Siccità, Coldiretti Como Lecco: mais verso perdite del 40%, secondo taglio del fieno quasi azzerato

Mais con perdite produttive stimate in almeno il 40%, secondo taglio dei prati praticamente inesistente, pascoli asciutti e oltre il 30% dei campi di pianura nei quali non è stato possibile effettuare la seconda coltura dopo la raccolta dei cereali vernini. È il primo bilancio dei danni causati dalla siccità nelle province di Como e Lecco, tracciato da Coldiretti sulla base delle segnalazioni raccolte direttamente nelle aziende agricole.
Un quadro destinato ad aggravarsi con la nuova ondata di caldo, che accelera l’evaporazione dell’acqua dai terreni e aumenta ulteriormente il fabbisogno irriguo delle coltivazioni. Le difficoltà più evidenti riguardano il mais, i prati da sfalcio, le semine di soia e le colture di secondo raccolto, mentre in montagna la ridotta disponibilità di erba sui pascoli potrebbe rendere necessario portare fieno dalla valle o anticipare sensibilmente la discesa degli animali dagli alpeggi.
«La situazione è ormai molto seria e riguarda contemporaneamente la pianura e la montagna» afferma il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi. «Le aziende stanno affrontando cali produttivi importanti e costi aggiuntivi proprio nel momento in cui dovrebbero costruire le scorte di foraggio per l’autunno e l’inverno. La mancanza del secondo taglio dei prati rischia di lasciare gli allevamenti senza una parte fondamentale dell’alimentazione necessaria nei prossimi mesi».
In pianura, dopo la raccolta di frumento, orzo e degli altri cereali autunno-vernini, su oltre il 30% delle superfici non è stato possibile procedere con la seconda coltura. Nei terreni normalmente destinati a mais di secondo raccolto o soia, la scarsità d’acqua ha impedito la preparazione del terreno o la semina, oppure ha compromesso le prime fasi di sviluppo delle piante.
Per il mais già presente nei campi, le prime valutazioni indicano una perdita produttiva non inferiore al 40%, con differenze legate alla disponibilità di irrigazione, alla natura dei terreni e alla fase di sviluppo raggiunta dalla coltura. Le condizioni più critiche riguardano gli appezzamenti non irrigui o serviti in modo discontinuo, dove il caldo e la carenza d’acqua compromettono la crescita della pianta e il riempimento delle spighe.
Le segnalazioni provenienti dalla pianura comasca confermano problemi diffusi sul mais di secondo raccolto, sulle semine di soia e sui prati, con percentuali di danno sostanzialmente analoghe a quelle rilevate nel Lecchese.
«Non siamo più di fronte soltanto a un rischio, ma a produzioni che in molti casi sono già state perse» sottolinea il direttore di Coldiretti Como Lecco Luciano Salvadori. «A questo si aggiunge la scarsità di foraggio, che avrà conseguenze economiche anche nei mesi successivi perché obbligherà le aziende zootecniche ad acquistare fieno sul mercato».
Particolarmente critica è la situazione dei prati. Dopo un primo sfalcio che in alcune zone era già stato compromesso dalle incursioni della fauna selvatica, il secondo taglio risulta quasi completamente perso a causa della mancata ricrescita dell’erba. Siccità e danni provocati da cervi e altri animali selvatici costituiscono fenomeni distinti, ma in diverse aziende si sono sommati, riducendo ulteriormente le scorte disponibili.
La crisi si estende ai pascoli della montagna lariana e lecchese. L’erba si presenta ormai secca in numerose aree e, senza precipitazioni significative, gli allevatori potrebbero essere costretti a trasportare fieno e mangimi in quota, con costi elevati, oppure a riportare anticipatamente gli animali nelle aziende di fondovalle.
Un rientro anticipato significherebbe accorciare la stagione d’alpeggio e aumentare il consumo delle scorte aziendali proprio mentre la produzione di fieno locale è fortemente ridotta. Da verificare con attenzione anche la portata di sorgenti e punti di abbeverata, essenziali per garantire acqua agli animali durante la permanenza in montagna.
Il quadro agricolo si inserisce in una situazione idrica estremamente delicata. Le riserve complessive del bacino dell’Adda risultano fortemente inferiori alla media storica e gli afflussi naturali al Lago di Como non sono sufficienti a compensare le portate necessarie verso il fiume e i territori irrigui. I rilasci straordinari dagli invasi alpini possono offrire un sostegno temporaneo, ma non sostituiscono le precipitazioni necessarie a ricostituire le disponibilità idriche.
Al momento non è ancora possibile indicare una cifra complessiva dei danni in euro o una percentuale uniforme valida per tutte le produzioni delle due province. Le situazioni cambiano infatti da azienda ad azienda sulla base della possibilità di irrigare, della collocazione geografica e delle colture presenti. I dati raccolti consentono però di indicare con precisione i comparti maggiormente colpiti e la dimensione delle perdite già visibili.
«Servono interventi immediati per difendere le produzioni ancora recuperabili e una ricognizione puntuale dei danni» conclude Salvadori. «Occorre inoltre programmare misure di sostegno per le imprese costrette ad acquistare foraggi e affrontare maggiori costi irrigui ed energetici. Senza piogge diffuse, il bilancio rischia di diventare ancora più pesante nelle prossime settimane».

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