Mangiare è anche imparare
A scuola si impara a leggere, a scrivere, a fare di conto. Ma si può imparare anche a mangiare. E forse proprio dalle mense scolastiche dovrebbe partire una riflessione più ambiziosa sul rapporto dei nostri bambini con il cibo.
A LECCO, dove ogni giorno vengono preparati e consumati oltre un migliaio di pasti destinati alle scuole cittadine, il tema dello spreco alimentare non è marginale. Le percentuali di cibo che finiscono nei rifiuti sono state indicate in passato anche su valori superiori al 30%. Un dato che, seppure vada naturalmente verificato e aggiornato, dovrebbe bastare per porci una domanda semplice: quanto di quello che buttiamo potrebbe essere evitato?
LA RISPOSTA non può essere soltanto organizzare meglio il recupero degli avanzi o il loro corretto smaltimento. È certamente importante farlo, ma viene prima una cosa: ridurre ciò che arriva al cestino. Per questo sarebbe interessante che Comune, istituzioni scolastiche, soggetti che gestiscono il servizio di ristorazione e ATS, per quanto di competenza, costruissero insieme un vero progetto sulla cultura del cibo nelle scuole. Non una campagna moralistica contro lo spreco, ma un percorso educativo.
AI BAMBINI si può insegnare che cosa c'è dietro un piatto di pasta, perché alcuni alimenti sono importanti, perché il menù cambia, perché esistono sapori diversi, stagionalità e tradizioni.
SI PUO' lavorare sulla presentazione dei piatti, sull'assaggio, sulla gradualità nell'introdurre alimenti meno apprezzati, sulla possibilità di comprendere che non tutto ciò che non conosciamo è necessariamente qualcosa che non ci piace. E si possono studiare piccoli incentivi, iniziative tra classi, giornate dedicate, rilevazioni degli scarti, momenti di confronto con cuochi e nutrizionisti. Anche insieme alle famiglie, all'eventuale pasto a casa e da da casa. Si potrebbe anche sperimentare, dove organizzativamente possibile, una maggiore flessibilità delle porzioni: meglio una porzione adeguata e un eventuale bis che un piatto riempito e poi buttato. Non per obbligare un bambino a mangiare ciò che non vuole, ma per aiutarlo a conoscere, assaggiare e scegliere.
UN ESEMPIO CONCRETO è già vicino a noi. Si chiama “Dritto & Rovescio”, il progetto promosso da ATS Brianza che sperimenta nelle scuole primarie un'organizzazione diversa del pranzo: prima il secondo con il contorno e poi il primo. L'obiettivo è favorire il consumo di alimenti generalmente meno graditi, come verdure, legumi e pesce, e contemporaneamente ridurre gli sprechi. La cosa interessante è che non si tratta di una semplice trovata organizzativa: il progetto prevede un monitoraggio sistematico dei consumi e degli scarti e un confronto tra scuole che adottano il nuovo modello e scuole che mantengono quello tradizionale. La prima fase coinvolge quattro scuole della Brianza, mentre è prevista una seconda fase con ulteriori scuole della provincia di Lecco e Monza.
È ESATTAMENTE questo lo spirito che sarebbe auspicabile: sperimentare, misurare, capire cosa funziona e poi eventualmente estendere ciò che funziona. Perché si potrebbero fare molte altre cose: misurare e rendere pubblici gli scarti, coinvolgere gli alunni nella loro rilevazione, raccogliere il loro giudizio sui menù, lavorare sulla presentazione e sull'appetibilità dei piatti, costruire percorsi sulla stagionalità e sulla provenienza degli alimenti. E naturalmente recuperare le eccedenze quando possibile. Ma senza confondere le due cose. Recuperare ciò che viene sprecato è importante. Evitare che venga sprecato è molto meglio. -PERCHE' la qualità di una mensa non si misura soltanto attraverso l'equilibrio nutrizionale dei menù o attraverso il numero dei pasti serviti. Si misura anche da quanto cibo viene effettivamente mangiato e da quanto, invece, finisce inutilmente nei rifiuti. La lotta allo spreco comincia prima del cestino.
E UNA MENSA SCOLASTICA potrebbe essere molto più di un servizio necessario per migliaia di bambini: potrebbe diventare un piccolo, quotidiano laboratorio di educazione al gusto, alla salute, alla varietà e al rispetto del cibo. Se vogliamo che i bambini imparino domani a non sprecare, forse dobbiamo cominciare oggi dando loro qualche buona ragione per non farlo.
