Lecco: in termini numerici ''il partito del non voto'' è stato il gruppo più numeroso
Le ultime elezioni comunali di giugno a livello nazionale si sono caratterizzate per la bassa affluenza al voto. Il ‘non voto’ si è preso un bel cinquantatré o cinquantaquattro per cento. Di conseguenza, il sindaco vincente è stato eletto solo con il 25% della popolazione. Circa cinquanta cittadini, aventi diritto al voto, non sono andati votare.
Siamo di fronte a quello che Erich Fromm indicava come “l'alienazione politica”, che è una manifestazione più ampia dell'alienazione sociale. L'alienazione politica consiste in una sensazione di non appartenenza. La politica è percepita come se fosse una sfera separante e distante, nella quale gli individui non si riconoscono perché ritengono di avere scarso controllo.
Il cittadino (individuo), tende a delegare le proprie responsabilità a leader, partiti o apparati burocratici, rinunciando a una partecipazione attiva e critica: pur vivendo in una democrazia, si può sentire impotente e isolato. I motivi di questo sentimento di impotenza sono molteplici: la burocratizzazione delle istituzioni, lo stato di conflitto del sistema politico, la marginalizzazione nel processo decisionale, l’accentramento del potere economico e finanziario in mano al 10%, il conformismo o la passività politica. Tutto ciò favorisce il ‘non voto’, la disaffezione verso i politici: così si ridurre la partecipazione alla vita della polis.
Erich Fromm: ” In realtà, il nostro voto è influenzato da pratiche molto simili a quelle della moderna tecnica pubblicitaria – soprattutto televisiva -, che ci bersaglia di slogan per condizionarci mediante richiami emotivi e del tutto irrazionali. Nei confronti di queste pratiche noi ci comportiamo come di fronte a una partita di calcio o un incontro di pugilato, ossia reagiamo con quel senso teatrale…Troviamo eccitante vedere due candidati combattere una battaglia il cui esito appare per qualche tempo incerto, consentendoci così di partecipare”.
I “non votanti” sono gli spettatori, che si sentono esclusi o si rifiutano di partecipare all’incontro elettorale. Oltre al senso di esclusione, prevale anche un manifesto vittimistico onnipotentistico di minaccia (inconscio collettivo) nei confronti dei partecipanti: si considerano una tribù, un gruppo a parte, importante e distinto.
Il ‘non voto’, come alienazione della politica, si manifesta con un tratto psico-sociale depressogeno che possiede un occhio coscienziale giudicante, virtuale del bene (suicidio sociale): “ Con il mio ‘non voto’, vi punisco”.
Anche il voto delle comunali di Lecco deve fare i conti con il ‘non voto’.
A Lecco, dei 39.137 voti disponibili, 11.905 voti sono andati a Filippo Boscagli, 10.973 a Mauro Gattinoni e 15.962 ai ‘non votanti’.
Il consenso reale di Filippo Boscagli è del 30,4%, quello di Mauro Gattinoni del 28,04%. Il 40,74% si è astenuto (non voto): solo 30 persone su 100 hanno votato Filippo Boscagli, ottenendo il consenso di circa 3 elettori su 10 ( 30 su 100, 300 su 1.000). Gli astenuti per Mauro Gattinoni sono 7 su 10 (70 su 100, 700 su 1.000), pari a 4.057. La differenza tra i due candidati è di 932 voti.
É una vittoria netta ma non schiacciante: corrisponde al 2.38% del corpo elettorale. L’astensione è stata più rilevante del consenso ottenuto da ciascun candidato. In termini numerici “ il partito del non voto” è stato il gruppo più numeroso.
Il dato politico più indicativo non è 52% contro il 48%, ma la distanza del sindaco eletto dai non votanti: 4.000.
Il nuovo gruppo consigliare di opposizione, dopo questa sconfitta, dovrebbe svolgere una politica strabica: con un occhio in Consiglio Comunale, con l’altro occhio all’ombra del ’non voto’ e non solo. In Consiglio Comunale, potrebbe presentarsi come un unico gruppo di minoranza, superando le singole sigle(frammentazione), proponendo il candidato sindaco come capo gruppo.
