Colico in marcia per Sylvester. Chiesta giustizia. E sicurezza per tutti
E' partita dalla rotonda del cimitero comunale di Colico la marcia per ricordare Sylvester Tegang, il 27enne tragicamente morto mentre era al lavoro nella galleria Monte Piazzo, poco più di due settimane fa.
In testa al corteo c’erano il fratello, arrivato da pochi giorni dal Camerun, lo zio e un amico di Sylvester, organizzatore della manifestazione. Tra i partecipanti si alzavano voci che chiedevano innanzitutto “sicurezza”, poi “più controlli, più tutela sul lavoro”, con lo slogan “del lavoro non si muore”.

In silenzio anche chi si è trovato sul percorso della marcia ha rispetto il momento. Un silenzio quasi inaspettato in una giornata di agosto, con la piazza affollata di vacanzieri, ma che ha rappresentato un forte segno di partecipazione al ricordo di un giovane strappato alla vita improvvisamente nel cuore di una notte come tante, di fatica in cantiere.

A prendere per primo la parola è stato l’amico che ha organizzato l'iniziativa, salito sul palco per ringraziare gli intervenuti “per il sostegno a questo fratello, figlio adottato dalla città di Colico”. Una partecipazione che ha coinvolto non solo i connazionali di Sylvester, ma anche numerosi cittadini che hanno voluto manifestare la propria vicinanza alla famiglia dopo la tragica morte del giovane. Lo zio del 27enne, Alain, da anni residente a Legnano, ha parlato poi a nome del fratello di Sylvester, arrivato da pochi giorni dal Camerun.
Ha ricordato il nipote come “un grande lavoratore che amava la vita, un esempio di integrazione e lavoro, e questa deve essere la strada da seguire”. Ha poi raccontato l’arrivo di Sylvester in Italia, definendolo una “chance per una vita migliore”. “Era sulla strada giusta e purtroppo è accaduto quello che è accaduto – ha detto Alain – Ma ringrazio con il cuore la città di Colico per quello che ha dato a questo ragazzo e tutti voi per essere qui a sostenerci e darci forza in un momento così difficile”.

Non ha nascosto l’emozione davanti alla folla, sottolineando come la partecipazione alla marcia abbia dimostrato quanto Sylvester fosse ormai parte della comunità. Guardando i volti delle persone presenti, ha voluto ribadire che “nel mondo non c’entra il colore della pelle, ma l’umanità”.
Sylvester, uomo, fratello, marito e padre, aveva scelto di far crescere la propria famiglia proprio nel paese nel quale ha trovato la morte. “Forse per il destino, chi lo sa?”, si è chiesto Alain, prima di rivolgere un ringraziamento al Signore “che ci dà e ci riprende, in questa nostra vita”.
Ma accanto al dolore sono arrivate anche richieste precise: “Vogliamo sicurezza, giustizia per Sylvester e per tutti gli altri, perché quanto accaduto a lui non accada agli altri”. Lo zio ha inoltre chiesto “chiarezza sulla morte del ragazzo”, ringraziando ancora una volta tutti i presenti, dalle forze dell’ordine all’amministrazione comunale.

