Valmadrera: apre il Parco della Rocca, bene da custodire e tramandare

Un nuovo spazio verde da vivere, ma soprattutto un luogo da custodire e tramandare alle generazioni future. È questo il significato del Parco della Rocca, inaugurato nel pomeriggio di venerdì 28 agosto a Valmadrera dopo un lungo percorso di recupero che ha permesso di rendere nuovamente fruibile un’area boscata di circa 47.500 metri quadrati, affacciata sul lago e sul paesaggio delle montagne lecchesi.
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All’inaugurazione erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Valmadrera Cesare Colombo, il vicesindaco Raffaella Brioni, l'assessore Rita Bosisio, il presidente della Comunità Montana Antonio Rusconi con i tecnici dell'Ente, il sindaco di Civate Angelo Isella e la vicesindaca di Galbiate Maria Butti, oltre ai rappresentanti della ditta Invernizzi Giovanni di Ballabio, che ha realizzato gli interventi di recupero dell’area.
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Quella di venerdì è stata un’inaugurazione molto partecipata: tantissimi cittadini di Valmadrera, di tutte le età, hanno voluto esserci per vedere con i propri occhi come è cambiata la Rocca. Una partecipazione che non si è lasciata scoraggiare nemmeno dal maltempo: nonostante il vero e proprio diluvio che ha accompagnato parte della cerimonia, in molti hanno resistito fino alla fine per percorrere il nuovo parco e scoprirne i diversi livelli e punti panoramici.
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«È un momento che aspettavamo da tempo», ha esordito il sindaco davanti ai cittadini riuniti per il taglio del nastro. Per Colombo, il parco rappresenta anche una scoperta personale: «Per chi, come me, non è proprio di Valmadrera, è stata una sorpresa meravigliosa». Un luogo che, però, per molti valmadreresi ha un legame molto più profondo con la memoria. Il sindaco ha ricordato la visita effettuata nei mesi scorsi insieme agli Amici di Parè, destinati a occuparsi dell’apertura del parco: «Ho visto le lacrime nei loro occhi perché si ricordavano di quando erano bambini». Oggi quella stessa area torna a disposizione dell’intera cittadinanza.

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La storia del Parco della Rocca, tuttavia, parte molto più lontano. Come ha ricordato Antonio Rusconi, l’idea di preservare quest’area risale agli anni Novanta, quando il Comune possedeva soltanto una parte del promontorio, circa 15mila metri quadrati. L’obiettivo era chiaro: fare in modo che la Rocca rimanesse libera dalla possibilità di nuove costruzioni, acquisendo progressivamente l’area al patrimonio comunale.
«Il modo migliore per non far costruire sulla Rocca è che il Comune diventi proprietario», ha spiegato Rusconi, ricordando il lavoro iniziato con le amministrazioni precedenti e proseguito negli anni. Un percorso che ha portato oggi ai 47.500 metri quadrati complessivi e che, come sottolineato dal presidente della Comunità Montana, non si conclude con l’inaugurazione.
«Il Comune non è il proprietario di questa cosa: questa cosa è affidata a noi e a voi, e soprattutto a loro», ha detto Rusconi, indicando idealmente le nuove generazioni. Una responsabilità riassunta in una parola più volte ripetuta durante la cerimonia: custodire. «È qualcosa che noi dobbiamo tenere per trasmettere agli altri», ha aggiunto, raccogliendo il testimone della metafora utilizzata poco prima dal sindaco.
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Il recupero ha trasformato l’area senza snaturarne la vocazione naturale. I lavori, affidati alla ditta Invernizzi Giovanni di Ballabio, hanno riguardato la sistemazione della vegetazione, con interventi di potatura, risanamento e ringiovanimento degli alberi, la riduzione di arbusti e rampicanti e la rimozione di alcuni esemplari. È stato inoltre realizzato un nuovo sentiero a gradoni con partenza dalla zona di Parè, nei pressi dell’Area Camper, collegato ai diversi livelli del parco e ai punti panoramici.
Sono tre i belvedere che permettono di fermarsi ad ammirare il paesaggio, ai quali si aggiunge una nuova piazzola affacciata sul Resegone. Sedute, staccionate in legno di castagno, bacheche informative e segnaletica accompagnano il percorso, mentre le aree a prato sono state oggetto di interventi di sfalcio e sistemazione.
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Durante la visita inaugurale, il sindaco ha illustrato i diversi livelli del parco: dal primo punto di ingresso si sale lungo la scalinata fino alle aree panoramiche, con scorci differenti sul lago e sulle montagne. Un percorso che permette di attraversare il bosco e raggiungere anche l’altro accesso dalla zona di San Dionigi.
La nuova area verde, però, non deve essere confusa con un parco urbano. «Questo è un ambiente naturale», ha ricordato Colombo, sottolineando la necessità di affrontare i sentieri con calzature adeguate e la dovuta attenzione, soprattutto in presenza di bambini, anziani o persone con maggiori fragilità. Alcuni tratti possono infatti risultare ripidi e sconnessi. Anche chi porterà con sé il proprio cane sarà chiamato a prestare particolare attenzione e a governarne correttamente il comportamento.
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E c’è un’altra regola che racconta bene la filosofia con cui il parco viene restituito alla città: all’interno dell’area non saranno presenti cestini per i rifiuti. «Come quando si va in montagna, uno porta il suo sacchettino e poi lo riporta a casa», ha spiegato il sindaco. Per chi ne avesse necessità, saranno disponibili i contenitori presso l’area di Parè.
Il Parco della Rocca aprirà ufficialmente al pubblico da sabato 29 agosto. In una prima fase sarà accessibile nei fine settimana e nei giorni festivi grazie alla collaborazione degli Amici di Parè, associazione attiva dal 1999 nella valorizzazione della frazione, che ha dato la propria disponibilità per occuparsi dell’apertura dei cancelli.
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L’inaugurazione segna così l’inizio di una nuova vita per un luogo che, prima ancora di essere un nuovo spazio pubblico, è una parte di territorio recuperata e riconsegnata alla comunità. Un patrimonio che nasce da una scelta compiuta decenni fa e che oggi diventa concretamente percorribile, con i suoi boschi, i suoi sentieri e i suoi belvedere.
«È bello essere qui in tanti», ha concluso Colombo, ricordando come la crescita del territorio passi anche dalla valorizzazione dei suoi luoghi. Ora la Rocca è pronta ad accogliere cittadini e visitatori, con una raccomandazione che vale forse più di tutte le altre: viverla, sì, ma imparando a proteggerla.
Gloria Draghi
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