Colico: Vincenzo Menna accusato dell'omicidio del figlio Christian compare davanti al giudice. Sul volto i segni di sabato sera

In considerazione del tempo trascorso al cospetto del giudice Bianca Maria Bianchi è intuibile che abbia risposto, fornendo la propria versione dell'accaduto. Si è protratta, infatti, dalle 9 fino alle 11.40 circa l'udienza di convalida dell'arresto di Vincenzo Menna, l'83enne originario della Campania che, sabato sera, al culmine dell'ennesima discussione ha ucciso, con un colpo di coltello, il figlio nella loro abitazione in frazione Curcio a Colico.
Del resto l'anziano aveva già ammesso le proprie responsabilità componendo egli stesso il 112 e chiedendo l'intervento dei sanitari per prestare soccorso a Christian, 49 anni e problemi di dipendenza tali da renderlo persona irascibile e di difficile gestione, come testimoniano anche i ripetuti interventi delle forze dell'ordine presso l'abitazione colichese di cui ora raccontano i vicini pronti a solidarizzare con il padre, persona discreta arrivato sul lago, con la consorte, dell'hinterland milanese, anni fa, proprio nella speranza di aiutare quel "ragazzo difficile" a star lontano dai problemi. Nove i figli messi al mondo dalla coppia, uno già perso per overdose. Cinque quelli superstiti, dopo sabato sera. Christian è morto al San Gerardo dove è stato elitrasportato in condizioni gravissime. Omicidio il reato ascritto al genitore, in carcere da domenica. Non vi resterà, con ogni probabilità, anche se l'ultima parola spetterà al giudice dopo la richiesta della Procura, nella persona del sostituto Pasquale Gaspare Esposito di applicare a suo carico la custodia cautelare. "Incompatibili", salvo con una assistenza specifica h24, sembrerebbero essere le condizioni di Menna con la detenzione, come documentato dalle carte prodotte quest'oggi al giudice riguardanti anche le patologie di cui soffre.
Ed effettivamente è bastato guardarlo, nel corridoio del Tribunale, per coglierne la fragilità, dettata anche dal peso dell'età: ricurvo sul bastone, incerto nel camminare, ecchimosi sul corpo con un vistoso livido in volto che, più di ogni altra parola, racconta come, quella di sabato, non è stata "solo" una lite padre-figlio.
Vincenzo Menna sarebbe stato investito dalla furia cieca di Christian, probabilmente sotto l'effetto dell'alcol, dipendenza che lo portava ad essere aggressivo, irragionevole. L'anziano si sarebbe "protetto" con quella maledetta lama, divenuta l'arma del delitto. Punta al riconoscimento della legittima difesa, l'avvocato che lo assiste, d'ufficio. I presupposti potrebbero esserci tutti. Nel mentre la legale si è già attivata per indivuduare una eventuale struttura pronta ad accogliere l'83enne, comprensibilmente frastornato e confuso. Impresa ardua in considerazione della penuria di posti, con una realtà come Casa Abramo, poi, interessata da lavori di ristrutturazione e dunque già al completo.
Ora però la palla è nelle mani della giudice Bianca Maria Bianchi che si è riservata.
A.M.
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