«Si liberalizza la caccia. Un disastro ambientale». Assemblea pubblica a Lecco con AVS
Via qualsiasi considerazione scientifica e fuori gioco gli organismi di controllo imparziali: la nuova legge sulla caccia in discussione in Parlamento lascerà mano libera ai cacciatori che potranno fare sostanzialmente ciò che vorranno. È l’allarme lanciato ieri sera in un’affollata assemblea pubblica promossa da Alleanza Verdi Sinistra e tenutasi nel salone sindacale della Cgil in piazzale Pino Galbani. Con l’invito finale a dare battaglia proprio ora in cui la proposta di legge, approvata dal Senato, è passata alla Camera dei deputati. Anche se i numeri sono numeri e pertanto ci si dovrà rassegnare a vederla varata, magari con un voto di fiducia come ci ha ormai abituati questo governo.

A fare il punto sull’iter della nuova normativa (con il titolo “Fuori bersaglio. A che punto è la riforma della caccia e perché fa male all’ambiente”) sono stati Michelangelo Morganti, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche Giovanna Corti, avvocata e presidente del Wwf lecchese; Lello Bazzi, presidente del Centro ricerche ornitologiche Scanagatta di Varenna; Luigi Parea, guardia venatoria e attivista della Lega per l’abolizione della caccia; Tino Magni, senatore di Avs; da remoto, Antonio Morabito, responsabile nazionale per il benessere animale di Legambiente.

In apertura, Barbara Cortinovis della segreteria della Cgil ha portato i saluti dell’organizzazione ricordando come un sindacato non possa occuparsi soltanto di lavoro e come l’incontro potesse offrire spunti anche per la stessa Cgil.

Ad Alberto Anghileri, già segretario provinciale della Fiom e poi della Cgil, ex consigliere comunale di Avs, è stato invece chiesto di portare una testimonianza dei giorni del G8 di Genova dei quali ricorrono i 25 anni. Anghileri era presente alla manifestazione no global con un centinaio di iscritti alla Fiom, nonostante le federazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) fossero contrarie alla partecipazione, «ma noi eravamo disubbidienti e ci siamo andati lo stesso». Ha poi ricordato il clima di quei giorni, la sospensione di diritti fondamentali, la considerazione che «abbiamo perso, perché contro la globalizzazione hanno vinto le destre: Trump, Milei… Ma non bisogna arrenderci: dicevamo allora che un altro mondo è possibile, oggi invece un altro mondo è necessario, perché ormai la guerra viene considerata normale.» Quale legame con la caccia? «Non è possibile che ognuno possa fare quello che vuole.»

Da parte sua, Morganti – che non ha svolto una relazione, ma condotto la serata introducendo spunti di riflessione – ha ricordato come l’attuale legge sulla caccia risalga al 1992, quando in carica vi era il settimo governo Andreotti: «Ed è una legge equilibrata – ha aggiunto - Ebbene, da trent’anni c’è chi ha covato risentimento contro questa legge. Ci sono persone infastidite da queste regole: per anni si ritrovavano nei loro circoli, adesso sono al governo. C’è dunque un senso di rivalsa. Vogliono avere le mani libere e qualcuno ci guadagna.» Ha poi sottolineato come nel 1992 una coscienza ambientalista stava cominciando a prendere piede «e oggi siamo portati a interrogarci sul nostro rapporto con gli animali. E in qualche caso siamo in difficoltà, come quando un lupo ti mangia il cane, perché il lupo mangia i cani, e allora ti viene qualche dubbio. O quando i cinghiali ti devastano l’orto… L’altro giorno è stato visto un orso in giro per Mandello…»

Giovanna Corti ha invece spiegato i contenuti della legge che già dal titolo evidenzia dove voglia andare: «Il titolo della vecchia legge era. “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”. La protezione era in primo piano, adesso viene accomunata alla gestione della fauna selvatica. Anzi, la gestione viene anteposta. E come avviene questa gestione? Con la caccia che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’equilibrio dell’ecosistema”. Inoltre, si prevedeva che le Regioni dovessero prevedere almeno un 20 o 30% di aree protette, adesso quel 30% diventa il limite massimo e nel computo rientrano anche aree interdette alla caccia ma non protette; una maniera per raggiungere in fretta il limite. E se le Regioni vorranno istituire aree protette dovranno giustificarlo.» Ancora: «Sarà allungata la lista delle specie a cui si potrà sparare, viene abolito il limite temporale del 10 febbraio, quando l’attività venatoria si interrompeva per non influire sulle migrazioni e la nidificazione.»
La legge 157 – ha continuato Corti – è peraltro già stata modificata nel 2022 con la scusa dell’emergenza delle specie invasive «e allora la caccia da attività ricreativa è diventata attività di controllo della fauna selvatica affidata ai cacciatori stessi e non a organi dello Stato. Tra l’altro, ci si chiede se questo sia servito. La realtà ci dice di no, che non funziona.»

