Anche il lecchese ricorda Baresi, 'simbolo del calcio italiano fuori e dentro al campo'

L'ultima volta in città era stato accolto con tifo da stadio da una piccola folla: in tanti, mascherina sul volto, lo avevano atteso per un autografo o un selfie a margine della presentazione del suo libro "Libero di sognare". Era il 2021 e parecchi dei bambini radunati in piazza XX Settembre, non erano nemmeno nati quando lui calcava i campi della serie A. Ma una leggenda è tale perché rimane nei racconti dei padri per i figli. Si è spento nelle scorse ore, a soli 66 anni, Franco Baresi, "indiscusso protagonista della storia del Milan e leggenda del calcio italiano e mondiale" come lo definisce, quest'oggi, la Calcio Lecco, accodandosi alle migliaia di ricordi che stanno invadendo giornali e social.
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Franco Baresi (nella foto postata dalla Calcio Lecco per ricordarlo)

"Alla moglie Maura, ai figli Edoardo e Giannandrea, ai familiari e a tutto l’AC Milan giungano le più sentite condoglianze e la sincera vicinanza di tutta la famiglia bluceleste. Franco Baresi - annotano dal club di via don Pozzi - ha rappresentato come pochi altri il significato dell’appartenenza a una maglia, costruendo un percorso straordinario interamente legato ai colori rossoneri. Con il Milan ha collezionato 719 presenze, contribuendo alla conquista di 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, 2 Supercoppe UEFA, 6 Scudetti e 4 Supercoppe Italiane. Anche con la Nazionale italiana ha lasciato un segno indelebile, prendendo parte a tre Campionati del Mondo e conquistando il titolo iridato nel 1982, durante il memorabile torneo disputato in Spagna. La sua storia, fatta di talento, rigore, eleganza e straordinario senso del dovere, resterà un patrimonio del calcio e un esempio per tutti coloro che vivono questo sport con passione e rispetto.
La Calcio Lecco 1912 si stringe con affetto attorno alla famiglia Baresi rendendo omaggio a un campione che ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia del calcio di tutti i tempi. Ciao Franco!". 
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Baresi a Valmadrera, con Luis Suarez, mentre premia Stefano Galbusera

Svariate le sue “comparsate” sul territorio lecchese, a sostegno, spesso di iniziative sportive o solidali. Perché Franco Baresi è stato "un simbolo del calcio italiano fuori e dentro al campo", come sottolinea oggi sui social Antonio Rusconi, già presidente del Lecco e fondatore della Polisportiva Valmadrera, condividendo una foto scattata alla Serata dello Sport al Cinema Teatro Artesfera nel 2008: con Luis Suarez, sta premiando il capitano degli "arancioni" Stefano Galbusera. 
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A Osnago con l'onorevole Lupi per il Premio Costruiamo il futuro. Sotto con due delle realtà selezionate per il riconoscimento, l'Associazione Down up di Lecco e il Gruppo Folclorico Firlinfeu "La Brianzola" di Olgiate 
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Dal libro dei ricordi, escono, poi gli scatti del maggio 2012 a Osnago, con Anna Oxa, per il Premio Costruiamo il futuro, assegnato allora come oggi, a svariati sodalizi della nostra provincia o ancora quelli sul campo della Casateserogoredo per la presentazione della stagione 2018/2019.
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Alla presentazione della Casateserogoredo nel settembre del 2018
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Nel suo discorso, in quell'occasione, Baresi aveva spronato i giovani: "Raggiungete tutti i vostri obiettivi e siate soddisfatti dei vostri traguardi, mettete passione e dedizione in questo sport perché in un prossimo futuro potreste essere voi ad indossare la maglia del Milan" aveva detto il campione, presentato dallo speaker come ''esempio di correttezza per tutti gli italiani e per tutti i ragazzi amanti di questo sport".
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Filippo Boscagli, oggi sindaco di Lecco, davanti al poster di Baresi poco prima del suo matrimonio

Più intima l'immagine condivisa su Facebook dal sindaco di Lecco Filippo Boscagli, definendo Baresi - chiamato Franco, il Capitano - "l’unico calciatore a cui sono stato realmente affezionato" insieme a Andrij Ševčenko, Sheva. "Per quindici anni il suo poster quasi a grandezza naturale ha campeggiato nella mia camera, salutandolo un’ultima volta la mattina del mio matrimonio, prima di presentarmi all’altare. L’amore per quell’uomo e il suo carisma unico non nascevano tanto e solo dall’aver vinto tutto, dall’essere forse il più forte difensore della storia del calcio o dal rappresentare il club più vincente al mondo, ma da una storia personale, paradossalmente dolorosa, e dal suo modo, da antidivo, di esprimersi attraverso il calcio con sobrietà, in un mondo spesso costellato di vanità. Rimasto orfano e cresciuto con il sostegno della sorella maggiore, è stato adottato dal Milan in un percorso umano condiviso con la società, fatto di altissimi (Champions League, scudetti, la squadra degli Olandesi) e bassissimi (la Serie B, la paura e la lunga pausa dell’81 a causa di una malattia del sangue). Da giovanissimo tifoso rossonero ho avuto la fortuna di godermi i successi della parte finale della sua carriera, assistendo anche alla sua ultima partita, Milan-Cagliari, nel 1997. Abbiamo celebrato il suo ritiro con il titolo "6 per sempre", che oggi rimane l’eredità di un ragazzo della provincia lombarda, diventato un esempio di vita e che, con sobrietà e dedizione, ha scritto pagine indelebili della storia dello sport e nella vita di molti. Addio Capitano".
A.M.
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