Chiudono il parco apriti cielo
Chiudono il Parco Kennedy, temporaneamente, e apriti cielo. Ex candidate di Pd e Ambientalmente appoggiate a ruota dai Giovani Democratici e fans club, parlano di "vergognoso comportamento della destra più scellerata", di voti di condomini "noti", tanto "entreranno scavalcando di notte".
Giudizi pesanti, gridati. Persone militanti, finisco consiglieri comunali che per tutti questi anni han avuto tutto il tempo e tutti gli strumenti per affrontare il problema con i loro partiti, sindaco, assessori. E non l'han fatto. Non sottovalutato: proprio non affrontato.
Vale la pena essere chiari, perché qui il rischio è scambiare la coerenza per contraddizione.
Chi scrive, il Parco Kennedy lo segue da anni. Il 30 aprile 2024, quando ancora si discuteva di telecamere ed esposti, scrivevo che il problema non erano "i giovani che non si vogliono vedere" ma l'assenza di uno spazio pensato, accompagnato, coinvolto fin dall'inizio. I Giovani Democratici. Silenziosi.
Il 15 maggio 2024 mettevo in fila i conti (550mila euro, 400mila di Pnrr) spesi per un parco polifunzionale ridotto, nelle proposte dei condomini, a palestrina scolastica: soldi buttati se lo spazio si comprime invece di aprirsi. E non è nemmeno, i soldi, il cuore del problema. I Giovani Democratici. Silenziosi.
Il 21 aprile scorso, davanti alla chiusura anticipata annunciata dall'allora assessora Sacchi come "misura sperimentale", scrivevo che chiudere i cancelli non è governare uno spazio, è arrendersi: serviva, insistevo, un presidio, non un lucchetto. I Giovani Democratici. Silenziosi
E l'11 giugno, a urne ormai chiuse, ribadivo che la proposta di uso esclusivamente scolastico e quindi la chiusura per tutto il resto era "la risposta sbagliata al problema giusto".
Anni di uno stesso punto, sempre lo stesso: quello spazio va attivato, non abbandonato e non sigillato. Tornei informali, presidi educativi, corsi aperti, associazioni del territorio, una programmazione minima ma continua.
Uno spazio pubblico si autoregola quando è vissuto bene, non quando è vuoto e ignorato - e nemmeno quando è semplicemente serrato a chiave. - Ecco perché oggi, di fronte a una chiusura temporanea decisa dalla nuova amministrazione Boscagli, la posizione non cambia di una virgola.
Non è quello il cuore della soluzione, e continuo a pensare che l'obiettivo debba restare un parco aperto, gestito, riempito di vita organizzata. Ma la misura, se davvero temporanea e se davvero serve a costruire - anche solo in parte - quella soluzione tracciata da tempo, va sostenuta. Non perché chiudere sia la risposta giusta (io ad agosto avrei per esempio incaricato una coop o un servizio del Comune -Cesea? o beneficato del Bando "Living Land") - ma perché è comunque un primo segnale di presa in carico di un problema che per anni non ha avuto nessuna risposta. - Meglio tardi, e in modo ancora imperfetto, che il nulla di prima. Ed è qui che casca l'asino delle critiche di questi giorni.
Chi oggi si indigna, non ultimi i Giovani Democratici (che in questi due anni evidentemente erano ancora troppo giovani per farsi ascoltare dalla propria Giunta) chi addirittura parla di destra scellerata o di misure inutili, per tutti questi anni non ha detto una parola.
Non una proposta, non un'iniziativa, non un tentativo di mediazione tra condomini e ragazzi. Silenzio totale davanti a un problema di sicurezza - quella degli stessi frequentatori, prima ancora che dei vicini - e oggi, all'opposizione, tutti improvvisamente loquaci e indignati. Non è opposizione, questa. È campagna elettorale fuori tempo massimo, fatta di giudizi sommari e memoria cortissima. Non è, o non dovrebbe essere, una questione di chi aveva ragione prima.
Il punto vero resta un altro: cosa succede quando il parco riaprirà. Se questa chiusura servirà solo a prendere tempo, sarà stata un'operazione di facciata come tante altre viste in città. Se invece diventerà l'occasione per costruire davvero quella programmazione minima e continua di cui si parla da anni allora sì, sarà stata una chiusura utile. Non un punto d'arrivo, ma un primo passo verso l'unica soluzione che conta: un parco aperto, vissuto, e per questo davvero sicuro.
