Valmadrera: le innovazioni per la città nel racconto collettivo
Una mattinata per raccontare un percorso partecipativo e restituire alla comunità idee, visioni e proposte nate dall’incontro tra scuola, territorio e università. Oggi, al Centro Culturale Fatebenefratelli, si è tenuto l’evento conclusivo di ‘Innovazioni per la città pubblica di Valmadrera’, iniziativa promossa dal Politecnico di Milano, REsilienceLAB e dal Comune.

Il progetto è nato come un itinerario di esplorazione urbana che ha coinvolto studenti, associazioni e realtà locali, con l’obiettivo di “osservare la città con uno sguardo nuovo e proporre soluzioni capaci di rendere gli spazi pubblici più belli, accessibili e accoglienti”. Al centro, esperienze e bisogni di chi vive quotidianamente il territorio: “una componente partecipativa che – come è emerso dalle parole dei promotori – ha permesso di costruire una conoscenza condivisa e concreta della città”.

Ad aprire gli interventi istituzionali è stato il sindaco Cesare Colombo, che ha ringraziato tutti i partecipanti e richiamato il valore di “una collaborazione finalizzata a promuovere una progettazione attiva e condivisa, orientata a spazi pubblici inclusivi e di qualità”, invitando la cittadinanza a partecipare.
A seguire, Michele Magni, consigliere comunale e presidente della Consulta Giovanile, ha introdotto il senso del lavoro attraverso una citazione tratta da "Le città invisibili" di Italo Calvino, dove “Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra e, quando gli viene chiesto quale sia la pietra che sostiene il ponte, non solo risponde che è l’insieme delle pietre a formare l’arco ma che senza di esse non ci sarebbe il ponte”.

Ha preso poi parola la presidente di REsilienceLAB, l’architetta e dott.ssa di ricerca in pianificazione al Politecnico Angela Colucci, la quale ha illustrato tutto il lavoro che è stato compiuto dai tirocinanti e dai soggetti del territorio valmadrerese. Ha poi sottolineato la pluralità delle dimensioni che esistono in una città, “quella fisica, funzionale, relazionale, culturale ed ecologica” ribadendo come “la persona e la diversità creativa siano risorse centrali per ogni trasformazione in positivo”. Il percorso, è stato spiegato, si è articolato in due grandi fasi: “la prima (da settembre a dicembre) dedicata all’analisi urbana e all’individuazione di contesti e attori locali; la seconda (da marzo a maggio) concentrata su specifiche aree di Valmadrera, attraverso laboratori di coprogettazione”. Alcune studentesse del Politecnico hanno raccontato un lavoro strutturato in sei ambiti della città e guidato da temi come sicurezza e accessibilità, verdi inclusivi e terapeutici, luoghi riconoscibili e collettivi, fino a spazi di attivazione culturale e narrazione: “un percorso fatto di camminate collettive per individuare limiti ed esclusioni e di ricerca di suggestioni e casi studio da contesti internazionali”.

La parte centrale dell’incontro ha dato voce ai laboratori sviluppati con tre istituti scolastici del territorio.
Il laboratorio ‘Parco Valm’ama’ elaborato dalla Primaria Leopardi ha visto protagonisti gli alunni, che dopo confronti con gli universitari hanno realizzato disegni e modellini con materiali di riciclo: proposte per giochi accessibili, spazi educativi e aree dedicate anche agli animali, dai classici cani e gatti fino ai piccoli insetti, in un’idea di parco più fruibile e accogliente.

Il percorso con la secondaria di primo grado si è tradotto in ‘Accendi l’incontro’ della Vassena: i temi emersi hanno toccato sicurezza, inclusione, mobilità e rinascita degli spazi verdi. Tra le ipotesi presentate, spazi per lezioni e socialità all’aperto, parcheggi per bici e monopattini e fermate del bus più sicure, con tavole e modellini realizzati anche qui con materiali di recupero.

