8^ Premio Paolo Cereda, 'Mafia e giornalismo': le 5 classi vincitrici
Nella Sala Neogotica di Officina Badoni, a Lecco, il Premio Paolo Cereda è tornato a mettere al centro le parole, il coraggio e il valore dell’informazione libera. Lunedì pomeriggio si è svolta la cerimonia di premiazione dell’ottava edizione del bando dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado, promosso dal coordinamento lecchese di Libera insieme all’Ufficio scolastico provinciale e alla Fondazione comunitaria del Lecchese. Tema scelto per quest’anno: “Mafia e giornalismo. La verità non si imbavaglia”, un percorso che ha coinvolto 21 classi del territorio attraverso elaborati, approfondimenti e incontri formativi pensati per accompagnare gli studenti dentro una riflessione concreta sul ruolo dell’informazione e sul contrasto alle organizzazioni criminali.

Ad aprire l’incontro è stato Alberto Bonacina, referente provinciale di Libera, che ha ringraziato scuole, insegnanti e studenti per la partecipazione al bando, definendolo “un momento davvero importante per approfondire e riflettere su temi che sono molto più vicini a noi di quanto spesso tendiamo a credere”. Bonacina ha sottolineato come il percorso non voglia essere soltanto un concorso scolastico, ma un’occasione di formazione civile, ricordando che “la formazione, l’informazione e la cultura sono gli strumenti più efficaci per contrastare il radicamento delle organizzazioni criminali sui nostri territori”.
Accanto a queste parole, è emerso con forza il valore della rete costruita negli anni attorno al Premio Paolo Cereda: istituzioni, scuole, associazioni e realtà del territorio che, insieme, trasformano il bando in uno spazio stabile di confronto tra mondo educativo e società civile, nel segno della memoria e dell’impegno antimafia.

Accanto al lavoro portato avanti da Libera, il pomeriggio ha messo in evidenza anche il ruolo della rete territoriale che sostiene da anni il Premio Paolo Cereda. Mario Tavola, intervenuto a nome della Fondazione comunitaria del Lecchese, ha richiamato proprio l’importanza di “fare rete” tra scuole, associazioni e istituzioni, soffermandosi soprattutto sul significato del tema scelto per questa edizione del bando. “La verità non si imbavaglia se abbiamo lo spirito di approfondire, di informarci e di grattare sotto la crosta degli slogan che viviamo oggi”, ha sottolineato, invitando i ragazzi a vivere lo studio non come un obbligo, ma come “passione” e strumento di consapevolezza.

Un concetto ripreso anche da Marina Ghislanzoni dell’Ufficio scolastico territoriale, che ha definito il concorso “un’occasione importantissima per mettere in campo competenze e conoscenze acquisite a scuola”, evidenziando come il progetto lecchese sia ormai considerato un modello anche a livello regionale.

Molto intenso anche l’intervento dell'assessore Emanuele Manzoni, che ha voluto riportare l’attenzione sul valore delle persone capaci di trasformare i principi in impegno concreto, ricordando la figura di Paolo Cereda come esempio vivo per il territorio lecchese. “Ci sono persone capaci di caricarsi i valori sulle spalle e farli camminare”, ha affermato, augurandosi che tra gli studenti possa esserci “il prossimo Paolo Cereda”.

A riportare il discorso sul piano della vita quotidiana è stato poi Paolo Lanfranchi, sindaco di Dolzago e rappresentante di Avviso Pubblico, che ha invitato i ragazzi a riconoscere come la cultura mafiosa possa insinuarsi anche nei piccoli gesti di ogni giorno. “La mafia non è qualcosa di distante”, ha spiegato, citando esempi concreti come aggirare le regole per interesse personale. Lanfranchi ha poi richiamato il tema del giornalismo d’inchiesta e delle pressioni che ancora oggi colpiscono chi prova a raccontare la verità, ricordando il caso del giornalista Nello Trocchia, a cui recentemente è stata assegnata la scorta, e invitando i ragazzi “a prendere sempre posizione”.

Molto applaudito anche l’intervento del prefetto Paolo Ponta, che ha insistito sul significato di comunità e sul valore del rispetto reciproco. “Lo Stato siamo noi”, ha detto, spiegando la differenza tra istituzioni e comunità e traducendo il concetto in esempi concreti di vita
quotidiana: scuola, servizi, relazioni, responsabilità condivisa. Da qui il richiamo all’educazione civica e al ruolo personale nel contrasto all’illegalità.

