Sueglio: la vita dei soldati in alta quota. Ne parla Luca Fiorucci
Si è svolto nella serata di ieri nella Sala Teatro San Martino di Sueglio – a pochi passi dal campo sportivo e della chiesa del paese – l’incontro tenuto da Luca Fiorucci, proposto con il sostegno dell’associazione Amici dell’Ecomuseo della Valvarrone, dal titolo ''La guerra delle cime - Sopravvivere alla montagna più che al nemico''.

Luca Fiorucci – cugino del famoso stilista milanese Elio Fiorucci, scomparso nel 2015, e molto legato al territorio della Valvarrone e in particolare a Sueglio, paese d’origine della madre Argentina Bonazzola e dov’è tuttora sepolto nel piccolo cimitero cittadino – ha esposto in modo generale le vicende storiche della Prima Guerra Mondiale. L'incontro, che ha riscosso un’ottima partecipazione, si è poi concentrato sulla vita quotidiana dei soldati ad alta quota, raccontando le particolari difficoltà di quella ''guerra delle cime'' che è stata ribattezzata anche ''guerra bianca'', proprio a causa del grande freddo e della grande quantità di neve che caratterizzavano lo scenario bellico delle battaglie combattute sulle Alpi e sulle montagne al confine austro-ungarico.

''Non sono uno storico militare - ha premesso Fiorucci in apertura dell’incontro - ma da appassionato e cultore di alpinismo mi interessava poter raccontare e far scoprire la vita di tutti i giorni che i soldati ci hanno tramandato attraverso i loro diari personali. Questo è l’unico mezzo di comunicazione ‘sincero’ che ci hanno lasciato, a differenza di altri documenti come le lettere inviate alle famiglie, purtroppo poco attendibili e prive di dettagli poiché sottoposte al vaglio attento e minuzioso del controllo della Censura di Stato. Le parole contenute nei diari di questi soldati trasmettono paura, freddo e difficoltà, ma anche solidarietà tra gli schieramenti, umanità e amicizia; soprattutto tra giovani italiani che, parlando dialecti diversi e provenendo da Regioni estremamente differenti, su montagne a loro ostili – in primis dal punto di vista climatico – hanno dovuto collaborare e comprendersi gli uni con gli altri, fino ad arrivare a sviluppare un’identità nazionale comune per la prima volta dall’Unità della penisola''.

Come raccontato nel corso dell’incontro, anche sul territorio della Valvarrone sono rimaste numerose opere costruite durante il primo conflitto mondiale: i tre ponti modulari gemelli tipo Eiffel, ad esempio, gettati fra le sponde dei torrenti Fosasco (ai Molini di Tremenico), Vaniga (immediatamente dopo Avano) e Varroncello (a Giabi di Pagnona), che ancora oggi permettono di superare diverse piccole vallate create dai torrenti.
Oppure la stessa SP67 che, nel tratto tra Dervio e Artesso, passando poi da Tremenico e arrivando fino a Roccoli Lorla e alla cima del Monte Legnoncino, per poi continuare fino a Pagnona, è stata realizzata unicamente per scopi militari, cercando di facilitare lo spostamento di truppe e armamenti per un'eventuale difesa del settore dell'Alto Lago di Como.

''Prima, la comunicazione con i vari paesi della valle e con il lago avveniva attraverso un fittissimo reticolato di mulattiere che per chilometri si sviluppavano su e giù per i pendii della Valvarrone'' ha spiegato Fiorucci.

''Le postazioni d’artiglieria e mitragliatrici presenti presso Artesso, Roccoli Lorla, sulle pendici del Monte Legnone (2.610 metri) e del Legnoncino (1.714 metri), erano strutture ausiliarie e di supporto a quello che era invece il vero e proprio cardine della difesa dell’alto Lario in caso di invasione austriaca proveniente dalla Valtellina o, in caso di preventiva invasione austro-ungarica della Confederazione Elvetica, dalla Valchiavenna: il Forte Montecchio Nord di Colico, che disponeva di 4 cannoni da 149 millimetri di calibro''.

Sul territorio valvarronese restano inoltre diverse centinaia di metri di camminamenti trincerati presso Vestreno e Roccoli Lorla, insieme ad altre strutture dedicate all’artiglieria presso Artesso e il Monte Legnoncino, senza dimenticare le due grandi caserme blindate del Paùl (Vestreno) e del Duello (Sueglio), costruite durante la Grande Guerra ma utilizzate anche nel corso del secondo conflitto mondiale da parte delle forze partigiane della zona dell’Alto Lago come rifugi di fortuna e postazioni di difesa contro i rastrellamenti nemici di tedeschi e soldati della Repubblica Sociale Italiana.

