Le suore di Maria Bambina salutano Olate, lasciando un grande regalo di cui far tesoro
Un grazie, semplice ma sentito, che risuona a gran voce fra i membri della comunità pastorale di Olate alle Suore di Maria Bambina, che questa mattina hanno salutato quella che fino ad oggi è stata la loro casa, la loro famiglia.

Dopo 131 anni di presenza a Lecco, le religiose hanno preso parte alla messa di congedo insieme a tanti fedeli, raccogliendo in un’unica immagine ciò che è stata la loro storia: un servizio quotidiano fatto di cura, silenzio, pazienza e carità operosa.

Ad essere ringraziate, per la vicinanza e il lavoro svolto in questi anni, sono state la superiora suor Mariaregina De Franceschi e le consorelle suor Anna Maria Sangalli, suor Assunta Buttironi, suor Giuliana Gaverini, suor Maria Rosa Selva, suor Marialuisa Ricetti, suor Renata Mazzoldi, suor Rosaria Figurato e suor Anna Rosa Colombo. Un saluto che non è sembrato un addio, quanto piuttosto un passaggio di testimone: la fine di una presenza stabile, ma non di una memoria.

Nel libretto della celebrazione, don Francesco Grasselli ha riassunto con parole semplici il senso della mattinata. Il presente ha chiamato in causa il passato: le radici dell’Istituto, la casa madre a Milano, la partenza da Lovere (Bergamo) e “la spiritualità che ha sostenuto generazioni di religiose, capace di tenere insieme l’amore per Dio e quello per il prossimo”.

La presenza delle Suore di Carità nella frazione lecchese risale al 1895, dopo essere lasciata in eredità dalla signora Maria Stucchi alla cugina suor Vincenzina Mazzucconi, a far nascere l’impegno preciso: aprire nella casa di Olate un asilo gratuito per i bambini poveri della parrocchia e un oratorio per la gioventù femminile. Con il tempo sarebbero arrivati anche altri servizi, perché “la storia, in un paese come in una città, non resta mai ferma”. Nel 1898, con l’inaugurazione di una sede più ampia, divenne possibile stabilire una comunità. Alle suore fu chiesto anche di assumere la direzione dell’Ospizio per vecchi, nato dalla donazione di Giovanni Antonio Airoldi.

“Di quell’ingresso, la memoria collettiva conserva un’espressione che vale più di molte cronache: con le suore entrarono pulizia, ordine, pace, fede e ogni cura materna”. Le trasformazioni dovute alle criticità del Novecento si sono riflettute anche qui. Nel 1924 gli anziani ricoverati vennero riuniti a Germanedo e le suore li seguirono, mentre nel 1960 furono costruite nuove aule per l’asilo e nel 1975 una nuova ala accolse le religiose anziane. Successivamente, quando alcune attività cambiarono volto, gli spazi non rimasero vuoti: “la casa ha continuato a essere un luogo di accoglienza”, fino alle esperienze più recenti affidate alla cooperativa Arcobaleno. “Olate è stata spesso un punto di riferimento per le religiose impegnate nelle diverse realtà del territorio”, come Acquate, Galbiate, la casa di riposo “Airoldi-Muzzi” di Germanedo, Maggianico, Castello. “Un centro capace di irradiare servizio e, allo stesso tempo, di offrire casa” ha concluso don Francesco ringraziando ancora le sorelle.

Nell’omelia, don Walter Magnoni ha sottolineato la misura del bene compiuto. “Le suore sono un’istituzione, una garanzia. Tanto bene è stato fatto. Il loro segreto è stato cercare Dio nei loro giorni, cercarlo nei poveri e nelle persone che hanno trovato sul loro cammino. Questo è il grande regalo di cui dobbiamo fare tesoro”.
Un invito a non archiviare la storia come una pagina chiusa, ma a conservarne il senso.

Anche le suore, nel saluto ai fedeli, hanno scelto parole che non nascondono il dispiacere ma lo attraversano con gratitudine. “Abbiamo fatto insieme esperienza di essere parte di un popolo che ha accolto con gioia e affetto le prime nostre sorelle e ha accompagnato le altre in questo lungo tratto di storia con carità operosa - e ancora - Abbiamo offerto un servizio semplice a coloro che ne avevano bisogno. Testimonianza viva che nel silenzio e discrezione hanno portato davanti a Gesù i problemi”. Il ringraziamento, dunque, è diventato anche affidamento: una consegna al Signore di una collaborazione lunga più di un secolo.

Il congedo delle Suore di Maria Bambina tocca inevitabilmente corde diverse: la riconoscenza per ciò che è stato, il disagio di fronte all’assottigliarsi delle comunità religiose e alle vocazioni che diminuiscono, e una fiducia ostinata - “manzoniana”, come è stato ricordato da don Francesco - nella Provvidenza.

Il saluto di oggi ha lasciato la consapevolezza che la carità non è solo un elenco di opere, ma un modo di abitare il tempo. E, forse, la domanda più semplice e più esigente: cosa resta, in una comunità, quando se ne va chi l’ha servita nel silenzio per generazioni? La risposta, come spesso accade, non sarà in una targa o in un ricordo celebrativo, ma nel coraggio di continuare a prendersi cura gli uni degli altri.

