Ricordi lecchesi di don Angelo Casati, il 'prete che predicava sottovoce' mancato a 95 anni

È morto a 95 anni don Angelo Casati, grande figura del cattolicesimo postconciliare, autore di molti libri e di poesie importanti, apprezzato per la raffinata interpretazione delle Scritture. 
Milanese, per tredici anni don Angelo fu anche parroco a San Giovanni di Lecco, dal 1973 al 1986, periodo durante il quale la piccola parrocchia lecchese diventò punto di riferimento per una comunità che andava oltre gli angusti confini del rione e che era impegnato in quel movimento di profondo rinnovamento della Chiesa. Chi ha vissuto quegli anni ricorda la svolta impressa nelle spiegazioni del Vangelo, nella lettura della Parola e di come don Angelo avesse colto di sorpresa la comunità decidendo, all’indomani dell’ingresso ufficiale, di non raccogliere le offerte durante i riti religiosi. 
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Don Angelo Casati (foto: Chiesadimilano.it)

La sua era una Chiesa aperta a tutti – ci viene raccontato – con un occhio particolare ai giovani, seguiti con attenzione ma nel contempo lasciati liberi di muoversi anche politicamente: «Certo – il ricordo – non era il prete che si metteva a giocare al calcio con i ragazzi, ma la sua presenza si faceva sentire».
A San Giovanni – racconta Pierfranco Mastalli – aveva trovato ospitalità anche padre David Maria Turoldo, quando veniva a Lecco per curare una forma di tumore.
«Allora – spiega una parrocchiana – padre Turoldo era una figura scomoda, per lui le porte erano chiuse dappertutto. E don Angelo lo accolse. Padre Davide era solito tuonare con la sua voce anche nelle grandi cattedrali, ma a San Giovanni celebrava la messa delle 18, che non era propriamente la messa solenne. Anche per Turoldo, con tutto il rispetto, era un bell’esempio di umiltà».
Fu proprio a San Giovanni, con don Angelo, che si tenne la prima veglia per ricordare la figura di monsignor Oscar Romero, il vescovo salvadoregno ucciso dagli squadroni della morte al servizio del regime dittatoriale. Gli anni Settanta del Novecento erano del resto quelli in cui ai destini dell’America Latina si cominciava a guardare con nuove sensibilità e la parrocchia di San Giovanni fu in prima fila nel promuovere iniziative di sensibilizzazione e di sostegno.
Anche quando se andò da Lecco per andare a guidare la parrocchia di San Giovanni in Laterano a Milano, don Casati mantenne i contatti con una comunità che andò ulteriormente ingrossandosi. Sono infatti molti i lecchesi che approfondirono l’amicizia con il sacerdote dopo il suo ritorno nel capoluogo meneghino. Ed era comunità che naturalmente si allargava ad amici d’altrove.
Come Silvia Cagliani che parla di don Angelo Casati come di un punto di riferimento umano e non soltanto spirituale: «Con lui potevi parlare di tutto, anche scherzando sulla Curia. Egli stesso scherzava sul fatto che gli ultimi anni della sua vita li trascorresse in un appartamento di via Montenapoleone (annesso alla parrocchia di San Francesco di Paola, ndr) che è il simbolo dell’opulenza. Ma era in grado di tessere rapporti con tutti. Negli ultimi anni, a Natale andava a benedire la sartoria Armani… Grande amico di Turoldo che era l’uomo del fuoco, lui era l’uomo della tenerezza con quel suo parlare sempre sottovoce, con quella sua pacatezza. Era un poeta e ha scritto bellissime poesie. E per noi che lo frequentavamo l’appuntamento era ogni domenica con la sua omelia che ci inviava puntualmente. L’ultima è quella dell’8 agosto, che è quasi un saluto…»
«Omelia? Con un punto di domanda forse sorprende» così esordiva don Angelo in quella sua “predica”. «Dirò – continuava – che da un po’ di tempo a questa parte mi vedo come scivolare via: una delle prove – sorrido - anche se non così importante, sono i polpastrelli che arrancano a fatica sulla tastiera. A proposito di omelia vi confido la mia scelta: mi ricorda che c’è un tempo per ogni cosa. C’è il tempo del seminare e quello del raccogliere, il tempo del dare e quello del custodire. Mi bussò così il pensiero di dare nome di “ultima” omelia a quella della scorsa domenica. E non certo perché miracolata più di altre. No, piccola come le altre, una loro compagna in piccolezza. Vi pregherei di passare questa voce come una confidenza, ha il suono di un bisbigliare, il desiderio sarebbe che rimanesse piccolo. Le cose piccole cui ci ha affacciato Gesù con il suo vangelo. (…) Mi rimane una immagine di rara suggestione; ci sono fiori che di sera lentamente si addormentano, poi alle prime luci per piccoli brividi si risvegliano.»
Della comunità di amici fa parte anche don Walter Magnoni, il parroco che ha guidato la comunità pastorale della Madonna di Lourdes in questi ultimi cinque anni: «Per la mia vita da prete – dice– don Angelo è stata una figura decisiva. Il primo incontro fu quando ero seminarista: rimasi colpito dallo stile e dal modo di parlare. Quando divenni prete, proprio all’inizio ero andato da lui a chiedere un aiuto. Mi accolse come un padre. Erano le 12,30 e mi presentai senza aver preso alcun appuntamento. Lui mi ascoltò e poi disse che avrei dovuto anche mangiare, così andammo assieme a mangiare una piazza. Divenne una consuetudine tra noi. Attraverso lui ho poi incontrato altri suoi amici, ho scoperto la figura di un prete che ha saputo tessere tante importanti relazioni. Anche quando avevo incarichi in diocesi, ci si confrontava spesso. Quando venni nominato parroco a Lecco, lui fu la prima persona a cui lo dissi. Ed egli telefonò ai suoi amici di qui annunciando il mio arrivo…. E così ho incontrato molte persone, ci siamo conosciuti e riconosciuti perché chi incontrava don Angelo se lo portava poi addosso.»
Non è un caso che quando, quattro anni fa, don Walter propose una serie di serate sul senso della vita, pose ad esergo proprio una poesia di don Angelo Casati: «Ancora mi accende/ desiderio/ di sedermi con te/ e insieme/ perdutamente ringraziare/ perdutamente raccontare” (don Angelo Casati, Ad amiche e amici. Sulla soglia dei miei novant’anni)».
«Sì – spiega don Magnoni - perché quell’iniziativa voleva essere un omaggio, un tributo, proprio a don Casati»
Nato a Milano nel 1932, don Angelo Casati venne ordinato sacerdote nel 1954. Dal 1967 al 1973 fu docente al seminario di Seveso e vicario alla parrocchia di San Giovanni a Busto Arsizio, dal 1973 al 1976 appunto parroco di San Giovanni a Lecco e dal 1986 al 2008 parroco di San Giovanni in Laterano a Milano. Dal 2008 era residente nella parrocchia di San Francesco di Paola sempre a Milano. Aveva ricoperto diversi incarichi: membro del Consiglio presbiteriale, decano di Città Studi, membro della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo. Negli ultimi giorni le sue condizioni di salute sono peggiorate ed è stato ricoverato. Ieri, lunedì 31 agosto, il decesso.
Sul sito della Chiesa milanese si evidenzia come don Casati sia morto lo stesso giorno, il 31 agosto appunto, in cui morì anche l’arcivescovo Carlo Maria Martini con il quale c’era una profonda amicizia.
La camera ardente è allestita oggi e domani nella chiesa di San Francesco di Paola. Il funerale si terrà giovedì mattina alle 11.
D.C.
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