Programmi elettorali, marketing e impiego discutibile di minori
Il 24-25 maggio sette milioni di cittadini di 895 comuni su 7.894 (11,3%) saranno chiamati a votare. In Lombardia si vota in 93 comuni su 1.501: 14 con una popolazione superiore ai 15.000 abitanti (15,1% / 93); 79 con meno di 15.000 (84,9% / 93) e in due capoluoghi: Lecco, Mantova. Nella provincia di Lecco, oltre al capoluogo, si vota a Calco, Esino Lario, La Valletta Brianza, Mandello del Lario, Parlasco e Sueglio, tutti comuni inferiori a 15.000 abitanti. Inoltre non va mai dimenticato che c’è un referendum importante, in Provincia di Lecco, che riguarda il Comune di Colico. Il quesito è: Sì per andare con Sondrio; No per stare con Lecco.
È giunto il momento di votare e mettere a fuoco il candidato. In linea di massima, le candidature si ripetono. Le differenze sono minime. La tendenza è la conservazione. Il mercato politico è abbastanza stagnante e per nulla dinamico. Freud parlerebbe di coazione a ripetere. C’è una certa maniacalità ossessiva, da parte di alcuni candidati a proporsi. È una modalità mascherante, dovuta alla paura del cambiamento: non c’entra l’appartenenza, ma di un bisogno ‘nevrotizzante’ confermativo del proprio ruolo. La riproposizione, che va oltre le due volte, impedisce il rinnovamento democratico. In questo modo, si crea un controllo sociale indiretto che impedisce il processo sano del cambiamento. Infatti, è facile riscontrare nelle liste ex sindaci e amministratori. Per uscire da questo stallo conservativo, sarebbe opportuno che, anche nei piccoli comuni, dopo due turni, non sia più possibile ricandidarsi. Ci sono candidati che transitano da un piccolo comune all’altro, creando dei blocchi di potere locale, non solo amministrativo, ma anche economico.
Nel Capoluogo, la campagna elettorale è vivacizzata da varie manifestazioni folcloristiche. Sul fronte del marketing pubblicitario, a parte l’uso di social media e networking (facebook istagram linkedin…), i prodotti più diffusi sono: manifesti, manifestini, gadget, dibattiti televisivi, interviste sui vari organi di stampa. Il pulmino che avrebbe dovuto girare nei quartieri si è visto poco, così come il porta a porta pure; si sono visti i soliti politici mediatici che si scambiano strette di mano tra loro per incoraggiarsi reciprocamente.
L’unica novità discutibile, che solleva qualche considerazione di merito, riguarda la presenza di bambini con i rispettivi genitori, indossanti magliette colorate con scritte che invitano a votare un certo candidato sindaco. La presenza dei genitori legittima la maglietta del bambino, ma solleva qualche perplessità riguardante l’uso dell’infanzia come ‘influencer marketing’. La presenza del genitore legittima l’uso della maglietta, ma sollecita qualche dubbio riguardante l’opportunità di usare i corpi dei bambini per fare campagna elettorale.
La modalità sollecita qualche domanda di tipo ‘psicologico, pedagogico, sociale e di diritto. Solleva dubbi riguardante la capacità cognitiva ed etica dell’infanzia. Il bambino non è consapevole di quello che sta facendo: si diverte, gioca, si relaziona con gli amici, i genitori, ma non comprende che cosa significhi quella maglietta con quella scritta. Lo sanno i genitori ma non i bambini. La questione è profonda, seria e complessa: se hanno meno di quattordici anni sarebbe bene non coinvolgerli. I diritti dell’infanzia devono essere considerati al di sopra dei doveri e dei diritti dei genitori.
Per quanto riguarda i programmi basta confrontarli. Sono un po’ insipidi e ripetitivi, però ci sono alcune proposte interessanti che andrebbero integrate e valorizzate per questo piccolo borgo antico.
È giunto il momento di votare e mettere a fuoco il candidato. In linea di massima, le candidature si ripetono. Le differenze sono minime. La tendenza è la conservazione. Il mercato politico è abbastanza stagnante e per nulla dinamico. Freud parlerebbe di coazione a ripetere. C’è una certa maniacalità ossessiva, da parte di alcuni candidati a proporsi. È una modalità mascherante, dovuta alla paura del cambiamento: non c’entra l’appartenenza, ma di un bisogno ‘nevrotizzante’ confermativo del proprio ruolo. La riproposizione, che va oltre le due volte, impedisce il rinnovamento democratico. In questo modo, si crea un controllo sociale indiretto che impedisce il processo sano del cambiamento. Infatti, è facile riscontrare nelle liste ex sindaci e amministratori. Per uscire da questo stallo conservativo, sarebbe opportuno che, anche nei piccoli comuni, dopo due turni, non sia più possibile ricandidarsi. Ci sono candidati che transitano da un piccolo comune all’altro, creando dei blocchi di potere locale, non solo amministrativo, ma anche economico.
Nel Capoluogo, la campagna elettorale è vivacizzata da varie manifestazioni folcloristiche. Sul fronte del marketing pubblicitario, a parte l’uso di social media e networking (facebook istagram linkedin…), i prodotti più diffusi sono: manifesti, manifestini, gadget, dibattiti televisivi, interviste sui vari organi di stampa. Il pulmino che avrebbe dovuto girare nei quartieri si è visto poco, così come il porta a porta pure; si sono visti i soliti politici mediatici che si scambiano strette di mano tra loro per incoraggiarsi reciprocamente.
L’unica novità discutibile, che solleva qualche considerazione di merito, riguarda la presenza di bambini con i rispettivi genitori, indossanti magliette colorate con scritte che invitano a votare un certo candidato sindaco. La presenza dei genitori legittima la maglietta del bambino, ma solleva qualche perplessità riguardante l’uso dell’infanzia come ‘influencer marketing’. La presenza del genitore legittima l’uso della maglietta, ma sollecita qualche dubbio riguardante l’opportunità di usare i corpi dei bambini per fare campagna elettorale.
La modalità sollecita qualche domanda di tipo ‘psicologico, pedagogico, sociale e di diritto. Solleva dubbi riguardante la capacità cognitiva ed etica dell’infanzia. Il bambino non è consapevole di quello che sta facendo: si diverte, gioca, si relaziona con gli amici, i genitori, ma non comprende che cosa significhi quella maglietta con quella scritta. Lo sanno i genitori ma non i bambini. La questione è profonda, seria e complessa: se hanno meno di quattordici anni sarebbe bene non coinvolgerli. I diritti dell’infanzia devono essere considerati al di sopra dei doveri e dei diritti dei genitori.
Per quanto riguarda i programmi basta confrontarli. Sono un po’ insipidi e ripetitivi, però ci sono alcune proposte interessanti che andrebbero integrate e valorizzate per questo piccolo borgo antico.
Dr. Enrico Magni, Psicologo, criminologo, giornalista





