Infine, con l’Istituto Aldo Moro, il laboratorio ‘Hub collettivi mobili’ ha incrociato socialità, sport, arredo urbano e sicurezza, mettendo al centro l’idea che la cittadinanza si costruisca attraverso ascolto e riconoscimento. Il progetto principale ha riguardato proprio hub mobili: mezzi attrezzati per consentire ai ragazzi di mettere competenze e apprendimenti “al servizio” della comunità. “Senza ascolto e spazi di protagonismo - hanno sottolineato dall’Istituto - le derive giovanili si combattono poco; aprire la scuola al territorio, invece, significa creare comunità”.
È seguita poi una visita libera di tutti i presenti per scoprire nel dettaglio le tavole progettuali e vedere dal vivo i modellini realizzati da bambini e ragazzi.
A chiudere, il richiamo dei promotori al valore del percorso in sé: non solo risultati finali, ma un “atto progettuale condiviso, capace di produrre una mappa di innovazioni e linee guida replicabili”. Un invito, in sostanza, a continuare a immaginare, insieme, il futuro di Valmadrera.
Il progetto è nato come un itinerario di esplorazione urbana che ha coinvolto studenti, associazioni e realtà locali, con l’obiettivo di “osservare la città con uno sguardo nuovo e proporre soluzioni capaci di rendere gli spazi pubblici più belli, accessibili e accoglienti”. Al centro, esperienze e bisogni di chi vive quotidianamente il territorio: “una componente partecipativa che – come è emerso dalle parole dei promotori – ha permesso di costruire una conoscenza condivisa e concreta della città”.

Ad aprire gli interventi istituzionali è stato il sindaco Cesare Colombo, che ha ringraziato tutti i partecipanti e richiamato il valore di “una collaborazione finalizzata a promuovere una progettazione attiva e condivisa, orientata a spazi pubblici inclusivi e di qualità”, invitando la cittadinanza a partecipare.
A seguire, Michele Magni, consigliere comunale e presidente della Consulta Giovanile, ha introdotto il senso del lavoro attraverso una citazione tratta da "Le città invisibili" di Italo Calvino, dove “Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra e, quando gli viene chiesto quale sia la pietra che sostiene il ponte, non solo risponde che è l’insieme delle pietre a formare l’arco ma che senza di esse non ci sarebbe il ponte”.

Ha preso poi parola la presidente di REsilienceLAB, l’architetta e dott.ssa di ricerca in pianificazione al Politecnico Angela Colucci, la quale ha illustrato tutto il lavoro che è stato compiuto dai tirocinanti e dai soggetti del territorio valmadrerese. Ha poi sottolineato la pluralità delle dimensioni che esistono in una città, “quella fisica, funzionale, relazionale, culturale ed ecologica” ribadendo come “la persona e la diversità creativa siano risorse centrali per ogni trasformazione in positivo”. Il percorso, è stato spiegato, si è articolato in due grandi fasi: “la prima (da settembre a dicembre) dedicata all’analisi urbana e all’individuazione di contesti e attori locali; la seconda (da marzo a maggio) concentrata su specifiche aree di Valmadrera, attraverso laboratori di coprogettazione”. Alcune studentesse del Politecnico hanno raccontato un lavoro strutturato in sei ambiti della città e guidato da temi come sicurezza e accessibilità, verdi inclusivi e terapeutici, luoghi riconoscibili e collettivi, fino a spazi di attivazione culturale e narrazione: “un percorso fatto di camminate collettive per individuare limiti ed esclusioni e di ricerca di suggestioni e casi studio da contesti internazionali”.
La parte centrale dell’incontro ha dato voce ai laboratori sviluppati con tre istituti scolastici del territorio.
Il laboratorio ‘Parco Valm’ama’ elaborato dalla Primaria Leopardi ha visto protagonisti gli alunni, che dopo confronti con gli universitari hanno realizzato disegni e modellini con materiali di riciclo: proposte per giochi accessibili, spazi educativi e aree dedicate anche agli animali, dai classici cani e gatti fino ai piccoli insetti, in un’idea di parco più fruibile e accogliente.
Il percorso con la secondaria di primo grado si è tradotto in ‘Accendi l’incontro’ della Vassena: i temi emersi hanno toccato sicurezza, inclusione, mobilità e rinascita degli spazi verdi. Tra le ipotesi presentate, spazi per lezioni e socialità all’aperto, parcheggi per bici e monopattini e fermate del bus più sicure, con tavole e modellini realizzati anche qui con materiali di recupero.
Infine, con l’Istituto Aldo Moro, il laboratorio ‘Hub collettivi mobili’ ha incrociato socialità, sport, arredo urbano e sicurezza, mettendo al centro l’idea che la cittadinanza si costruisca attraverso ascolto e riconoscimento. Il progetto principale ha riguardato proprio hub mobili: mezzi attrezzati per consentire ai ragazzi di mettere competenze e apprendimenti “al servizio” della comunità. “Senza ascolto e spazi di protagonismo - hanno sottolineato dall’Istituto - le derive giovanili si combattono poco; aprire la scuola al territorio, invece, significa creare comunità”.
A chiudere, il richiamo dei promotori al valore del percorso in sé: non solo risultati finali, ma un “atto progettuale condiviso, capace di produrre una mappa di innovazioni e linee guida replicabili”. Un invito, in sostanza, a continuare a immaginare, insieme, il futuro di Valmadrera.
M.E.




















