In viaggio a tempo indeterminato/438: la Via della Seta in autostop

"Via della Seta".
Non suona epico e leggendario?
A me basta sentirne parlare per immaginare una lunga strada nel deserto, percorsa da carovane di cammelli cariche di stoffe preziose.
Un nome che, come diremmo oggi, funziona molto bene a livello marketing perché evocativo di un'epoca e di un modo di viaggiare che non esistono più. La Via della Seta era un'immensa rete di percorsi terrestri e marittimi che, per oltre 1.500 anni, ha collegato l'Oriente con l'Occidente, permettendo lo scambio di merci, ma anche di idee, religioni, tecnologie e culture.
Si può dire che la Via della Seta sia stata la prima vera forma di globalizzazione.

Iniziava nell'antica capitale cinese di Xi'an e da lì le carovane attraversavano deserti, costeggiavano montagne, facevano sosta in Asia Centrale e proseguivano verso la Persia, il Medio Oriente e il Mediterraneo.
Lungo il tragitto sorgevano città diventate famose proprio grazie al commercio e alle carovane che le utilizzavano come punti di sosta, potremmo definirle le "stazioni di servizio" dell'epoca.
Il nome deriva dalla merce più preziosa trasportata lungo questi percorsi: la seta cinese.
La Cina custodiva il segreto della produzione della seta e in Europa questo tessuto era considerato un lusso riservato soltanto ai nobili.
Lungo queste strade, però, viaggiava praticamente di tutto.
Da Oriente partivano seta, porcellana, carta (considerata un'avanguardia incredibile per l'epoca), tè, spezie indiane, pietre preziose.
Nell'altra direzione, invece, si spostavano i famosi cavalli delle steppe, il vetro, l'argento e l'oro, la lana e persino il vino. Non era uno scambio a senso unico: ogni popolo offriva ciò che possedeva.
Altro che commercio online. In Cina ordinavano della lana e dopo solo 10/12 mesi se la trovavano fuori dalla porta di casa.
Le carovane (i corrieri dell'epoca) erano spesso enormi e formate da centinaia di cammelli e cavalli. Potevano percorrere circa 30-40 chilometri al giorno, quindi ci impiegavano molti mesi, se non anni, per completare il viaggio.
Anche la Via della Seta aveva i suoi influencer che la "pubblicizzavano" rendendola famosa nel mondo. Uno tra tutti: Marco Polo. Nel XIII secolo era partito da Venezia insieme al padre e allo zio per raggiungere la Cina dopo un viaggio lunghissimo.
Il suo racconto ha fatto conoscere un mondo che sembrava quasi fantastico e fiabesco.
Ma le cose più importanti che viaggiano lungo la Via della Seta non erano cose.
Religioni, tradizioni, cucina, conoscenze scientifiche, matematiche e mediche viaggiavano su questi percorsi insieme alle merci, contribuendo allo sviluppo di intere civiltà.
È così che il buddismo dall'India è arrivato in Cina.
È così che l'Islam ha attecchito tra i Paesi dell'Asia Centrale.
È così che si sono diffuse nuove tecniche agricole e invenzioni come la polvere da sparo e la bussola.
Queste carovane, questi viaggi, hanno plasmato il mondo, 30/40 chilometri alla volta.
autostop2.jpg (157 KB)
Ed è proprio con l'intento di scoprire come quel periodo storico abbia segnato queste zone che abbiamo modellato il nostro capitolo di viaggio in Asia Centrale. 4 Paesi: Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan.
Nella mia testa li ho sempre confusi e prima di venirci li ho sempre solo definiti gli "-stan", come se fossero una cosa sola. 
Per conoscerli e viverli a fondo abbiamo pensato a un modo per attraversarli: fare autostop.
Come ci sono miti e leggende che ruotano attorno alla Via della Seta, ci sono miti e leggende che ruotano attorno all'autostop.
C'è chi lo considera un modo hippie di viaggiare. Chi lo vede come qualcosa di pericoloso, vietato o estremo.
E poi ci sono i Paesi dell'Asia centrale, con le vecchiette che fermano le macchine per tornare dal mercato dopo aver fatto la spesa. Per la gente qui fare autostop non è l'eccezione ma, spesso, l'unica possibilità. I paesi e le città distano centinaia di chilometri, i mezzi di trasporto pubblici sono quasi inesistenti fuori dai grandi centri urbani e se non hai una macchina diventa impossibile spostarsi.
Per ovviare a queste mancanze, l'autostop è diventato una pratica molto diffusa e per niente insolita.
Chi ha una macchina condivide la sua fortuna dando passaggi a chi aspetta ai bordi delle strade.
È un gesto semplice che in questa parte di mondo viene dato quasi per scontato ma che per noi europei sembra un'utopia, quasi uno slancio di eccessiva fiducia nell'umanità.
Un'umanità che, però, in questa parte di mondo, sembra non aver dimenticato di far parte di un'unica grande comunità che, se può, si aiuta.
Perché in quei chilometri passati insieme su una macchina ci si sente subito tutti più vicini, ci si riconosce come persone e non come estranei da temere.
autostop1.jpg (89 KB)
Sembra quasi una fiaba, una storia alla Marco Polo, soprattutto se la si cala nella realtà che ci viene raccontata in Italia in questo periodo storico.
Le notizie ci dicono continuamente che siamo tutti uno contro l'altro perché l'altro è solo un pericolo. Insinuano costantemente un senso di sfiducia, paura, isolamento che qui, tra queste steppe infinite, sembra però disperdersi come sabbia al vento.
Ed è proprio questo che ci ha spinto a buttarci in questa avventura in autostop. Perché in questi 9 anni in viaggio se c'è una cosa che abbiamo capito, è che l'umanità è molto più bella, generosa e gentile di quella che ci raccontano.
In un momento storico in cui tutto vuole portarci nella direzione opposta, noi vogliamo ancora credere in quel legame lì, che ci rende tutti fratelli e non nemici.
E la Via della Seta è il posto perfetto perché viaggiare oggi lungo questi antichi percorsi significa attraversare deserti, montagne e città leggendari. Ma soprattutto vuol dire  ripercorrere una delle più grandi avventure della storia dell'umanità: quella di uomini e donne che, spinti dalla curiosità e dal commercio, hanno costruito un ponte tra civiltà lontanissime, cambiando il mondo senza nemmeno rendersene conto.
Angela (e Paolo)
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.