In viaggio a tempo indeterminato/439: Toto Cutugno come lasciapassare
"Guarda di qui ci sono i fiori, di là no".
Un po' di sano patriottismo mentre aspettiamo un passaggio al confine ci può stare.
Anche se, onestamente, non mi aspettavo ci fosse questa goliardica rivalità tra due Paesi che fino a pochi anni fa erano fusi in un unico grande territorio.
Il Kazakistan, il Kirghizistan, l'Uzbekistan, il Tagikistan e il Turkmenistan esistono come entità separate soltanto a partire dagli anni '20.
I confini furono tracciati durante l'Unione sovietica attraverso un processo noto come "delimitazione nazionale-territoriale". L'obiettivo era riconoscere le diverse nazionalità, ma anche evitare che si formasse un unico grande Stato in Asia centrale.
Fino ad allora i kazaki e i kirghisi erano in gran parte popolazioni nomadi. Non vivevano entro confini rigidi ma si spostavano con le mandrie secondo le stagioni. Per questo l'idea moderna di una linea di confine era molto meno rilevante.
Nonostante questo, il signore kirghiso al confine sembra convinto che il suo Paese sia decisamente meglio di quello accanto, lo testimoniano persino i fiori che hanno scelto di crescere solo da un lato della frontiera. In pratica, a gesti, quel signore ha reso poco credibile il famoso proverbio "l'erba del vicino è sempre più verde".
Posso dargli torto? Per ora no perché in effetti, bizzarramente, i fiori dal lato kazako non ci sono.
E poi come posso io smentire un signore che al solo sentir nominare la parola "Italia" ha incasellato una serie di città e personaggi famosi che nemmeno in un cruciverba delle parole crociate ne leggi tanti insieme?
Milano, Venezia, Napoli, Palermo e Sanremo tra le città citate. E mentre per le prime quattro non ho battuto ciglio, sull'ultima non ho trattenuto un "wooow".
Poi siamo passati ai personaggi famosi.
Ovviamente il re di tutti, il più nominato è Toto Cutugno e la sua "L'italiano". A seguire Celentano e chiude la classifica cantanti Albano che però, a detta del signore al confine, è più famoso nella capitale Bishkek.
Quando pensavo che l'elenco fosse finito, ecco che dalle labbra gli cade un nome che mai mi sarei aspettata: Michele Placido.
Mi è venuta la pelle d'oca quando lo ha nominato? Mentirei se dicessi il contrario.
Mi sono fermata a pensare al fatto che Paolo stesse canticchiando "lasciatemi cantare, con la chitarra in manoooo" con una signora al confine tra Kazakistan e Kirghistan nel bel mezzo del nulla montuoso condiviso dai due Paesi.
Era tutto così follemente meraviglioso.
Eppure questa bizzarria ha dietro motivi storici.
Nell'Unione Sovietica, negli anni '70 e '80, veniva trasmessa poca musica estera. Le canzoni angloamericane era spesso considerate troppo influenzate dalla cultura occidentale. La musica italiana, invece, era vista come romantica, melodica e politicamente "innocua". Così artisti come Toto Cutugno, Al Bano, Adriano Celentano, Ricchi e Poveri e Pupo venivano trasmessi spesso dalla televisione sovietica.
La stessa TV che ogni anno a Febbraio, non perdeva l'occasione di mostrare la creme della creme della melodia italica: il festival di Sanremo.

Nessuno parlava italiano nell'URSS? Vero! Ma le melodie erano così facili da ricordare che anche senza capire l'italiano, le canzoni erano molto orecchiabili e adatte al gusto del pubblico sovietico, che preferiva questa musica melodica.
A contribuire a questo grande successo, ci fu anche il fatto che gli artisti italiani andarono davvero a esibirsi in URSS. Toto Cutugno e Al Bano fecero numerosi concerti davanti a decine di migliaia di persone. Per molti sovietici erano tra i pochi artisti occidentali che potevano vedere dal vivo. Come diceva una pubblicità: "ti piace vincere facile?".