Dunque, che fare? «Dove informarvi e informare – ha concluso Corti – e se possibile sostenere la nostra campagna. Come Wwf abbiamo promosso una raccolta di firme, ne abbiamo già raccolte 400mila.»
Parlando di vero e proprio “vulnus alla democrazia”, Antonino Morabito ha ricordato il referendum del 1990 quando 18 milioni di italiani (il 43%, ma la consultazione non raggiunse il quorum) votò per l’abolizione della caccia. L’abolizione, non una limitazione. Significa che una gran parte di italiani è contro la caccia.»
La volontà di emanare una nuova legge, secondo Morabito, non è nemmeno giustificata dal pretesto che la legge 157 sia vecchia, considerato che in questi trent’anni ha subito 70 modifica e ciò nonostante siano state accantonate le indicazioni scientifiche.

«C’è un ritardo culturale – ha proseguito l’esponente di Legambiente - Bisogna rimettere in discussione il nostro rapporto con gli animali. Renderci contro che la violenza sugli animali è il primo passo per un abbassamento dell’empatia anche nei confronti dei propri simili. La caccia abitua i cittadini all’uso delle armi.»

Lello Bazzi ha sottolineato la riduzione del ruolo giocato nelle scelte dalle evidenze scientifiche, ha parlato di indebolimento della tutela della biodiversità e in particolare degli uccelli migratori, ha segnalato problemi di coerenza con la normativa europea. Ha quindi richiamato la necessità di mantenere un ruolo centrale per gli organismi tecnico-scientifici, di un monitoraggio costante, di aggiornare i calendari venatori secondo le nuove abitudini degli uccelli modificate dal cambiamento climatico.»

Veemente l’intervento di Luigi Parea: «Quello che sta avvenendo è drammatico. Si annulla la difesa della fauna selvatica. Dire che il cacciatore ne diventa il gestore è una bestemmia. Quest’anno i calendari venatori saranno devastanti.»
Ha poi ricordato la vicenda della Regione Lombardia che non aveva messo in pratica le misure per la protezione dei migratori che prevedeva di indicare i varchi montani di passaggio dove la caccia è proibita. Per correre ai ripari ne ha poi indicati 42 quando l’Ispra (l’Istituto per la Ricerca ambientale, organo scientifico indipendente) ne ha invece indicati 475. Ma c’erano da salvare gli ottomila capanni dei cacciatori bresciani e allora Calderoli ha fattoi quella legge truffa sulla montagna che ha cancellato il divieto di caccia ai valichi. Dal 2019 al 2023 i tesserini dei cacciatori hanno fatto registrare l’abbattimento di 33 milioni di uccelli migratori. Sarebbe questa la gestione della biodiversità. L’unico vero gestore della biodiversità è il lupo, ma si vuole aprire la caccia anche al lupo.»

