Un dialogo tra antico e moderno tra le teche di palazzo Belgiojoso
Tocchi d’artista tra le teche naturalistiche e archeologiche del museo di Palazzo Belgiojoso a Castello. È una delle tappe di “Traiettorie di attimi”, la mostra diffusa di Nicola Villa allestita in questi mesi in città in occasione dei trent’anni dell’Associazione per le cure palliative per le malattie terminali (Acmt). Ieri, il museo è stato aperto nelle ore serali per una serie di visite guidate dallo stesso Villa e da Michele Tavola, studioso d’arte e curatore della rassegna, nonché dal conservatore museale Nicolò Donati e dalla presidente dell’Acmt Alessandra Cranchi.

Nelle sale del Belgiojoso, Villa ha disseminato alcune sculture realizzate con i materiali più differenti, videoinstallazioni, pitture, in una sorta di dialogo con le collezioni dei musei.

Nella parte archeologica, Villa ha tracciato una propria personale linea del tempo, mettendo in relazione l’antico con il contemporaneo: lo specchiarsi di un cranio di quattromila anni fa con un’elaborazione digitale, di un pavimento a mosaico dell’epoca romana con un video che scompone e ricompone senza sosta quelle stesse figure geometriche come in una sorta di caleidoscopio, volti barbuti a richiamare certe statue classiche, un’incisione rupestre che fluttua nell’aria.

C’è poi il settore naturalistico con gli animali impagliati che da sempre sono occasione di meraviglia per i più piccoli. Non è dunque un caso che lo stesso Villa ha parlato dei propri ricordi d’infanzia, quando trascorreva giornate intere tra le vetrine che ospitava quell’incredibile serie di animali che un bambino del Novecento già vedeva come qualcosa di leggendario. E allora riproduzioni di fossili, piccioni dipinti a sorvegliare dall’alto tutto il movimento di quella fauna inanimata e che forse potrebbe animarsi da un momento all’altro, magari nelle ore notturne quando il museo è chiuso ai visitatori.

Tra le installazioni, vi è anche la “pianta che fa musica” e che è presente anche all’interno dell’hospice dell’ospedale Manzoni che è uno dei punti toccati dalla mostra diffusa. Non poteva essere diversamente, visto il legame con le cure palliative. La “pianta musicale” semplicemente è una pianta collegata con degli elettrodi a un computer che registra tutte le microvariazioni delle cariche elettriche di un elemento organico e le trasforma in note musicali. E vale per le piante come per gli umani. Come da dimostrazione sul campo.
Vi sono inoltre i “cataloghi digitali” che sono sì un’installazione artistica ma nel contempo una proposta per una nuova maniera di visitare il museo.

Sostanzialmente, tutti i reperti del Belgiojoso, quelli archeologici e quelli naturalistici, sono stati digitalizzati e riprodotti in tre dimensioni sullo schermo e possono così essere osservate da tutti i lati con un semplice movimento delle dita.
Del resto – ha spiegato Villa – chi si occupa più di tassidermia? E quanto ancora potranno durare gli animali impagliati del Belgiojoso, pur con la conservazione migliore? Ecco quindi la possibilità di garantire loro un futuro. Oltre a quella di poter incrementare ulteriormente la collezione. In quest’occasione, per esempio, sono stati aggiunti i pesci di lago assenti nella collezione inaugurata ormai nell’Ottocento da Carlo Vercelloni.
I cataloghi digitali, però, sono temporanei. A chiusura della mostra, il 20 settembre, saranno quindi disinstallati. Ed è per ciò che si è parlato di una proposta per i musei lecchesi ma anche per altri musei. Si vedrà.

“Traiettorie di attimi”, come detto, terrà banco fino al 20 settembre in diversi punti della città: oltre al Belgiojoso, il Palazzo della Paure, la Torre Viscontea, la basilica di San Nicolò l’hospice dell’ospedale Manzoni (per quanto in questo caso le installazioni siano soltanto per gli ospiti e quindi interdette al pubblico per evidenti ragioni). Inoltre, da questo fine settimana, la mostra antologica della Viscontea cambia l’allestimento. Era infatti stato annunciato che a metà percorso si sarebbero sostituite tutte le opere esposte. Da oggi, quindi, l’esposizione nell’antica torre di piazza XX Settembre è completamente rinnovata.
Michele Tavola e Nicola Villa
Nelle sale del Belgiojoso, Villa ha disseminato alcune sculture realizzate con i materiali più differenti, videoinstallazioni, pitture, in una sorta di dialogo con le collezioni dei musei.
Nella parte archeologica, Villa ha tracciato una propria personale linea del tempo, mettendo in relazione l’antico con il contemporaneo: lo specchiarsi di un cranio di quattromila anni fa con un’elaborazione digitale, di un pavimento a mosaico dell’epoca romana con un video che scompone e ricompone senza sosta quelle stesse figure geometriche come in una sorta di caleidoscopio, volti barbuti a richiamare certe statue classiche, un’incisione rupestre che fluttua nell’aria.
C’è poi il settore naturalistico con gli animali impagliati che da sempre sono occasione di meraviglia per i più piccoli. Non è dunque un caso che lo stesso Villa ha parlato dei propri ricordi d’infanzia, quando trascorreva giornate intere tra le vetrine che ospitava quell’incredibile serie di animali che un bambino del Novecento già vedeva come qualcosa di leggendario. E allora riproduzioni di fossili, piccioni dipinti a sorvegliare dall’alto tutto il movimento di quella fauna inanimata e che forse potrebbe animarsi da un momento all’altro, magari nelle ore notturne quando il museo è chiuso ai visitatori.
Tra le installazioni, vi è anche la “pianta che fa musica” e che è presente anche all’interno dell’hospice dell’ospedale Manzoni che è uno dei punti toccati dalla mostra diffusa. Non poteva essere diversamente, visto il legame con le cure palliative. La “pianta musicale” semplicemente è una pianta collegata con degli elettrodi a un computer che registra tutte le microvariazioni delle cariche elettriche di un elemento organico e le trasforma in note musicali. E vale per le piante come per gli umani. Come da dimostrazione sul campo.
Vi sono inoltre i “cataloghi digitali” che sono sì un’installazione artistica ma nel contempo una proposta per una nuova maniera di visitare il museo.
Sostanzialmente, tutti i reperti del Belgiojoso, quelli archeologici e quelli naturalistici, sono stati digitalizzati e riprodotti in tre dimensioni sullo schermo e possono così essere osservate da tutti i lati con un semplice movimento delle dita.
I cataloghi digitali, però, sono temporanei. A chiusura della mostra, il 20 settembre, saranno quindi disinstallati. Ed è per ciò che si è parlato di una proposta per i musei lecchesi ma anche per altri musei. Si vedrà.
“Traiettorie di attimi”, come detto, terrà banco fino al 20 settembre in diversi punti della città: oltre al Belgiojoso, il Palazzo della Paure, la Torre Viscontea, la basilica di San Nicolò l’hospice dell’ospedale Manzoni (per quanto in questo caso le installazioni siano soltanto per gli ospiti e quindi interdette al pubblico per evidenti ragioni). Inoltre, da questo fine settimana, la mostra antologica della Viscontea cambia l’allestimento. Era infatti stato annunciato che a metà percorso si sarebbero sostituite tutte le opere esposte. Da oggi, quindi, l’esposizione nell’antica torre di piazza XX Settembre è completamente rinnovata.
D.C.




















