Cortenova: tra ricordi e legami, il gruppo Alpini festeggia il centenario. Svelato il nuovo murale

Si è aperto nella serata di giovedì il ricco calendario di appuntamenti che ha accompagnato Cortenova fino ad oggi, con i festeggiamenti del centenario del Gruppo Alpini. Nella chiesa di Santa Maria Maddalena, a Prato San Pietro - tre giorni fa - si è tenuto un incontro dedicato al valore della solidarietà, cifra distintiva delle penne nere.
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Ad aprire la serata è stato Alessio Benedetti, portavoce del gruppo, che ha introdotto il tema parlando dell'«aspetto solidale degli alpini», per poi lasciare la parola a Tranquillo Acquistapace, conosciuto da tutti come "Titi" che ha condiviso con il pubblico l'esperienza vissuta nel 1976, quando, da alpino volontario, partecipò ai soccorsi in Friuli dopo il devastante terremoto.
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Tranquillo Acquistapace

«In quell'anno io e mia moglie aspettavamo il nostro secondo figlio. Una mattina, mentre ero al lavoro, il capo della produzione mi parlò della drammatica situazione che un fornitore dell'azienda aveva trovato in Friuli: paesi distrutti, famiglie senza casa e un enorme bisogno di materiali e manodopera per ricostruire», ha ricordato Acquistapace.
Gli venne così proposto di coinvolgere le aziende valsassinesi nella raccolta di materiali utili e di organizzare, durante il periodo delle ferie, una squadra di volontari pronta a partire per portare un aiuto concreto. 
Acquistapace partì quindi insieme ad altri nove volontari della zona. A bordo di un pulmino e di un camion raggiunsero il Friuli con un carico di materiali destinati alle popolazioni colpite. Con Titi anche due alpini, che si trovarono davanti a uno scenario fatto di case crollate, cumuli di macerie e baracche utilizzate come alloggi di fortuna.
«I friulani avevano una forza straordinaria. Con quel poco che era rimasto stavano già lavorando per sgomberare le macerie, ricostruire le loro case e adattare perfino le stalle a nuove abitazioni. La loro voglia di ripartire ci contagiò immediatamente. Si lavorava dall'alba al tramonto, fianco a fianco con persone che avevano perso tutto, ma non la dignità, il coraggio e la speranza», ha raccontato.
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Un'esperienza dolorosa, ma che lasciò ai volontari di Cortenova una grande lezione di vita: anche di fronte a una tragedia immensa è possibile rialzarsi, ricostruire e continuare a vivere nella propria terra.
Per gli aiuti ricevuti, nel settembre dello stesso anno il Comune di Cortenova ricevette una lettera di ringraziamento. Poco tempo dopo il parroco di Buia, il paese in cui i volontari avevano operato, visitò Cortenova. Rimase profondamente colpito dalla chiesa di Santa Maria Maddalena di Prato San Pietro, proprio la sede dell'incontro di giovedì sera, e chiese a don Carlo, parroco dell'epoca, il progetto dell'edificio per poterlo ricostruire identico nel suo paese.
Il progetto venne donato e gli alpini di Cortenova contribuirono anche fornendo i serramenti per la nuova chiesa. Quando l'edificio fu completato, una delegazione del paese partecipò all'inaugurazione. «Fu una giornata bellissima. Era una chiesa uguale alla nostra, con una sola differenza: il campanile era accanto all'edificio e non separato, come avviene a Prato San Pietro».
Il ritorno in Friuli suscitò forti emozioni in Acquistapace: vedere le abitazioni ricostruite e ritrovare persone ormai diventate amiche trasformò il ricordo della tragedia in una giornata di festa. Con lui volle portare anche il figlio maggiore, «perché potesse vedere con i propri occhi il valore di ciò che era stato fatto».
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Gli alpini di Buia a Cortenova