A chiudere la prima parte degli interventi è stato il giornalista Luca Cereda, figlio di Paolo, che ha coordinato la presentazione delle classi vincitrici. Cereda ha voluto richiamare il titolo dell’ultima edizione del Salone del Libro di Torino, “Il mondo salvato dai ragazzini”, spiegando come proprio questo sia il senso del Premio intitolato a suo padre: “Da nove anni chiediamo ai ragazzi non di essere i cittadini del domani, ma di essere già cittadini dell’oggi”.
Dopo gli interventi istituzionali, il pomeriggio è entrato nel vivo con la premiazione delle cinque classi vincitrici del bando, chiamate una alla volta per raccontare i propri elaborati e il percorso svolto durante l’anno scolastico. Uno spazio ampio e partecipato, in cui i veri protagonisti sono stati proprio gli studenti, capaci di affrontare temi complessi come mafie, legalità e libertà d’informazione con maturità e spirito critico.

Ad aprire la premiazione è stata la classe 2B del liceo Manzoni di Lecco, accompagnata dal professor Stefano Sacco. Il loro lavoro è nato a partire dalla figura di Paolo Cereda e da una riflessione sviluppata durante le lezioni. Nel loro intervento, le studentesse hanno spiegato come il progetto sia nato durante lo studio dell’Antigone, trasformata in simbolo contemporaneo di resistenza morale e ricerca della verità. “Abbiamo smesso di guardare Antigone come un semplice personaggio letterario, iniziando a vederla come un esempio di integrità”, hanno raccontato, costruendo un collegamento tra mondo classico, presente e territorio. Particolarmente forte il passaggio sulla responsabilità individuale: “È nello spazio tra il silenzio e la reazione mancata che la mafia trova la sua forza”.

Tra i lavori premiati anche quello della scuola secondaria di primo grado di Molteno, che ha scelto di affrontare il tema attraverso un gioco da tavolo dedicato al giornalismo d’inchiesta e a Giancarlo Siani. Il progetto, “Il giro della mafia”, è costruito su 21 caselle, richiamo all’articolo 21 della Costituzione, e affronta temi come omertà, fake news e coraggio giornalistico. Gli studenti hanno spiegato come il lavoro abbia insegnato che “la legalità vive di parole” e come sia emersa la necessità di introdurre dinamiche di collaborazione, perché il giornalista non può restare solo nei momenti di difficoltà.

Presente anche l’istituto Fiocchi di Lecco, con le classi 1A e 2A insieme alle Prof.sse Di Palma e Villa, che ha realizzato un podcast a partire da un’intervista a Stefano Scaccabarozzi sul tema della verità e del ruolo del giornalismo. Gli studenti hanno riflettuto su come il compito del giornalista non sia quello di “cambiare la realtà”, ma di “informare le persone e rendere più comprensibili le situazioni complesse”. Centrale anche la riflessione sull’uso dei social network, considerati strumenti utili solo se accompagnati da un lavoro di verifica delle fonti e di confronto tra contenuti diversi.
Molto sentito anche il passaggio dedicato alla scelta di dire la verità anche quando può comportare rischi personali. Gli studenti hanno ricordato il caso di Piero Nava.

Per l’ICS Ticozzi di Lecco era presente la classe 3D che ha presentato il proprio elaborato, costruito su un percorso di approfondimento attraverso incontri e uscite sul territorio. Gli studenti hanno lavorato su articoli, interviste e attività di gruppo, riflettendo anche sul significato del giornalismo come strumento di memoria e consapevolezza civile.

Infine, l’Istituto Maria Ausiliatrice di Lecco, classe 3A AFM della prof.ssa Angela Grasso, il progetto ha invece unito giornalismo e tecnologia attraverso la realizzazione di un blog sui giornalisti antimafia. Gli studenti hanno lavorato su biografie e inchieste, sperimentando strumenti digitali e intelligenza artificiale, e partecipando anche a un viaggio a Palermo nei
luoghi simbolo della lotta alla mafia. Il percorso ha permesso di riflettere sul ruolo del giornalismo nella costruzione della memoria collettiva.