La parola è poi passata ai delegati di Cgil e Cisl, che hanno portato al centro dell’intervento il tema della sicurezza e della tutela nel mondo del lavoro.
I rappresentanti sindacali hanno affrontato anche i temi dell’integrazione e dell’immigrazione, sottolineando come debbano essere considerate opportunità di crescita e di conoscenza reciproca. “In un Paese come il nostro che sta invecchiando, c’è bisogno degli immigrati per far crescere l'Italia”, è stato sottolineato.
La marcia è stata inoltre indicata come un momento di solidarietà e come occasione per “continuare a parlare di questa morte”. Nel corso degli interventi è stata ricostruita anche la vicenda lavorativa di Sylvester, con una domanda precisa sulle mansioni che il giovane si trovava a svolgere al momento dell’incidente.
“È morto schiacciato durante le lavorazioni – è stato ricordato – un ragazzo inquadrato come muratore, manovale, di primo livello, il livello più basso previsto dal contratto, si trovava a svolgere un’operazione tanto delicata?”. Una domanda che ha riportato ancora una volta l’attenzione sulla necessità di garantire formazione, controlli e dispositivi di sicurezza adeguati.
“Un ragazzo immigrato non è morto perché rappresentava un pericolo per il nostro Paese, ma è morto mentre contribuiva a costruirlo”, è stato ribadito, insieme alla richiesta di considerare la sicurezza sul lavoro un diritto da garantire a tutti.
Numerosi gli applausi quando, per tre volte, dalla piazza è stato scandito il nome di Sylvester. Particolarmente toccante anche il gesto di un ciclista di passaggio, che si è fermato e ha chiesto a tutti i presenti di recitare l’“Eterno riposo” per il giovane. La folla ha raccolto l’invito.
Nell’intervento conclusivo, gli organizzatori hanno ribadito l’importanza della sicurezza sul lavoro, invitando però ciascuno ad assumersi la propria parte di responsabilità.
“Dobbiamo essere i primi a farci delle domande su quello che stiamo svolgendo. Il datore di lavoro è responsabile, ma noi siamo i primi a essere responsabili della nostra vita”, è stato sottolineato.
Anche il tema dell’integrazione è tornato al centro del discorso, intesa come possibilità di “contribuire alla nazione”, anche attraverso la conoscenza reciproca e la cultura, partendo persino dal cibo.
Sylvester è stato indicato ancora una volta come esempio di una persona che “ha dato l’opportunità di ragionare sulla sicurezza”. “Siamo noi i primi a badare a noi stessi e, se aspettiamo che siano gli altri a farsi delle domande sul motivo per cui non abbiamo i presidi di sicurezza, abbiamo un problema”, è stato aggiunto.

A chiudere la manifestazione è stato l’inno nazionale del Camerun. Partito da un cellulare, è stato cantato da numerosi partecipanti presenti in piazza.
Il fratello, in qualità di capofamiglia, rimarrà in Italia fino al completamento di tutte le pratiche necessarie per riportare in Camerun la salma di Sylvester. Il corpo del 27enne, sottoposto ad autopsia, attende ora di poter fare ritorno nel Paese natale, per la sepoltura.
In testa al corteo c’erano il fratello, arrivato da pochi giorni dal Camerun, lo zio e un amico di Sylvester, organizzatore della manifestazione. Tra i partecipanti si alzavano voci che chiedevano innanzitutto “sicurezza”, poi “più controlli, più tutela sul lavoro”, con lo slogan “del lavoro non si muore”.

In silenzio anche chi si è trovato sul percorso della marcia ha rispetto il momento. Un silenzio quasi inaspettato in una giornata di agosto, con la piazza affollata di vacanzieri, ma che ha rappresentato un forte segno di partecipazione al ricordo di un giovane strappato alla vita improvvisamente nel cuore di una notte come tante, di fatica in cantiere.

Un amico, il fratello e gli zii si Sylvester
A prendere per primo la parola è stato l’amico che ha organizzato l'iniziativa, salito sul palco per ringraziare gli intervenuti “per il sostegno a questo fratello, figlio adottato dalla città di Colico”. Una partecipazione che ha coinvolto non solo i connazionali di Sylvester, ma anche numerosi cittadini che hanno voluto manifestare la propria vicinanza alla famiglia dopo la tragica morte del giovane. Lo zio del 27enne, Alain, da anni residente a Legnano, ha parlato poi a nome del fratello di Sylvester, arrivato da pochi giorni dal Camerun.
Ha ricordato il nipote come “un grande lavoratore che amava la vita, un esempio di integrazione e lavoro, e questa deve essere la strada da seguire”. Ha poi raccontato l’arrivo di Sylvester in Italia, definendolo una “chance per una vita migliore”. “Era sulla strada giusta e purtroppo è accaduto quello che è accaduto – ha detto Alain – Ma ringrazio con il cuore la città di Colico per quello che ha dato a questo ragazzo e tutti voi per essere qui a sostenerci e darci forza in un momento così difficile”.