Quando l'URSS si dissolse nel 1991, in Paesi come Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Russia c'era già un'intera generazione cresciuta con quella musica. Per questo molte persone tra i 50-70 anni, come il signore alla frontiera, conoscono perfettamente "L'Italiano" o "Felicità".
Ma oltre alla componente storica, c'è anche un aspetto psicologico che ha reso celebri determinati personaggi.
Per molti cittadini sovietici l'Italia era sinonimo di sole, mare, famiglia e amore romantico. Era un pezzo di Occidente percepito come affascinante ma non ostile, e la musica italiana incarnava perfettamente quell'immaginario.

Mamma mia quanto siamo fortunati!
Oltre ad avere uno dei migliori passaporti del mondo, cosa per cui ringrazio infinitamente ogni volta che passiamo un confine senza problemi, siamo considerati generalmente simpatici.
O meglio, all'estero ci vedono come "innocui" e amichevoli. Pizza, pasta e mandolino. Sì vabbè anche la mafia, ma nessuno è perfetto.
Abbiamo giusto avuto qualche defaillance nel periodo storico "quando c'era lui i treni arrivavano in orario". Ma poi abbiamo recuperato con i partigiani e "Bella ciao" che adesso cantano in tutto il mondo.
Siamo divertenti, amichevoli, ci vogliono bene praticamente in tutto il mondo. Certo forse viviamo di rendita, dei Toto Cutugno e Albano che facevano emozionare con le loro ugole d'oro.
A volte facciamo qualche casino, tipo quando ci mettiamo a urlare su un tranquillo treno thailandese. O quando, senza vergogna, lasciamo passare nel nostro spazio aereo un criminale internazionale che non perde occasione di vantarsi dell'uccisione di bambini.
Per fortuna, però, in questa parte di mondo abbiamo sempre le carte jolly che ci salvano la reputazione.
"Lasciatemi cantare
Perché ne sono fiero
Sono un italiano
Un italiano vero."
Grazie Toto Cutugno sarai il nostro lasciapassare nei passaggi in autostop kirghisi!
Un po' di sano patriottismo mentre aspettiamo un passaggio al confine ci può stare.
Anche se, onestamente, non mi aspettavo ci fosse questa goliardica rivalità tra due Paesi che fino a pochi anni fa erano fusi in un unico grande territorio.
Il Kazakistan, il Kirghizistan, l'Uzbekistan, il Tagikistan e il Turkmenistan esistono come entità separate soltanto a partire dagli anni '20.
I confini furono tracciati durante l'Unione sovietica attraverso un processo noto come "delimitazione nazionale-territoriale". L'obiettivo era riconoscere le diverse nazionalità, ma anche evitare che si formasse un unico grande Stato in Asia centrale.
Fino ad allora i kazaki e i kirghisi erano in gran parte popolazioni nomadi. Non vivevano entro confini rigidi ma si spostavano con le mandrie secondo le stagioni. Per questo l'idea moderna di una linea di confine era molto meno rilevante.
Nonostante questo, il signore kirghiso al confine sembra convinto che il suo Paese sia decisamente meglio di quello accanto, lo testimoniano persino i fiori che hanno scelto di crescere solo da un lato della frontiera. In pratica, a gesti, quel signore ha reso poco credibile il famoso proverbio "l'erba del vicino è sempre più verde".
Posso dargli torto? Per ora no perché in effetti, bizzarramente, i fiori dal lato kazako non ci sono.
E poi come posso io smentire un signore che al solo sentir nominare la parola "Italia" ha incasellato una serie di città e personaggi famosi che nemmeno in un cruciverba delle parole crociate ne leggi tanti insieme?
Milano, Venezia, Napoli, Palermo e Sanremo tra le città citate. E mentre per le prime quattro non ho battuto ciglio, sull'ultima non ho trattenuto un "wooow".
Poi siamo passati ai personaggi famosi.
Ovviamente il re di tutti, il più nominato è Toto Cutugno e la sua "L'italiano". A seguire Celentano e chiude la classifica cantanti Albano che però, a detta del signore al confine, è più famoso nella capitale Bishkek.