Una serata all’insegna della storia locale che si intreccia con quella europea e mondiale, conclusasi con un momento conviviale e un piccolo rinfresco offerto a tutti i presenti – residenti e villeggianti – dagli Amici dell’Ecomuseo della Valvarrone.
Il relatore Luca Fiorucci è da anni partecipe alla divulgazione storica della Valvarrone: già nel 2013 collaborò con Antonio Trotti (all’epoca legato al Museo della Guerra Bianca in Adamello) alla stesura del volume La Frontiera Nord in Valvarrone, alla scoperta dei manufatti storico-militari e di altre bellezze del territorio. La pubblicazione venne realizzata nell’ambito del progetto interreg ''ForTi - Linea Cadorna'', finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007-2013

Alcune immagini della serata
Luca Fiorucci – cugino del famoso stilista milanese Elio Fiorucci, scomparso nel 2015, e molto legato al territorio della Valvarrone e in particolare a Sueglio, paese d’origine della madre Argentina Bonazzola e dov’è tuttora sepolto nel piccolo cimitero cittadino – ha esposto in modo generale le vicende storiche della Prima Guerra Mondiale. L'incontro, che ha riscosso un’ottima partecipazione, si è poi concentrato sulla vita quotidiana dei soldati ad alta quota, raccontando le particolari difficoltà di quella ''guerra delle cime'' che è stata ribattezzata anche ''guerra bianca'', proprio a causa del grande freddo e della grande quantità di neve che caratterizzavano lo scenario bellico delle battaglie combattute sulle Alpi e sulle montagne al confine austro-ungarico.

''Non sono uno storico militare - ha premesso Fiorucci in apertura dell’incontro - ma da appassionato e cultore di alpinismo mi interessava poter raccontare e far scoprire la vita di tutti i giorni che i soldati ci hanno tramandato attraverso i loro diari personali. Questo è l’unico mezzo di comunicazione ‘sincero’ che ci hanno lasciato, a differenza di altri documenti come le lettere inviate alle famiglie, purtroppo poco attendibili e prive di dettagli poiché sottoposte al vaglio attento e minuzioso del controllo della Censura di Stato. Le parole contenute nei diari di questi soldati trasmettono paura, freddo e difficoltà, ma anche solidarietà tra gli schieramenti, umanità e amicizia; soprattutto tra giovani italiani che, parlando dialecti diversi e provenendo da Regioni estremamente differenti, su montagne a loro ostili – in primis dal punto di vista climatico – hanno dovuto collaborare e comprendersi gli uni con gli altri, fino ad arrivare a sviluppare un’identità nazionale comune per la prima volta dall’Unità della penisola''.

Come raccontato nel corso dell’incontro, anche sul territorio della Valvarrone sono rimaste numerose opere costruite durante il primo conflitto mondiale: i tre ponti modulari gemelli tipo Eiffel, ad esempio, gettati fra le sponde dei torrenti Fosasco (ai Molini di Tremenico), Vaniga (immediatamente dopo Avano) e Varroncello (a Giabi di Pagnona), che ancora oggi permettono di superare diverse piccole vallate create dai torrenti.

''Prima, la comunicazione con i vari paesi della valle e con il lago avveniva attraverso un fittissimo reticolato di mulattiere che per chilometri si sviluppavano su e giù per i pendii della Valvarrone'' ha spiegato Fiorucci.

''Le postazioni d’artiglieria e mitragliatrici presenti presso Artesso, Roccoli Lorla, sulle pendici del Monte Legnone (2.610 metri) e del Legnoncino (1.714 metri), erano strutture ausiliarie e di supporto a quello che era invece il vero e proprio cardine della difesa dell’alto Lario in caso di invasione austriaca proveniente dalla Valtellina o, in caso di preventiva invasione austro-ungarica della Confederazione Elvetica, dalla Valchiavenna: il Forte Montecchio Nord di Colico, che disponeva di 4 cannoni da 149 millimetri di calibro''.

Sul territorio valvarronese restano inoltre diverse centinaia di metri di camminamenti trincerati presso Vestreno e Roccoli Lorla, insieme ad altre strutture dedicate all’artiglieria presso Artesso e il Monte Legnoncino, senza dimenticare le due grandi caserme blindate del Paùl (Vestreno) e del Duello (Sueglio), costruite durante la Grande Guerra ma utilizzate anche nel corso del secondo conflitto mondiale da parte delle forze partigiane della zona dell’Alto Lago come rifugi di fortuna e postazioni di difesa contro i rastrellamenti nemici di tedeschi e soldati della Repubblica Sociale Italiana.

Una serata all’insegna della storia locale che si intreccia con quella europea e mondiale, conclusasi con un momento conviviale e un piccolo rinfresco offerto a tutti i presenti – residenti e villeggianti – dagli Amici dell’Ecomuseo della Valvarrone.
Il relatore Luca Fiorucci è da anni partecipe alla divulgazione storica della Valvarrone: già nel 2013 collaborò con Antonio Trotti (all’epoca legato al Museo della Guerra Bianca in Adamello) alla stesura del volume La Frontiera Nord in Valvarrone, alla scoperta dei manufatti storico-militari e di altre bellezze del territorio. La pubblicazione venne realizzata nell’ambito del progetto interreg ''ForTi - Linea Cadorna'', finanziato dal Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2007-2013
T.P.




















