Al Museo La Fornace in mostra volti e mestieri della Valle

Per chi abita in zona sono il macellaio, la "moglie di…", "il Fermo delle capre" - pace all'anima sua - o Martino Colombo, sindaco di Pagnona. Per chi, da fuori, in questi giorni, dopo aver girovagato tra gli stand della Sagra delle Sagre, magari con la polenta da mandar giù, si troverà a guardare quelle fotografie sono il volto autentico dell'Alta Valsassina e della Valvarrone, sconosciuti che incarnano quelle comunità ancora ruspanti, legate alla tradizione e alla terra, dove le mani si fanno andare per dar da mangiare alle mucche o tagliare l'erba, non solo per pubblicare post.
mostravoltivalle__4_.jpg (90 KB)
Gente di Valle è il titolo della mostra inaugurata ieri, 8 agosto, al Museo La Fornace, a Barzio, nel primo pomeriggio dell'edizione 60 + 1 dell'immancabile fiera agostana a Prato Buscante. Scatti d'autore quelli esposti. Donne e uomini, bambini e pure don Brunello, sono stati immortalati infatti da Attilio Mina, che riduttivamente, sul proprio sito internet ora si definisce semplicemente "pensionato", ma che, per chi mastica di obietti e di bello, è un'autorità.
mostravoltivalle__16_.jpg (104 KB)
Volti e mestieri posti a futura memoria, i soggetti selezionati, con la curatela affidata poi al collega Luigi Erba e ad Antonio Pasquini, sindaco di Casargo, Comune che patrocina l'iniziativa, insieme alla Comunità Montana, al Paro Regionale della Grigna Settentrionale e alla Provincia di Lecco. Ente quest'ultimo di cui lo stesso Pasquini è consigliere delegato ai centri per l'impiego e alla formazione professionale, incarico in qualche modo interconnesso con la mostra, celebrando la stessa nell'immortalità della fotografia anche mestieri di una volta, altrove magari anche già scomparsi.
mostravoltivalle__12_.jpg (124 KB)
L'esposizione, poi, è stata inaugurata in concomitanza non solo con l'apertura della Sagra delle Sagre, ma anche con la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, con richiamo alla tragedia di Marcinelle dell'8 agosto di settant'anni fa. "L'8 agosto è soprattutto una giornata per ricordare le vite spezzate dal lavoro. Una memoria che attraversa le generazioni e che a Marcinelle trova una delle sue pagine più tragiche: uomini partiti dall’Italia per lavorare e che dal lavoro non sono più tornati. C’è una crudezza quasi profetica nell’accordo che nel dopoguerra legò il bisogno italiano di carbone a quello belga di manodopera. Due necessità, due Paesi, ma un prezzo che avrebbe finito per pesare soprattutto sugli uomini. In quella formula sembrano già affiorare, quasi preconizzandone gli effetti, alcune delle contraddizioni dell’Europa che sarebbe venuta: interessi comuni dichiarati, interessi nazionali mai davvero superati; economie legate tra loro, ma non per questo poste sullo stesso piano; il rischio, sempre presente, che dietro i grandi equilibri restino in secondo piano le persone chiamate a sostenerne il peso. L’8 agosto 1956 quel peso ebbe il nome di Marcinelle. Nel Bois du Cazier morirono 262 lavoratori, 136 italiani. Uomini morti lavorando, in una delle pagine più dolorose della nostra storia del lavoro. A settant’anni di distanza, prima di ogni altra considerazione, resta il dovere di ricordare il loro sacrificio" la riflessione di Pasquini.  
mostravoltivalle__1_.jpg (115 KB)
Tornando alla mostra, Erba ha scritto: "Attilio Mina, regista e fotografo che ha connotato dagli anni Settanta un ventennio di fotografia italiana, con la ricerca "Gente di Valle" ci dà un'immagine di una terra attraverso personaggi dell'alta Valsassina. Immagine rigorosa e nello stesso tempo complessa, ma che sintetizza contemporaneità, storia, memoria e nello stesso tempo antropologia. Ogni personaggio ritratto attraverso una posa voluta ma anche colta, con un oggetto simbolico racconta sé stesso nella osmosi con il tempo. E anche questo e il pregio della ricerca che si costruisce in un ambiente presente e passato; per questo magicamente reale, come un archetipo. La sua fotografia - sottolinea ancora il curatore - ricorda August Sander per l'apparente staticità, l'intensità di uno sguardo, che scrive il rapporto fotografo- soggetto, che si rileva proprio quando coincidono nell'intensità di un racconto interiore che li coinvolge: occhio di chi vede, cioè il fotografo, occhio di chi e fotografato, il soggetto, occhio meccanico della macchina fotografica. La "magicità" nasce qui, quando i tre elementi coincidono ed emerge una storia impalpabile ma concreta. Paradossalmente oggi tutti fotografano, ma la fotografia è un'altra cosa e questa mostra che viene esposta in uno spazio pubblico (elemento importante) ne è un esempio. Attilio Mina, come detto, realizza un racconto magico - complesso, nello tesso tempo lineare in una scenografia realizzata attraverso un linguaggio dalla stampa rigorosa, omogenea. E questo è anche il pregio di un lavoro che ha in essa la sua pelle, la sua profondità. Se William Shakespeare diceva che l'amore nasce e vive negli occhi e vedesse questa mostra, chissà cosa avrebbe scritto sulla fotografia. Questa fotografia!".

Galleria fotografica (21 immagini)

Gente di Valle sarà visitabile fino al 16 agosto, al mattino dalle 10 alle 13 (ultimo ingresso 12.30) e il pomeriggio dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso 17.30).
A.M.
Invia un messaggio alla redazione

Il tuo indirizzo email ed eventuali dati personali non verranno pubblicati.