Cortabbio celebra San Lorenzo. Benedette anche le automobili
È iniziata con l’accensione del globo nella chiesa di Cortabbio, dedicata a San Lorenzo, la celebrazione della festività del santo martire, una tradizione che unisce fede e simboli e che, anche quest’anno, ha richiamato i fedeli della frazione.
Durante la celebrazione, don William Abbruzzese ha innanzitutto fatto riferimento alle stelle cadenti, invitando i presenti a leggerle come un «segno del Signore in mezzo a noi». Un richiamo, quello del parroco, alla necessità di «alzare lo sguardo» e di non rimanere eccessivamente legati alle cose terrene.
Subito dopo, il sacerdote ha spiegato il senso dell’accensione del globo, un rito che si ripete «in tutte le chiese dedicate a un martire». Il significato del gesto è cambiato nel corso della storia: inizialmente il pallone veniva incendiato per rappresentare il martirio, «dove tutto viene bruciato». Dopo il Concilio Vaticano II, invece, il simbolo ha assunto un significato «più evangelico», legato al fuoco della carità che ha spinto il martire a donare la propria vita. Secondo il parroco, entrambe le interpretazioni possono ancora essere prese in considerazione.
Nel corso dell’omelia è stato ricordato anche il ruolo delle diverse figure della gerarchia ecclesiastica nell’antichità. Don William ha spiegato come i diaconi si occupassero anche dell’«aspetto dell’economia», mentre la celebrazione della messa era affidata al vescovo. Ai cardinali spettava invece il compito di portare la comunione.
Il simbolismo della fiamma è stato quindi collegato alla carità, con una metafora che parte dall’interno per espandersi verso l’esterno. Un’immagine che richiama anche la tradizione legata alla Cappella Sistina e ai titoli onorifici, conservati nella Chiesa.
Parlando della figura di San Lorenzo, don William ha sottolineato la sua attenzione verso i più poveri. Il santo, ha ricordato, non avrebbe «tenuto oro per avere ricchezza», ma sarebbe uscito da San Giovanni in Laterano insieme ai poveri, affermando che «le persone sono la vera ricchezza della Chiesa, mentre tutto il resto passa, la dignità di ogni persona resta».
Un messaggio che il sacerdote ha voluto riportare anche all’attualità. Oggi, ha osservato, i «poveri sono schiavi della burocrazia, delle lunghe liste d’attesa degli ospedali». Da qui il richiamo al valore del dono della vita, che porta «dignità», e al simbolo del fuoco, capace di interrogare ciascuno sulla propria disponibilità a donarsi e a rendere importante la vita dell’altro.
L’esempio dei martiri, ha proseguito don William, dimostra inoltre come le ricchezze materiali siano destinate a passare: «Uno fa tanta fatica ad accumulare e poi quando muore lascia tutto». Da qui la conclusione dell’omelia: «Forse bisogna accumulare tesori in carità, benessere collettivo che fa stare bene tutti».

Al termine della messa, il tradizionale bacio alla reliquia del Santo ha preceduto l’uscita dei fedeli dalla chiesa. Per chi lo ha desiderato, è stato poi possibile portare i propri veicoli alla benedizione.
Don William ha atteso il passaggio dei mezzi, benedicendoli uno a uno e scambiando anche qualche simpatica battuta con gli automobilisti sulle vetture. Un momento semplice e informale, vissuto con quella serenità che da sempre caratterizza il sacerdote e che ha accompagnato la conclusione della festa di San Lorenzo a Cortabbio. Il gruppo alpini, vista la ricorrenza odierna, hanno cucinato polenta taragna e salsicce da asporto, per concludere la mattinata comodamente seduti a tavola delle proprie abitazioni, con il pranzo pronto.

Subito dopo, il sacerdote ha spiegato il senso dell’accensione del globo, un rito che si ripete «in tutte le chiese dedicate a un martire». Il significato del gesto è cambiato nel corso della storia: inizialmente il pallone veniva incendiato per rappresentare il martirio, «dove tutto viene bruciato». Dopo il Concilio Vaticano II, invece, il simbolo ha assunto un significato «più evangelico», legato al fuoco della carità che ha spinto il martire a donare la propria vita. Secondo il parroco, entrambe le interpretazioni possono ancora essere prese in considerazione.

Il simbolismo della fiamma è stato quindi collegato alla carità, con una metafora che parte dall’interno per espandersi verso l’esterno. Un’immagine che richiama anche la tradizione legata alla Cappella Sistina e ai titoli onorifici, conservati nella Chiesa.
Un messaggio che il sacerdote ha voluto riportare anche all’attualità. Oggi, ha osservato, i «poveri sono schiavi della burocrazia, delle lunghe liste d’attesa degli ospedali». Da qui il richiamo al valore del dono della vita, che porta «dignità», e al simbolo del fuoco, capace di interrogare ciascuno sulla propria disponibilità a donarsi e a rendere importante la vita dell’altro.
L’esempio dei martiri, ha proseguito don William, dimostra inoltre come le ricchezze materiali siano destinate a passare: «Uno fa tanta fatica ad accumulare e poi quando muore lascia tutto». Da qui la conclusione dell’omelia: «Forse bisogna accumulare tesori in carità, benessere collettivo che fa stare bene tutti».

Al termine della messa, il tradizionale bacio alla reliquia del Santo ha preceduto l’uscita dei fedeli dalla chiesa. Per chi lo ha desiderato, è stato poi possibile portare i propri veicoli alla benedizione.
Don William ha atteso il passaggio dei mezzi, benedicendoli uno a uno e scambiando anche qualche simpatica battuta con gli automobilisti sulle vetture. Un momento semplice e informale, vissuto con quella serenità che da sempre caratterizza il sacerdote e che ha accompagnato la conclusione della festa di San Lorenzo a Cortabbio. Il gruppo alpini, vista la ricorrenza odierna, hanno cucinato polenta taragna e salsicce da asporto, per concludere la mattinata comodamente seduti a tavola delle proprie abitazioni, con il pranzo pronto.
M.A.




















