alessandria a presentare il libro: c’erano i carabinieri, la polizia, la Digos, ma c’era anche un’unità cinofila. Vorrà dire qualcosa se, in una repubblica nata dall’antifascismo, per presentare un libro debba essere presente anche l’unità cinofila per scongiurare eventuali rischi. Io non dico che questo governo è fascista, tecnicamente non lo è, ma al suo interno ci sono esponenti tecnicamente fascisti. Del resto, nel suo discorso di insediamento, Giorgia Meloni ha detto che “non tradiremo” e il messaggio era chiaro. I fascisti non se ne erano mai andati, solo che avevano abbassato la testa e adesso l’hanno rialzata, godono di protezioni, sono coperti dalle istituzioni democratiche. A proposito dello sgombero di Casa Pound a Roma, annunciato e chissà mai se lo faranno, io credo che non sia da sgomberare perché sta in un palazzo occupato ma perché è un covo di fascisti.»
D.C.





