È stato poi Tino Magni a tirare le conclusioni, ricordando tra l’altro come ai tempi dei referendum sulla caccia, da sindacalista della Fiom andò a parlare agli operai della Fiocchi Munizioni: «Fu difficile. C’era un ricatto evidente. Credo d’essermela cavata…». Si è poi chiesto che motivo ci sarebbe per cambiare una legge che in 34 anni ha funzionato e considerato che tutti le audizioni tenute in Senato hanno evidenziato che le modifiche sono sbagliate: «È la cultura di questo governo che dice come le norme europee sull’ambiente abbiano creato difficoltà alla nostra economia. Non è vero. Quelle del governo sono idee trumpiano, vecchie e ideologiche: negano il cambiamento climatico, sostengono che tutelando l’ambiente saremo più poveri, negano le questioni scientifiche. In Parlamento hanno tenuto nascosta per mesi una lettera critica arrivata dall’Unione europea. Dietro queste scelte ci sono le lobby delle armi. E mentre si liberalizza la caccia, si criminalizza chi contesta. C’è un disegno preciso. Al Senato ci sono articoli della legge scritti, ritirati e riscritti da ministri e relatori sotto le pressioni delle lobby. Abbiamo fatto il possibile, mantenendo i contatti con la piazza e con le associazioni. Questo è il momento per fare pressione, serve una pressione diffusa. Poi, vero, magari il governo metterà la fiducia, lo ha già fatto 70 volte in questa legislatura, così come ha varato 137 decreti legge. È una legge impossibile da emendare, è strutturale. Se sarà approvata dalla Camera e se andremo al governo la aboliremo.»
A fare il punto sull’iter della nuova normativa (con il titolo “Fuori bersaglio. A che punto è la riforma della caccia e perché fa male all’ambiente”) sono stati Michelangelo Morganti, ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche Giovanna Corti, avvocata e presidente del Wwf lecchese; Lello Bazzi, presidente del Centro ricerche ornitologiche Scanagatta di Varenna; Luigi Parea, guardia venatoria e attivista della Lega per l’abolizione della caccia; Tino Magni, senatore di Avs; da remoto, Antonio Morabito, responsabile nazionale per il benessere animale di Legambiente.
In apertura, Barbara Cortinovis della segreteria della Cgil ha portato i saluti dell’organizzazione ricordando come un sindacato non possa occuparsi soltanto di lavoro e come l’incontro potesse offrire spunti anche per la stessa Cgil.
Ad Alberto Anghileri, già segretario provinciale della Fiom e poi della Cgil, ex consigliere comunale di Avs, è stato invece chiesto di portare una testimonianza dei giorni del G8 di Genova dei quali ricorrono i 25 anni. Anghileri era presente alla manifestazione no global con un centinaio di iscritti alla Fiom, nonostante le federazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) fossero contrarie alla partecipazione, «ma noi eravamo disubbidienti e ci siamo andati lo stesso». Ha poi ricordato il clima di quei giorni, la sospensione di diritti fondamentali, la considerazione che «abbiamo perso, perché contro la globalizzazione hanno vinto le destre: Trump, Milei… Ma non bisogna arrenderci: dicevamo allora che un altro mondo è possibile, oggi invece un altro mondo è necessario, perché ormai la guerra viene considerata normale.» Quale legame con la caccia? «Non è possibile che ognuno possa fare quello che vuole.»
Da parte sua, Morganti – che non ha svolto una relazione, ma condotto la serata introducendo spunti di riflessione – ha ricordato come l’attuale legge sulla caccia risalga al 1992, quando in carica vi era il settimo governo Andreotti: «Ed è una legge equilibrata – ha aggiunto - Ebbene, da trent’anni c’è chi ha covato risentimento contro questa legge. Ci sono persone infastidite da queste regole: per anni si ritrovavano nei loro circoli, adesso sono al governo. C’è dunque un senso di rivalsa. Vogliono avere le mani libere e qualcuno ci guadagna.» Ha poi sottolineato come nel 1992 una coscienza ambientalista stava cominciando a prendere piede «e oggi siamo portati a interrogarci sul nostro rapporto con gli animali. E in qualche caso siamo in difficoltà, come quando un lupo ti mangia il cane, perché il lupo mangia i cani, e allora ti viene qualche dubbio. O quando i cinghiali ti devastano l’orto… L’altro giorno è stato visto un orso in giro per Mandello…»
Giovanna Corti ha invece spiegato i contenuti della legge che già dal titolo evidenzia dove voglia andare: «Il titolo della vecchia legge era. “Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio”. La protezione era in primo piano, adesso viene accomunata alla gestione della fauna selvatica. Anzi, la gestione viene anteposta. E come avviene questa gestione? Con la caccia che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’equilibrio dell’ecosistema”. Inoltre, si prevedeva che le Regioni dovessero prevedere almeno un 20 o 30% di aree protette, adesso quel 30% diventa il limite massimo e nel computo rientrano anche aree interdette alla caccia ma non protette; una maniera per raggiungere in fretta il limite. E se le Regioni vorranno istituire aree protette dovranno giustificarlo.» Ancora: «Sarà allungata la lista delle specie a cui si potrà sparare, viene abolito il limite temporale del 10 febbraio, quando l’attività venatoria si interrompeva per non influire sulle migrazioni e la nidificazione.»