A LECCO, dove ogni giorno vengono preparati e consumati oltre un migliaio di pasti destinati alle scuole cittadine, il tema dello spreco alimentare non è marginale. Le percentuali di cibo che finiscono nei rifiuti sono state indicate in passato anche su valori superiori al 30%. Un dato che, seppure vada naturalmente verificato e aggiornato, dovrebbe bastare per porci una domanda semplice: quanto di quello che buttiamo potrebbe essere evitato?
LA RISPOSTA non può essere soltanto organizzare meglio il recupero degli avanzi o il loro corretto smaltimento. È certamente importante farlo, ma viene prima una cosa: ridurre ciò che arriva al cestino. Per questo sarebbe interessante che Comune, istituzioni scolastiche, soggetti che gestiscono il servizio di ristorazione e ATS, per quanto di competenza, costruissero insieme un vero progetto sulla cultura del cibo nelle scuole. Non una campagna moralistica contro lo spreco, ma un percorso educativo.
AI BAMBINI si può insegnare che cosa c'è dietro un piatto di pasta, perché alcuni alimenti sono importanti, perché il menù cambia, perché esistono sapori diversi, stagionalità e tradizioni.
SI PUO' lavorare sulla presentazione dei piatti, sull'assaggio, sulla gradualità nell'introdurre alimenti meno apprezzati, sulla possibilità di comprendere che non tutto ciò che non conosciamo è necessariamente qualcosa che non ci piace. E si possono studiare piccoli incentivi, iniziative tra classi, giornate dedicate, rilevazioni degli scarti, momenti di confronto con cuochi e nutrizionisti. Anche insieme alle famiglie, all'eventuale pasto a casa e da da casa. Si potrebbe anche sperimentare, dove organizzativamente possibile, una maggiore flessibilità delle porzioni: meglio una porzione adeguata e un eventuale bis che un piatto riempito e poi buttato. Non per obbligare un bambino a mangiare ciò che non vuole, ma per aiutarlo a conoscere, assaggiare e scegliere.
UN ESEMPIO CONCRETO è già vicino a noi. Si chiama “Dritto & Rovescio”, il progetto promosso da ATS Brianza che sperimenta nelle scuole primarie un'organizzazione diversa del pranzo: prima il secondo con il contorno e poi il primo. L'obiettivo è favorire il consumo di alimenti generalmente meno graditi, come verdure, legumi e pesce, e contemporaneamente ridurre gli sprechi. La cosa interessante è che non si tratta di una semplice trovata organizzativa: il progetto prevede un monitoraggio sistematico dei consumi e degli scarti e un confronto tra scuole che adottano il nuovo modello e scuole che mantengono quello tradizionale. La prima fase coinvolge quattro scuole della Brianza, mentre è prevista una seconda fase con ulteriori scuole della provincia di Lecco e Monza.
È ESATTAMENTE questo lo spirito che sarebbe auspicabile: sperimentare, misurare, capire cosa funziona e poi eventualmente estendere ciò che funziona. Perché si potrebbero fare molte altre cose: misurare e rendere pubblici gli scarti, coinvolgere gli alunni nella loro rilevazione, raccogliere il loro giudizio sui menù, lavorare sulla presentazione e sull'appetibilità dei piatti, costruire percorsi sulla stagionalità e sulla provenienza degli alimenti. E naturalmente recuperare le eccedenze quando possibile. Ma senza confondere le due cose. Recuperare ciò che viene sprecato è importante. Evitare che venga sprecato è molto meglio. -PERCHE' la qualità di una mensa non si misura soltanto attraverso l'equilibrio nutrizionale dei menù o attraverso il numero dei pasti serviti. Si misura anche da quanto cibo viene effettivamente mangiato e da quanto, invece, finisce inutilmente nei rifiuti. La lotta allo spreco comincia prima del cestino.
E UNA MENSA SCOLASTICA potrebbe essere molto più di un servizio necessario per migliaia di bambini: potrebbe diventare un piccolo, quotidiano laboratorio di educazione al gusto, alla salute, alla varietà e al rispetto del cibo. Se vogliamo che i bambini imparino domani a non sprecare, forse dobbiamo cominciare oggi dando loro qualche buona ragione per non farlo.
Paolo Trezzi




