Quando pensavo che l'elenco fosse finito, ecco che dalle labbra gli cade un nome che mai mi sarei aspettata: Michele Placido.
Mi è venuta la pelle d'oca quando lo ha nominato? Mentirei se dicessi il contrario.
Mi sono fermata a pensare al fatto che Paolo stesse canticchiando "lasciatemi cantare, con la chitarra in manoooo" con una signora al confine tra Kazakistan e Kirghistan nel bel mezzo del nulla montuoso condiviso dai due Paesi.
Era tutto così follemente meraviglioso.
Eppure questa bizzarria ha dietro motivi storici.
Nell'Unione Sovietica, negli anni '70 e '80, veniva trasmessa poca musica estera. Le canzoni angloamericane era spesso considerate troppo influenzate dalla cultura occidentale. La musica italiana, invece, era vista come romantica, melodica e politicamente "innocua". Così artisti come Toto Cutugno, Al Bano, Adriano Celentano, Ricchi e Poveri e Pupo venivano trasmessi spesso dalla televisione sovietica.
La stessa TV che ogni anno a Febbraio, non perdeva l'occasione di mostrare la creme della creme della melodia italica: il festival di Sanremo.

Nessuno parlava italiano nell'URSS? Vero! Ma le melodie erano così facili da ricordare che anche senza capire l'italiano, le canzoni erano molto orecchiabili e adatte al gusto del pubblico sovietico, che preferiva questa musica melodica.
A contribuire a questo grande successo, ci fu anche il fatto che gli artisti italiani andarono davvero a esibirsi in URSS. Toto Cutugno e Al Bano fecero numerosi concerti davanti a decine di migliaia di persone. Per molti sovietici erano tra i pochi artisti occidentali che potevano vedere dal vivo. Come diceva una pubblicità: "ti piace vincere facile?".
Quando l'URSS si dissolse nel 1991, in Paesi come Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Russia c'era già un'intera generazione cresciuta con quella musica. Per questo molte persone tra i 50-70 anni, come il signore alla frontiera, conoscono perfettamente "L'Italiano" o "Felicità".
Ma oltre alla componente storica, c'è anche un aspetto psicologico che ha reso celebri determinati personaggi.
Per molti cittadini sovietici l'Italia era sinonimo di sole, mare, famiglia e amore romantico. Era un pezzo di Occidente percepito come affascinante ma non ostile, e la musica italiana incarnava perfettamente quell'immaginario.

Mamma mia quanto siamo fortunati!
Oltre ad avere uno dei migliori passaporti del mondo, cosa per cui ringrazio infinitamente ogni volta che passiamo un confine senza problemi, siamo considerati generalmente simpatici.
O meglio, all'estero ci vedono come "innocui" e amichevoli. Pizza, pasta e mandolino. Sì vabbè anche la mafia, ma nessuno è perfetto.
Abbiamo giusto avuto qualche defaillance nel periodo storico "quando c'era lui i treni arrivavano in orario". Ma poi abbiamo recuperato con i partigiani e "Bella ciao" che adesso cantano in tutto il mondo.
Siamo divertenti, amichevoli, ci vogliono bene praticamente in tutto il mondo. Certo forse viviamo di rendita, dei Toto Cutugno e Albano che facevano emozionare con le loro ugole d'oro.
A volte facciamo qualche casino, tipo quando ci mettiamo a urlare su un tranquillo treno thailandese. O quando, senza vergogna, lasciamo passare nel nostro spazio aereo un criminale internazionale che non perde occasione di vantarsi dell'uccisione di bambini.
Per fortuna, però, in questa parte di mondo abbiamo sempre le carte jolly che ci salvano la reputazione.
"Lasciatemi cantare
Perché ne sono fiero
Sono un italiano
Un italiano vero."
Grazie Toto Cutugno sarai il nostro lasciapassare nei passaggi in autostop kirghisi!
Angela (e Paolo)





