Giudizi pesanti, gridati. Persone militanti, finisco consiglieri comunali che per tutti questi anni han avuto tutto il tempo e tutti gli strumenti per affrontare il problema con i loro partiti, sindaco, assessori. E non l'han fatto. Non sottovalutato: proprio non affrontato.
Vale la pena essere chiari, perché qui il rischio è scambiare la coerenza per contraddizione.
Chi scrive, il Parco Kennedy lo segue da anni. Il 30 aprile 2024, quando ancora si discuteva di telecamere ed esposti, scrivevo che il problema non erano "i giovani che non si vogliono vedere" ma l'assenza di uno spazio pensato, accompagnato, coinvolto fin dall'inizio. I Giovani Democratici. Silenziosi.
Il 15 maggio 2024 mettevo in fila i conti (550mila euro, 400mila di Pnrr) spesi per un parco polifunzionale ridotto, nelle proposte dei condomini, a palestrina scolastica: soldi buttati se lo spazio si comprime invece di aprirsi. E non è nemmeno, i soldi, il cuore del problema. I Giovani Democratici. Silenziosi.
Il 21 aprile scorso, davanti alla chiusura anticipata annunciata dall'allora assessora Sacchi come "misura sperimentale", scrivevo che chiudere i cancelli non è governare uno spazio, è arrendersi: serviva, insistevo, un presidio, non un lucchetto. I Giovani Democratici. Silenziosi
E l'11 giugno, a urne ormai chiuse, ribadivo che la proposta di uso esclusivamente scolastico e quindi la chiusura per tutto il resto era "la risposta sbagliata al problema giusto".
Anni di uno stesso punto, sempre lo stesso: quello spazio va attivato, non abbandonato e non sigillato. Tornei informali, presidi educativi, corsi aperti, associazioni del territorio, una programmazione minima ma continua.
Uno spazio pubblico si autoregola quando è vissuto bene, non quando è vuoto e ignorato - e nemmeno quando è semplicemente serrato a chiave. - Ecco perché oggi, di fronte a una chiusura temporanea decisa dalla nuova amministrazione Boscagli, la posizione non cambia di una virgola.
Non è quello il cuore della soluzione, e continuo a pensare che l'obiettivo debba restare un parco aperto, gestito, riempito di vita organizzata. Ma la misura, se davvero temporanea e se davvero serve a costruire - anche solo in parte - quella soluzione tracciata da tempo, va sostenuta. Non perché chiudere sia la risposta giusta (io ad agosto avrei per esempio incaricato una coop o un servizio del Comune -Cesea? o beneficato del Bando "Living Land") - ma perché è comunque un primo segnale di presa in carico di un problema che per anni non ha avuto nessuna risposta. - Meglio tardi, e in modo ancora imperfetto, che il nulla di prima. Ed è qui che casca l'asino delle critiche di questi giorni.
Chi oggi si indigna, non ultimi i Giovani Democratici (che in questi due anni evidentemente erano ancora troppo giovani per farsi ascoltare dalla propria Giunta) chi addirittura parla di destra scellerata o di misure inutili, per tutti questi anni non ha detto una parola.
Non una proposta, non un'iniziativa, non un tentativo di mediazione tra condomini e ragazzi. Silenzio totale davanti a un problema di sicurezza - quella degli stessi frequentatori, prima ancora che dei vicini - e oggi, all'opposizione, tutti improvvisamente loquaci e indignati. Non è opposizione, questa. È campagna elettorale fuori tempo massimo, fatta di giudizi sommari e memoria cortissima. Non è, o non dovrebbe essere, una questione di chi aveva ragione prima.
Il punto vero resta un altro: cosa succede quando il parco riaprirà. Se questa chiusura servirà solo a prendere tempo, sarà stata un'operazione di facciata come tante altre viste in città. Se invece diventerà l'occasione per costruire davvero quella programmazione minima e continua di cui si parla da anni allora sì, sarà stata una chiusura utile. Non un punto d'arrivo, ma un primo passo verso l'unica soluzione che conta: un parco aperto, vissuto, e per questo davvero sicuro.
Paolo Trezzi




