Il ‘non voto’ attende di essere coinvolto, ascoltato per essere incluso nei processi decisionali.
Siamo di fronte a quello che Erich Fromm indicava come “l'alienazione politica”, che è una manifestazione più ampia dell'alienazione sociale. L'alienazione politica consiste in una sensazione di non appartenenza. La politica è percepita come se fosse una sfera separante e distante, nella quale gli individui non si riconoscono perché ritengono di avere scarso controllo.
Il cittadino (individuo), tende a delegare le proprie responsabilità a leader, partiti o apparati burocratici, rinunciando a una partecipazione attiva e critica: pur vivendo in una democrazia, si può sentire impotente e isolato. I motivi di questo sentimento di impotenza sono molteplici: la burocratizzazione delle istituzioni, lo stato di conflitto del sistema politico, la marginalizzazione nel processo decisionale, l’accentramento del potere economico e finanziario in mano al 10%, il conformismo o la passività politica. Tutto ciò favorisce il ‘non voto’, la disaffezione verso i politici: così si ridurre la partecipazione alla vita della polis.
Erich Fromm: ” In realtà, il nostro voto è influenzato da pratiche molto simili a quelle della moderna tecnica pubblicitaria – soprattutto televisiva -, che ci bersaglia di slogan per condizionarci mediante richiami emotivi e del tutto irrazionali. Nei confronti di queste pratiche noi ci comportiamo come di fronte a una partita di calcio o un incontro di pugilato, ossia reagiamo con quel senso teatrale…Troviamo eccitante vedere due candidati combattere una battaglia il cui esito appare per qualche tempo incerto, consentendoci così di partecipare”.
I “non votanti” sono gli spettatori, che si sentono esclusi o si rifiutano di partecipare all’incontro elettorale. Oltre al senso di esclusione, prevale anche un manifesto vittimistico onnipotentistico di minaccia (inconscio collettivo) nei confronti dei partecipanti: si considerano una tribù, un gruppo a parte, importante e distinto.
Il ‘non voto’, come alienazione della politica, si manifesta con un tratto psico-sociale depressogeno che possiede un occhio coscienziale giudicante, virtuale del bene (suicidio sociale): “ Con il mio ‘non voto’, vi punisco”.
Anche il voto delle comunali di Lecco deve fare i conti con il ‘non voto’.
A Lecco, dei 39.137 voti disponibili, 11.905 voti sono andati a Filippo Boscagli, 10.973 a Mauro Gattinoni e 15.962 ai ‘non votanti’.
Il consenso reale di Filippo Boscagli è del 30,4%, quello di Mauro Gattinoni del 28,04%. Il 40,74% si è astenuto (non voto): solo 30 persone su 100 hanno votato Filippo Boscagli, ottenendo il consenso di circa 3 elettori su 10 ( 30 su 100, 300 su 1.000). Gli astenuti per Mauro Gattinoni sono 7 su 10 (70 su 100, 700 su 1.000), pari a 4.057. La differenza tra i due candidati è di 932 voti.
É una vittoria netta ma non schiacciante: corrisponde al 2.38% del corpo elettorale. L’astensione è stata più rilevante del consenso ottenuto da ciascun candidato. In termini numerici “ il partito del non voto” è stato il gruppo più numeroso.
Il dato politico più indicativo non è 52% contro il 48%, ma la distanza del sindaco eletto dai non votanti: 4.000.
Il nuovo gruppo consigliare di opposizione, dopo questa sconfitta, dovrebbe svolgere una politica strabica: con un occhio in Consiglio Comunale, con l’altro occhio all’ombra del ’non voto’ e non solo. In Consiglio Comunale, potrebbe presentarsi come un unico gruppo di minoranza, superando le singole sigle(frammentazione), proponendo il candidato sindaco come capo gruppo.
Il ‘non voto’ attende di essere coinvolto, ascoltato per essere incluso nei processi decisionali.
Dr. Enrico Magni, Psicologo, criminologo, giornalista




