A conclusione della messa, per chi ha desiderato condividere ancora un momento insieme alle religiose, è seguito un pranzo in oratorio.
Dopo 131 anni di presenza a Lecco, le religiose hanno preso parte alla messa di congedo insieme a tanti fedeli, raccogliendo in un’unica immagine ciò che è stata la loro storia: un servizio quotidiano fatto di cura, silenzio, pazienza e carità operosa.
Ad essere ringraziate, per la vicinanza e il lavoro svolto in questi anni, sono state la superiora suor Mariaregina De Franceschi e le consorelle suor Anna Maria Sangalli, suor Assunta Buttironi, suor Giuliana Gaverini, suor Maria Rosa Selva, suor Marialuisa Ricetti, suor Renata Mazzoldi, suor Rosaria Figurato e suor Anna Rosa Colombo. Un saluto che non è sembrato un addio, quanto piuttosto un passaggio di testimone: la fine di una presenza stabile, ma non di una memoria.
Nel libretto della celebrazione, don Francesco Grasselli ha riassunto con parole semplici il senso della mattinata. Il presente ha chiamato in causa il passato: le radici dell’Istituto, la casa madre a Milano, la partenza da Lovere (Bergamo) e “la spiritualità che ha sostenuto generazioni di religiose, capace di tenere insieme l’amore per Dio e quello per il prossimo”.
La presenza delle Suore di Carità nella frazione lecchese risale al 1895, dopo essere lasciata in eredità dalla signora Maria Stucchi alla cugina suor Vincenzina Mazzucconi, a far nascere l’impegno preciso: aprire nella casa di Olate un asilo gratuito per i bambini poveri della parrocchia e un oratorio per la gioventù femminile. Con il tempo sarebbero arrivati anche altri servizi, perché “la storia, in un paese come in una città, non resta mai ferma”. Nel 1898, con l’inaugurazione di una sede più ampia, divenne possibile stabilire una comunità. Alle suore fu chiesto anche di assumere la direzione dell’Ospizio per vecchi, nato dalla donazione di Giovanni Antonio Airoldi.
“Di quell’ingresso, la memoria collettiva conserva un’espressione che vale più di molte cronache: con le suore entrarono pulizia, ordine, pace, fede e ogni cura materna”. Le trasformazioni dovute alle criticità del Novecento si sono riflettute anche qui. Nel 1924 gli anziani ricoverati vennero riuniti a Germanedo e le suore li seguirono, mentre nel 1960 furono costruite nuove aule per l’asilo e nel 1975 una nuova ala accolse le religiose anziane. Successivamente, quando alcune attività cambiarono volto, gli spazi non rimasero vuoti: “la casa ha continuato a essere un luogo di accoglienza”, fino alle esperienze più recenti affidate alla cooperativa Arcobaleno. “Olate è stata spesso un punto di riferimento per le religiose impegnate nelle diverse realtà del territorio”, come Acquate, Galbiate, la casa di riposo “Airoldi-Muzzi” di Germanedo, Maggianico, Castello. “Un centro capace di irradiare servizio e, allo stesso tempo, di offrire casa” ha concluso don Francesco ringraziando ancora le sorelle.
Nell’omelia, don Walter Magnoni ha sottolineato la misura del bene compiuto. “Le suore sono un’istituzione, una garanzia. Tanto bene è stato fatto. Il loro segreto è stato cercare Dio nei loro giorni, cercarlo nei poveri e nelle persone che hanno trovato sul loro cammino. Questo è il grande regalo di cui dobbiamo fare tesoro”.
Un invito a non archiviare la storia come una pagina chiusa, ma a conservarne il senso.
Anche le suore, nel saluto ai fedeli, hanno scelto parole che non nascondono il dispiacere ma lo attraversano con gratitudine. “Abbiamo fatto insieme esperienza di essere parte di un popolo che ha accolto con gioia e affetto le prime nostre sorelle e ha accompagnato le altre in questo lungo tratto di storia con carità operosa - e ancora - Abbiamo offerto un servizio semplice a coloro che ne avevano bisogno. Testimonianza viva che nel silenzio e discrezione hanno portato davanti a Gesù i problemi”. Il ringraziamento, dunque, è diventato anche affidamento: una consegna al Signore di una collaborazione lunga più di un secolo.
Il congedo delle Suore di Maria Bambina tocca inevitabilmente corde diverse: la riconoscenza per ciò che è stato, il disagio di fronte all’assottigliarsi delle comunità religiose e alle vocazioni che diminuiscono, e una fiducia ostinata - “manzoniana”, come è stato ricordato da don Francesco - nella Provvidenza.
Il saluto di oggi ha lasciato la consapevolezza che la carità non è solo un elenco di opere, ma un modo di abitare il tempo. E, forse, la domanda più semplice e più esigente: cosa resta, in una comunità, quando se ne va chi l’ha servita nel silenzio per generazioni? La risposta, come spesso accade, non sarà in una targa o in un ricordo celebrativo, ma nel coraggio di continuare a prendersi cura gli uni degli altri.
A conclusione della messa, per chi ha desiderato condividere ancora un momento insieme alle religiose, è seguito un pranzo in oratorio.
M.E.




















