Il futuro è bellissimo ma intanto, l'oggi?
Diversi cittadini dopo l'apertura del "nuovo" lungolago, han espresso il plauso per lo stile e l'eleminazione dei parcheggi.
Molte delle cose che dicono sono condivisibili
-È vero: le città cambiano.
-È vero che spesso ci affezioniamo a ciò che conosciamo e scambiamo un'abitudine per una necessità.
-È vero che un parcheggio non è un diritto naturale e che davanti a un lago si può legittimamente scegliere di restituire spazio alle persone, agli alberi, alle passeggiate.
Tutto vero.
Il problema è che, tra la teoria e la quotidianità, c'è di mezzo la realtà.
E la realtà, oggi, è che togliere 80 o comunque decine di posti auto non elimina un bisogno:
lo sposta.
E quando quel bisogno riguarda un quartiere popoloso, con molti residenti anziani e pochissimi garage privati, il disagio può trasformarsi in un problema vero.
Non stiamo parlando del turista che arriva, fa una passeggiata sul lungolago e magari lascia l'auto a qualche centinaio di metri. Perché è giusto così, perché ha tempo, perché ha voglia.
-Stiamo parlando di chi lì ci vive.
-Di chi deve tornare a casa.
-Di chi ha ottant'anni.
-Di chi ha difficoltà a camminare.
-Di chi deve scaricare la spesa.
-Di chi accompagna un familiare, i figli piccoli.
-Di chi non può trasformare ogni necessità quotidiana in una passeggiata, una pedalata o una ricerca del parcheggio come una caccia al tesoro.
E qui, secondo me, sta il punto che la bella metafora del futuro, di chi plaude acriticamente, rischia di nascondere.
Il nuovo lungolago non è comparso ieri mattina.
È un'opera pensata, progettata e realizzata nell'arco di circa sei anni.
E negli ultimi due anni è stato un cantiere vero, con la rimozione concreta dei posti auto e la possibilità concreta di affrontare il problema.
Il tempo, quindi, c'era.
Quello che è mancato, almeno per ora, è un accompagnamento altrettanto concreto alla trasformazione.
Perché se togli parcheggi devi costruire alternative. (magari poi è proprio la Legge che ti impone degli standard sul numero di parcheggi pubblici e bisognerebbe approfondire nello specifico del lungolago se ci sono delle lacune d'applicazione)
E le alternative non possono essere soltanto un futuro migliore.
Devono esistere anche nel presente.
Abbiamo un servizio di trasporto pubblico che, diciamolo senza infingimenti, non è esattamente nelle condizioni di convincere una famiglia, un lavoratore o un anziano a rinunciare all'auto
Abbiamo una mobilità che continua ad avere criticità.
E abbiamo un quartiere nel quale il problema della sosta non riguarda soltanto chi viene a godersi il lago, ma soprattutto chi il lago lo vede ogni giorno "dalla finestra di casa".
Per questo non penso che la domanda debba essere:
"Vogliamo vedere automobili o persone?"
Certo che vogliamo vedere persone.
La domanda, piuttosto, è:
"Come facciamo a restituire spazio alle persone senza rendere più difficile la vita a quelle che in quello spazio ci vivono?"
Perché il futuro non è soltanto una questione estetica.
È anche organizzazione, servizi, trasporto pubblico, parcheggi, accessibilità, tempi e qualità della vita.
E allora sì:
possiamo anche immaginare il bambino che tra vent'anni guarderà una fotografia del vecchio lungolago pieno di automobili e domanderà stupito:
"Ma parcheggiavate davvero qui?"
Mi auguro (anch'io) che accada.
Ma mi piacerebbe che, arrivato a vent'anni, quello stesso bambino potesse anche chiedere:
"E come avete fatto a togliere quei parcheggi senza lasciare indietro chi abitava lì?"
Perché progettare il futuro è una cosa bellissima.
Amministrarlo, mentre ci si arriva, è un'altra cosa.
E forse è proprio lì che si misura la qualità di una scelta pubblica.
Non quando la guardiamo da lontano, con gli occhi del futuro.
Ma quando dobbiamo viverla oggi, tutti i giorni.
Paolo Trezzi




















