L’ospedale saluta dopo 165 anni le Suore di Maria Bambina: attente al valore del paziente come persona

Erano già state salutate, lo scorso settembre, agli Istituti Riunioni Airoldi e Muzzi. E poi, il mese scorso, nella “loro” Olate. Sabato le Suore di Maria Bambina si sono congedate anche dall’Ospedale Manzoni di Lecco. Lasciano dopo 165 anni ininterrotti di servizio, prima direttamente nella cura fisica del paziente poi come assistenti spirituali, tra le corsie di un nosocomio che, in un così ampio arco temporale, non solo si è “spostato” ma si è anche, ovviamente, “trasformato” diventando la realtà che è ora e dunque un hub di riferimento per tutta la provincia e non solo.
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"Il nostro ringraziamento diventa preghiera", così il cappellano don Raffaele Anfossi ha esordito, dinnanzi ad una chiesa piena. Presenti infatti alla funzione pomeridiana non solo i degenti ma anche lo parenti nonché chi nel tempo ha conosciuto le religiose prossime a lasciare definitivamente Lecco. 
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"Le suore, in tanti anni di servizio in ospedale, hanno avvicinato tantissime persone al Signore e le hanno accompagnate a trovare la propria fede. Soprattutto, si sono spese affinché all'interno della struttura venisse sempre riconosciuto il valore del paziente come persona, come figlio di Dio. Questa cosa purtroppo non è sempre scontata, ma da loro non è mai stata dimenticata, proprio grazie alla loro forte fede in Gesù. È un concetto molto importante, che sicuramente abbiamo tutti in mente, ma che spesso non rammentiamo. A volte, infatti, all'interno dell'ospedale c'è un po' la tendenza di perdere il valore della persona, cosa che però non tocca le nostre suore. Attraverso le loro piccole attenzioni, come chiamare il paziente per nome e non per numero di camera o nel modo in cui lo toccano e lo rispettano, queste donne hanno sempre fatto attenzione a trattare i malati come persone, non definendoli solo dalla loro malattia. Nonostante tutta la professionalità e la preparazione dell'ospedale, purtroppo, a volte emerge un po' la mentalità del mondo secondo cui le persone sono più delle macchine a cui bisogna riparare un pezzo. Così, le persone in ospedale perdono ogni tanto il loro valore di figli di Dio, diventando anonime e venendo valutate in base alla loro durata, all'efficienza e all'utilità. Non sempre il peccato nasce da un'azione sbagliata, ma da un atteggiamento troppo leggero, come questo". 
Con queste parole la comunità dell'ospedale ha portato un forte ringraziamento alle suore per la loro costante presenza e umanità e per il valore alla persona che hanno sempre dato. 
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A nome di tutto il personale ospedaliero è intervenuto Alberto Boffi, direttore amministrativo dell’ASST, che ha posto l’accento sul messaggio di speranza che le suore portavano ai pazienti, rifacendosi a un ricordo personale legato alla sua giovinezza: "È proprio quell'immagine che mi ha accompagnato negli anni e che mi ha aiutato ad affinare al meglio il mio lavoro al servizio degli altri".
In segno di riconoscimento, alle suore sono state donate un'icona della Madonna, un segnalibro riportante un salmo e un rosario, con l'augurio di ricordarsi dei malati ogni qualvolta lo useranno per pregare.
G.I.
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