A chiudere il pomeriggio è stato un intervento di Maria Grazia Nasazzi, presidente uscente della Fondazione comunitaria del Lecchese, che ha richiamato il valore del lavoro condiviso e della costruzione di percorsi educativi capaci di lasciare un segno nel tempo. “Ognuno di noi costruisce un pezzo di storia”, ha detto, invitando i ragazzi a sentirsi parte attiva di questo processo. E con una frase finale ha sintetizzato il senso dell’intero progetto: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”.

Ad aprire l’incontro è stato Alberto Bonacina, referente provinciale di Libera, che ha ringraziato scuole, insegnanti e studenti per la partecipazione al bando, definendolo “un momento davvero importante per approfondire e riflettere su temi che sono molto più vicini a noi di quanto spesso tendiamo a credere”. Bonacina ha sottolineato come il percorso non voglia essere soltanto un concorso scolastico, ma un’occasione di formazione civile, ricordando che “la formazione, l’informazione e la cultura sono gli strumenti più efficaci per contrastare il radicamento delle organizzazioni criminali sui nostri territori”.
Accanto a queste parole, è emerso con forza il valore della rete costruita negli anni attorno al Premio Paolo Cereda: istituzioni, scuole, associazioni e realtà del territorio che, insieme, trasformano il bando in uno spazio stabile di confronto tra mondo educativo e società civile, nel segno della memoria e dell’impegno antimafia.

Accanto al lavoro portato avanti da Libera, il pomeriggio ha messo in evidenza anche il ruolo della rete territoriale che sostiene da anni il Premio Paolo Cereda. Mario Tavola, intervenuto a nome della Fondazione comunitaria del Lecchese, ha richiamato proprio l’importanza di “fare rete” tra scuole, associazioni e istituzioni, soffermandosi soprattutto sul significato del tema scelto per questa edizione del bando. “La verità non si imbavaglia se abbiamo lo spirito di approfondire, di informarci e di grattare sotto la crosta degli slogan che viviamo oggi”, ha sottolineato, invitando i ragazzi a vivere lo studio non come un obbligo, ma come “passione” e strumento di consapevolezza.

Un concetto ripreso anche da Marina Ghislanzoni dell’Ufficio scolastico territoriale, che ha definito il concorso “un’occasione importantissima per mettere in campo competenze e conoscenze acquisite a scuola”, evidenziando come il progetto lecchese sia ormai considerato un modello anche a livello regionale.

Molto intenso anche l’intervento dell'assessore Emanuele Manzoni, che ha voluto riportare l’attenzione sul valore delle persone capaci di trasformare i principi in impegno concreto, ricordando la figura di Paolo Cereda come esempio vivo per il territorio lecchese. “Ci sono persone capaci di caricarsi i valori sulle spalle e farli camminare”, ha affermato, augurandosi che tra gli studenti possa esserci “il prossimo Paolo Cereda”.

A riportare il discorso sul piano della vita quotidiana è stato poi Paolo Lanfranchi, sindaco di Dolzago e rappresentante di Avviso Pubblico, che ha invitato i ragazzi a riconoscere come la cultura mafiosa possa insinuarsi anche nei piccoli gesti di ogni giorno. “La mafia non è qualcosa di distante”, ha spiegato, citando esempi concreti come aggirare le regole per interesse personale. Lanfranchi ha poi richiamato il tema del giornalismo d’inchiesta e delle pressioni che ancora oggi colpiscono chi prova a raccontare la verità, ricordando il caso del giornalista Nello Trocchia, a cui recentemente è stata assegnata la scorta, e invitando i ragazzi “a prendere sempre posizione”.

Molto applaudito anche l’intervento del prefetto Paolo Ponta, che ha insistito sul significato di comunità e sul valore del rispetto reciproco. “Lo Stato siamo noi”, ha detto, spiegando la differenza tra istituzioni e comunità e traducendo il concetto in esempi concreti di vita
quotidiana: scuola, servizi, relazioni, responsabilità condivisa. Da qui il richiamo all’educazione civica e al ruolo personale nel contrasto all’illegalità.