Non ha nascosto l’emozione davanti alla folla, sottolineando come la partecipazione alla marcia abbia dimostrato quanto Sylvester fosse ormai parte della comunità. Guardando i volti delle persone presenti, ha voluto ribadire che “nel mondo non c’entra il colore della pelle, ma l’umanità”.
Sylvester, uomo, fratello, marito e padre, aveva scelto di far crescere la propria famiglia proprio nel paese nel quale ha trovato la morte. “Forse per il destino, chi lo sa?”, si è chiesto Alain, prima di rivolgere un ringraziamento al Signore “che ci dà e ci riprende, in questa nostra vita”.
Ma accanto al dolore sono arrivate anche richieste precise: “Vogliamo sicurezza, giustizia per Sylvester e per tutti gli altri, perché quanto accaduto a lui non accada agli altri”. Lo zio ha inoltre chiesto “chiarezza sulla morte del ragazzo”, ringraziando ancora una volta tutti i presenti, dalle forze dell’ordine all’amministrazione comunale.

La parola è poi passata ai delegati di Cgil e Cisl, che hanno portato al centro dell’intervento il tema della sicurezza e della tutela nel mondo del lavoro.
I rappresentanti sindacali hanno affrontato anche i temi dell’integrazione e dell’immigrazione, sottolineando come debbano essere considerate opportunità di crescita e di conoscenza reciproca. “In un Paese come il nostro che sta invecchiando, c’è bisogno degli immigrati per far crescere l'Italia”, è stato sottolineato.
La marcia è stata inoltre indicata come un momento di solidarietà e come occasione per “continuare a parlare di questa morte”. Nel corso degli interventi è stata ricostruita anche la vicenda lavorativa di Sylvester, con una domanda precisa sulle mansioni che il giovane si trovava a svolgere al momento dell’incidente.
“È morto schiacciato durante le lavorazioni – è stato ricordato – un ragazzo inquadrato come muratore, manovale, di primo livello, il livello più basso previsto dal contratto, si trovava a svolgere un’operazione tanto delicata?”. Una domanda che ha riportato ancora una volta l’attenzione sulla necessità di garantire formazione, controlli e dispositivi di sicurezza adeguati.
“Un ragazzo immigrato non è morto perché rappresentava un pericolo per il nostro Paese, ma è morto mentre contribuiva a costruirlo”, è stato ribadito, insieme alla richiesta di considerare la sicurezza sul lavoro un diritto da garantire a tutti.

Numerosi gli applausi quando, per tre volte, dalla piazza è stato scandito il nome di Sylvester. Particolarmente toccante anche il gesto di un ciclista di passaggio, che si è fermato e ha chiesto a tutti i presenti di recitare l’“Eterno riposo” per il giovane. La folla ha raccolto l’invito.
Nell’intervento conclusivo, gli organizzatori hanno ribadito l’importanza della sicurezza sul lavoro, invitando però ciascuno ad assumersi la propria parte di responsabilità.
Anche il tema dell’integrazione è tornato al centro del discorso, intesa come possibilità di “contribuire alla nazione”, anche attraverso la conoscenza reciproca e la cultura, partendo persino dal cibo.
Sylvester è stato indicato ancora una volta come esempio di una persona che “ha dato l’opportunità di ragionare sulla sicurezza”. “Siamo noi i primi a badare a noi stessi e, se aspettiamo che siano gli altri a farsi delle domande sul motivo per cui non abbiamo i presidi di sicurezza, abbiamo un problema”, è stato aggiunto.

A chiudere la manifestazione è stato l’inno nazionale del Camerun. Partito da un cellulare, è stato cantato da numerosi partecipanti presenti in piazza.
Il fratello, in qualità di capofamiglia, rimarrà in Italia fino al completamento di tutte le pratiche necessarie per riportare in Camerun la salma di Sylvester. Il corpo del 27enne, sottoposto ad autopsia, attende ora di poter fare ritorno nel Paese natale, per la sepoltura.
M.A.




















