Bellano: l'arte dei muretti a secco, dalla teoria alla pratica

Prima la teoria, poi la pratica, per l'edizione 2026 di “Pietra su pietra”, promossa da Legambiente Circolo Orientale. Il programma, sviluppato dal 2019 dal circolo stesso in collaborazione con il Comune di Bellano, vuole “diffondere la cultura e la tecnica dei muretti a secco, con i quali per secoli le popolazioni hanno organizzato il territorio in terrazzamenti dove poter coltivare la vite, il grano, il gelso e il castagno”, dichiara la presidente Costanza Panella, orgogliosa che nel 2018 l’arte dei muretti a secco sia stata iscritta nella lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO.
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Serena Cattaneo ha illustrato al pubblico questa arte, dapprima spiegando a parole in cosa consiste un manufatto in pietra e poi mostrando, attraverso alcune slide, le varie fasi della realizzazione. Le strutture, che non prevedono l’uso di malta o cemento, ottengono stabilità grazie a tecniche precise tramandate nei secoli. La costruzione di un muretto a secco richiede infatti grande esperienza e un’attenta scelta dei materiali. Innanzitutto si scava una trincea che costituisce la fondazione dell’opera: qui vengono collocate le pietre più grandi e pesanti, parzialmente interrate, così da creare una base solida e stabile.
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Successivamente il muro viene costruito mantenendo una leggera inclinazione verso monte, chiamata “scarpa”, indispensabile per contrastare la pressione esercitata dal terreno retrostante. Le pietre vengono selezionate e posizionate una a una, cercando sempre il miglior incastro possibile affinché il peso si distribuisca in modo uniforme. I blocchi più lunghi vengono spesso disposti trasversalmente per collegare le due facce del muro e aumentarne la resistenza.
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Gli spazi tra le pietre principali, detti paramenti esterni, vengono poi riempiti con sassi più piccoli e ghiaia. Questo materiale non ha soltanto una funzione di riempimento, ma è fondamentale per garantire il drenaggio dell’acqua piovana. 
Oltre alla funzione pratica di sostegno dei terrazzamenti, i muretti a secco rappresentano un elemento identitario del paesaggio montano e collinare. Per secoli hanno consentito di recuperare terreni coltivabili su pendii ripidi, proteggendo il suolo dall’erosione e regolando naturalmente il deflusso delle acque. Ancora oggi, oltre al valore storico e agricolo, queste strutture svolgono un importante ruolo ambientale, offrendo rifugio a piccoli animali, insetti e specie vegetali che trovano spazio tra le fessure delle pietre.
L’artigiana Cattaneo ha appreso quest’arte in Liguria, seguendo quasi per caso un corso che l’ha appassionata al punto da trasformarlo in un vero e proprio lavoro. Come lei stessa dichiara, oggi “si fanno quasi solo lavori di ricostruzione, per muri crollati o spanciati; sono infatti molto rare le nuove costruzioni”.
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Sabato, la teoria è stata messa in pratica dalla dozzina di partecipanti che si sono messi al lavoro in un tratto del Sentiero del Viandante che da Oro scende verso il lago. Con loro, oltre a Serena Cattaneo, anche Micael Wolfgher, altro artigiano esperto di questa tecnica costruttiva. Una giornata intensa di lavoro, intervallata dal pranzo offerto da Cà Oro, con l'intervento portato poi a completamento domenica.
M.A.
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