La legge 157 – ha continuato Corti – è peraltro già stata modificata nel 2022 con la scusa dell’emergenza delle specie invasive «e allora la caccia da attività ricreativa è diventata attività di controllo della fauna selvatica affidata ai cacciatori stessi e non a organi dello Stato. Tra l’altro, ci si chiede se questo sia servito. La realtà ci dice di no, che non funziona.»
Dunque, che fare? «Dove informarvi e informare – ha concluso Corti – e se possibile sostenere la nostra campagna. Come Wwf abbiamo promosso una raccolta di firme, ne abbiamo già raccolte 400mila.»
Parlando di vero e proprio “vulnus alla democrazia”, Antonino Morabito ha ricordato il referendum del 1990 quando 18 milioni di italiani (il 43%, ma la consultazione non raggiunse il quorum) votò per l’abolizione della caccia. L’abolizione, non una limitazione. Significa che una gran parte di italiani è contro la caccia.»
La volontà di emanare una nuova legge, secondo Morabito, non è nemmeno giustificata dal pretesto che la legge 157 sia vecchia, considerato che in questi trent’anni ha subito 70 modifica e ciò nonostante siano state accantonate le indicazioni scientifiche.
«C’è un ritardo culturale – ha proseguito l’esponente di Legambiente - Bisogna rimettere in discussione il nostro rapporto con gli animali. Renderci contro che la violenza sugli animali è il primo passo per un abbassamento dell’empatia anche nei confronti dei propri simili. La caccia abitua i cittadini all’uso delle armi.»
Lello Bazzi ha sottolineato la riduzione del ruolo giocato nelle scelte dalle evidenze scientifiche, ha parlato di indebolimento della tutela della biodiversità e in particolare degli uccelli migratori, ha segnalato problemi di coerenza con la normativa europea. Ha quindi richiamato la necessità di mantenere un ruolo centrale per gli organismi tecnico-scientifici, di un monitoraggio costante, di aggiornare i calendari venatori secondo le nuove abitudini degli uccelli modificate dal cambiamento climatico.»
Veemente l’intervento di Luigi Parea: «Quello che sta avvenendo è drammatico. Si annulla la difesa della fauna selvatica. Dire che il cacciatore ne diventa il gestore è una bestemmia. Quest’anno i calendari venatori saranno devastanti.»
Ha poi ricordato la vicenda della Regione Lombardia che non aveva messo in pratica le misure per la protezione dei migratori che prevedeva di indicare i varchi montani di passaggio dove la caccia è proibita. Per correre ai ripari ne ha poi indicati 42 quando l’Ispra (l’Istituto per la Ricerca ambientale, organo scientifico indipendente) ne ha invece indicati 475. Ma c’erano da salvare gli ottomila capanni dei cacciatori bresciani e allora Calderoli ha fattoi quella legge truffa sulla montagna che ha cancellato il divieto di caccia ai valichi. Dal 2019 al 2023 i tesserini dei cacciatori hanno fatto registrare l’abbattimento di 33 milioni di uccelli migratori. Sarebbe questa la gestione della biodiversità. L’unico vero gestore della biodiversità è il lupo, ma si vuole aprire la caccia anche al lupo.»
È stato poi Tino Magni a tirare le conclusioni, ricordando tra l’altro come ai tempi dei referendum sulla caccia, da sindacalista della Fiom andò a parlare agli operai della Fiocchi Munizioni: «Fu difficile. C’era un ricatto evidente. Credo d’essermela cavata…». Si è poi chiesto che motivo ci sarebbe per cambiare una legge che in 34 anni ha funzionato e considerato che tutti le audizioni tenute in Senato hanno evidenziato che le modifiche sono sbagliate: «È la cultura di questo governo che dice come le norme europee sull’ambiente abbiano creato difficoltà alla nostra economia. Non è vero. Quelle del governo sono idee trumpiano, vecchie e ideologiche: negano il cambiamento climatico, sostengono che tutelando l’ambiente saremo più poveri, negano le questioni scientifiche. In Parlamento hanno tenuto nascosta per mesi una lettera critica arrivata dall’Unione europea. Dietro queste scelte ci sono le lobby delle armi. E mentre si liberalizza la caccia, si criminalizza chi contesta. C’è un disegno preciso. Al Senato ci sono articoli della legge scritti, ritirati e riscritti da ministri e relatori sotto le pressioni delle lobby. Abbiamo fatto il possibile, mantenendo i contatti con la piazza e con le associazioni. Questo è il momento per fare pressione, serve una pressione diffusa. Poi, vero, magari il governo metterà la fiducia, lo ha già fatto 70 volte in questa legislatura, così come ha varato 137 decreti legge. È una legge impossibile da emendare, è strutturale. Se sarà approvata dalla Camera e se andremo al governo la aboliremo.»
D.C.




