A conferma del legame nato quasi cinquant'anni fa tra Cortenova e Buia, lo scorso anno una delegazione valsassinese è stata invitata ai festeggiamenti per il centenario degli alpini friulani, donando un gagliardetto quale simbolo dell'amicizia che ancora oggi unisce le due comunità e oggi da Buia una delegazione è giunta a Cortenova per festeggiare il secolo di vita delle penne nere locali. 
Concludendo il suo intervento, Acquistapace ha sottolineato come «l'esperienza mi ha insegnato che la solidarietà non significa soltanto dare una mano, ma condividere la fatica, la speranza e l'umanità. È questo il valore più grande che gli alpini hanno sempre cercato di testimoniare».
Terminato il racconto, sullo schermo allestito sopra l'altare sono scorse le immagini delle numerose attività svolte dalle penne nere nel corso degli anni, mentre Alessio Benedetti ripercorreva gli interventi di protezione civile e le raccolte di viveri promosse dal gruppo.
Sono poi intervenuti Luigi Melesi, sindaco nel 2002 durante la frana che colpì Cortenova, e Giselda Barina, che insieme a lui fondò un comitato di aiuti per l'emergenza. Entrambi hanno ricordato la disponibilità degli alpini nell'assistere le famiglie che avevano perso case e attività. Domizia Mornico ha quindi elogiato il costante impegno delle penne nere in ogni situazione di emergenza.
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La serata è proseguita con la nomina di otto nuovi aggregati, che sono ufficialmente entrati a far parte del gruppo come "Amici degli Alpini". Per Giselda Barina è arrivata anche la nomina a madrina del sodalizio.
A chiudere l'incontro è stato il sindaco Sergio Galperti, che ha invitato i giovani ad avvicinarsi al gruppo di Protezione civile, ringraziando tutti i presenti e soffermandosi sul significato della parola "solidarietà", intesa come aiuto reciproco e spirito di comunità.

