Rancio: massacrata di botte sotto casa, l'episodio in Tribunale dopo 5 anni
L'episodio aveva creato sconcerto. Violenza bruta esercitata contro una donna, sotto casa, da giovanissimi. A distanza di cinque anni, il pestaggio subito la sera del 6 ottobre 2021 da una lecchese residente a Rancio, in uno dei condomini affacciati su Corso San Michele del Carso, è stato quest'oggi "rivissuto" in Tribunale.
Al cospetto del giudice monocratico Martina Beggio è entrato infatti nel vivo il processo a carico di uno dei presunti aggressori. Italiano, classe 2002, presente personalmente in Aula e assistito dall'avvocato Ruggero Panzeri, deve rispondere di lesioni aggravate, in concorso con una ragazza che ha già definito la propria posizione patteggiando e un altro soggetto, di nazionalità tunisina, ad oggi irreperibile.
Sarebbero stati quest'ultimi due i primi ad avventarsi contro la residente, allora 55enne, "rea" di aver provato a far sloggiare il capannello venutosi a creare in uno spazio di pertinenza dello stabile residenziale, divenuto luogo di ritrovo, con il via vai che avrebbe interessato, già in periodo covid, anche i piani interrati adibiti a parcheggio, come raccontato al giudice dalla denunciante stessa, costituita parte civile e rappresentata dall'avvocato Marco Possenti. Non ha ritenuto, invece, di far valere in Aula le proprie ragioni il vicino di casa della donna, intervenuto in sua difesa quella sera, anch'egli persona offesa essendo stato a sua volta percosso, anche con un casco, dal "branco".
"La ragazza mi ha massacrata" ha affermato, senza giri di parole, la querelante, ricordando come la zuffa sia nata inizialmente solo con lei. "Ci siamo prese per i capelli e poi ci siamo ritrovate a terra, io ho perso anche gli occhiali". Poi "sono stata ferocemente picchiata, mi prendevano a pedate nello stomaco". Il tunisino, mai trovato dagli inquirenti, descritto come alto, snello e muscoloso, l'avrebbe addirittura colpita con una mazzetta. Qualcuno poi, da dietro, avrebbe usato un casco per stenderla definitivamente. Ma chi? "Non lo posso dire con certezza" ha ammesso, sostenendo di aver sì visto l'odierno imputato quella sera, di ritenerlo parte del gruppo presente all'aggressione ma di non essere in grado di attribuire allo stesso una condotta specifica. E non lo ha riconosciuto nemmeno il vicino, oggi 46enne, che, nella propria deposizione, si è soffermato in particolare su un ragazzo al quale è riuscito, grazie alla sua stazza, a sfilare di mano la mazzetta e su un altro soggetto, non meglio descritto, dal quale ha ricevuto invece un colpo con il casco.
Nessuno degli altri condomini escussi, raccontando la scena da prospettive diverse, con sfumature differenti se non con delle vere e proprie divergenze rilevate dalla parti, anche rispetto alle dichiarazioni rese a suoi tempo ai Carabinieri, ha poi "tirato in ballo" l'imputato.
Da lui si ripartirà alla prossima udienza: in programma, infatti, il suo esame, prima di dichiarare chiuso il dibattimento. Con una sentenza, salvo sorprese, probabilmente già scritta.





