A chiudere la prima parte degli interventi è stato il giornalista Luca Cereda, figlio di Paolo, che ha coordinato la presentazione delle classi vincitrici. Cereda ha voluto richiamare il titolo dell’ultima edizione del Salone del Libro di Torino, “Il mondo salvato dai ragazzini”, spiegando come proprio questo sia il senso del Premio intitolato a suo padre: “Da nove anni chiediamo ai ragazzi non di essere i cittadini del domani, ma di essere già cittadini dell’oggi”.
Dopo gli interventi istituzionali, il pomeriggio è entrato nel vivo con la premiazione delle cinque classi vincitrici del bando, chiamate una alla volta per raccontare i propri elaborati e il percorso svolto durante l’anno scolastico. Uno spazio ampio e partecipato, in cui i veri protagonisti sono stati proprio gli studenti, capaci di affrontare temi complessi come mafie, legalità e libertà d’informazione con maturità e spirito critico.

Ad aprire la premiazione è stata la classe 2B del liceo Manzoni di Lecco, accompagnata dal professor Stefano Sacco. Il loro lavoro è nato a partire dalla figura di Paolo Cereda e da una riflessione sviluppata durante le lezioni. Nel loro intervento, le studentesse hanno spiegato come il progetto sia nato durante lo studio dell’Antigone, trasformata in simbolo contemporaneo di resistenza morale e ricerca della verità. “Abbiamo smesso di guardare Antigone come un semplice personaggio letterario, iniziando a vederla come un esempio di integrità”, hanno raccontato, costruendo un collegamento tra mondo classico, presente e territorio. Particolarmente forte il passaggio sulla responsabilità individuale: “È nello spazio tra il silenzio e la reazione mancata che la mafia trova la sua forza”.

Tra i lavori premiati anche quello della scuola secondaria di primo grado di Molteno, che ha scelto di affrontare il tema attraverso un gioco da tavolo dedicato al giornalismo d’inchiesta e a Giancarlo Siani. Il progetto, “Il giro della mafia”, è costruito su 21 caselle, richiamo all’articolo 21 della Costituzione, e affronta temi come omertà, fake news e coraggio giornalistico. Gli studenti hanno spiegato come il lavoro abbia insegnato che “la legalità vive di parole” e come sia emersa la necessità di introdurre dinamiche di collaborazione, perché il giornalista non può restare solo nei momenti di difficoltà.

Presente anche l’istituto Fiocchi di Lecco, con le classi 1A e 2A insieme alle Prof.sse Di Palma e Villa, che ha realizzato un podcast a partire da un’intervista a Stefano Scaccabarozzi sul tema della verità e del ruolo del giornalismo. Gli studenti hanno riflettuto su come il compito del giornalista non sia quello di “cambiare la realtà”, ma di “informare le persone e rendere più comprensibili le situazioni complesse”. Centrale anche la riflessione sull’uso dei social network, considerati strumenti utili solo se accompagnati da un lavoro di verifica delle fonti e di confronto tra contenuti diversi.
Molto sentito anche il passaggio dedicato alla scelta di dire la verità anche quando può comportare rischi personali. Gli studenti hanno ricordato il caso di Piero Nava.

Per l’ICS Ticozzi di Lecco era presente la classe 3D che ha presentato il proprio elaborato, costruito su un percorso di approfondimento attraverso incontri e uscite sul territorio. Gli studenti hanno lavorato su articoli, interviste e attività di gruppo, riflettendo anche sul significato del giornalismo come strumento di memoria e consapevolezza civile.

Infine, l’Istituto Maria Ausiliatrice di Lecco, classe 3A AFM della prof.ssa Angela Grasso, il progetto ha invece unito giornalismo e tecnologia attraverso la realizzazione di un blog sui giornalisti antimafia. Gli studenti hanno lavorato su biografie e inchieste, sperimentando strumenti digitali e intelligenza artificiale, e partecipando anche a un viaggio a Palermo nei
luoghi simbolo della lotta alla mafia. Il percorso ha permesso di riflettere sul ruolo del giornalismo nella costruzione della memoria collettiva.

A chiudere il pomeriggio è stato un intervento di Maria Grazia Nasazzi, presidente uscente della Fondazione comunitaria del Lecchese, che ha richiamato il valore del lavoro condiviso e della costruzione di percorsi educativi capaci di lasciare un segno nel tempo. “Ognuno di noi costruisce un pezzo di storia”, ha detto, invitando i ragazzi a sentirsi parte attiva di questo processo. E con una frase finale ha sintetizzato il senso dell’intero progetto: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo”.
G.D.





