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Una serata intensa e ricca di emozioni che ha aperto ufficialmente le porte a quello che è iniziato questa mattina. La pioggia ha costretto a posticipare di mezz'ora l'avvio delle celebrazioni per il centenario del Gruppo. Il temporale si è abbattuto proprio nell'orario fissato per il ritrovo in largo De Vecchi, imponendo una breve attesa prima della partenza del corteo.
Una volta cessata la pioggia, il gonfalone comunale, le associazioni del territorio, il Corpo musicale Colombo di Pasturo, le autorità civili, il direttivo ANA Lecco e i numerosi gagliardetti dei gruppi alpini lecchesi hanno raggiunto la sede delle Penne Nere, prima tappa del programma della giornata.
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Il cerimoniere Mauro Farina ha ceduto la parola ad Alessio Benedetti per illustrare il significato del nuovo murale inaugurato alla presenza della presidente della Provincia Alessandra Hofmann, del presidente della sezione ANA di Lecco Emiliano Invernizzi, del sindaco Sergio Galperti e del capogruppo degli Alpini Pietro Casiraghi.
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L'opera, realizzata da Afran, è il terzo murale dedicato agli Alpini e il secondo sulla facciata della sede del gruppo. Il tema centrale è il tempo inteso come spazio. Il cerchio rappresenta un percorso senza fine, richiamando anche la ruota, simbolo del viaggio nel tempo. Al centro campeggia il logo del centenario, composto da quattro elementi: il numero 100, il cappello alpino, il moschettone – richiamo al monumento ai Caduti della Roccolina – e la penna bianca, simbolo degli alpini più anziani.
Il moschettone, volutamente aperto, rappresenta un percorso ancora in divenire, mentre il motto "Sempre in cammino" accompagna l'intera composizione. Le date 1926 e 2026 sono raffigurate su quattro rulli, simili a quelli di un lucchetto, a simboleggiare le scelte che ogni uomo compie nel proprio cammino. Gli stessi elementi possono ricordare anche una slot machine, evocando il ruolo del caso, della fortuna e del destino.
Nel murale trovano spazio anche le date dei due conflitti mondiali, 1915-1918 e 1940-1945, oltre al 1976, anno della realizzazione del monumento degli Alpini alla Roccolina, e al 1986, quando venne inaugurata la sede del gruppo. Un altro riferimento importante è il 2002, anno della frana di Bindo, durante la quale gli Alpini si distinsero per l'impegno e la solidarietà dimostrati nei confronti della popolazione. Accanto a questa data compaiono alcuni punti interrogativi, a rappresentare il futuro ancora da scrivere del gruppo.
Completano l'opera l'aquila simbolo degli Alpini e lo stemma del Comune di Cortenova, inteso come rappresentazione dell'intera comunità. Benedetti ha sottolineato come quella proposta sia soltanto una delle possibili chiavi di lettura di un'opera aperta all'interpretazione di ciascun osservatore.
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Il corteo ha quindi raggiunto il cimitero e il monumento ai Caduti, dove è stata deposta una corona d'alloro. Sul muro esterno è stata inoltre scoperta una targa donata dalla madrina Giselda Barina, che si è detta «onorata e felice» di aver potuto offrire questo contributo, ricordando con emozione i propri familiari scomparsi e ringraziando gli organizzatori per l'opportunità ricevuta.
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La manifestazione è poi proseguita verso la Roccolina, luogo simbolo delle celebrazioni. Qui ha preso la parola il capogruppo Pietro Casiraghi, visibilmente emozionato, che ha definito il centenario «un'esperienza unica da celebrare, ricordare e tramandare». Il suo pensiero è andato agli alpini che non ci sono più, al gruppo di lavoro che ha organizzato le iniziative del centenario, agli sponsor e a tutti i volontari che hanno reso possibile la manifestazione.
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Il sindaco Sergio Galperti ha ribadito il valore del Gruppo Alpini per la comunità, ricordando anche l'impegno dei ragazzi del campo scuola nella sistemazione dell'area del monumento e del tricolore. Richiamando il significato del numero 100 presente nel murale, ha spiegato come l'uno rappresenti un nuovo inizio e gli zeri l'infinito, augurando agli Alpini di continuare il proprio cammino ancora a lungo. Ha inoltre ringraziato la popolazione per aver esposto il tricolore lungo le vie del paese.
Sono seguiti i saluti del sindaco di Parlasco Dino Pomi, che ha sottolineato la collaborazione tra le due comunità e ha ricordato l'evento musicale ospitato recentemente per celebrare il centenario.
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La presidente della Provincia Alessandra Hofmann ha espresso apprezzamento per il significato del nuovo murale, evidenziando come gli Alpini abbiano saputo «riempire lo spazio» della comunità in cento anni di storia, distinguendosi per il loro servizio silenzioso ma concreto. Soffermandosi sul simbolo del moschettone, lo ha definito un'immagine che richiama la montagna ma anche il legame tra le persone, ricordando come gli Alpini non lascino mai indietro nessuno, soprattutto nei momenti di emergenza.
A portare il saluto degli amici friulani è stato poi il vice capogruppo di Buia, che ha ricordato il forte legame tra i due gruppi, nato dopo il terremoto del 1976, invitando i presenti a partecipare alle iniziative organizzate nel comune udinese in occasione del cinquantesimo anniversario del sisma.
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Ha concluso gli interventi Emiliano Invernizzi, che ha ricordato il profondo legame personale con Cortenova e con le famiglie del paese. Nel suo intervento ha richiamato il valore della libertà, delle radici e dell'identità nazionale, augurando al Gruppo Alpini di continuare a custodire e trasmettere alle nuove generazioni i principi e i valori che ne hanno caratterizzato il primo secolo di storia.
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Nello Scenini

Prima della celebrazione della Messa, officiata da don William Abbruzzese, il cerimoniere Mauro Farina ha voluto dedicare un applauso a Nello Scenini, alpino del Gruppo di Mandello del Lario, che proprio oggi ha compiuto 99 anni. Nonostante l'età, ha percorso a piedi l'intero tragitto della manifestazione, ricevendo l'affetto e il saluto dei numerosi partecipanti.
Al termine della funzione religiosa la giornata è proseguita con il tradizionale rancio alpino e si concluderà questa sera con la cena comunitaria e una serata di ballo liscio.
Moira Acquistapace
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