Il problema è vero. La soluzione di De Capitani no
Il problema è vero: aggressioni a sanitari e risse in strada sono fatti gravi, e chi lavora in corsia o cammina la sera merita risposte serie, non rassicurazioni di facciata. Fin qui, d'accordo.
Poi arriva la proposta del sindaco di Pescate, e la serietà finisce lì.
Rimpatriare "al primo reato" per decreto sindacale: peccato che l'espulsione dello straniero sia materia statale, decisa da prefetto e magistratura, con tanto di garanzie costituzionali e convenzioni internazionali firmate di mezzo.
Non è un dettaglio da azzeccagarbugli: è la differenza tra uno Stato di diritto e un far west a chilometro zero.
E no, non si aggira con un ordine di servizio dal municipio di Pescate.
"Disporre direttamente delle forze dell'ordine": suggestivo, sindaco-sceriffo, manca solo la stella sul petto.
Peccato che la pubblica sicurezza risponda a questore e prefetto, non al primo cittadino di turno - a prescindere dal colore politico, proprio per evitare che l'ordine pubblico dipenda dall'umore della giunta.
Chiedere poteri che la legge non concede non è fermezza, è scenografia: fa più rumore che promettere presidi, integrazione, mediazione culturale e applicazione rigorosa delle norme già esistenti - quelle sì, in mano allo Stato, che magari andrebbero fatte funzionare prima di liquidarle come "inutili".
E la formula "sta gentaglia" (già pessima di suo) non aiuta a distinguere granché: infila nello stesso calderone chi delinque, chi ha fragilità psichiatriche e chi, straniero, lavora accanto a noi - compresi parecchi di quei sanitari presi a testate.
Volendo essere pedagogici fino in fondo: proporre superpoteri municipali che non esistono non è coraggio, è populismo istituzionale travestito da sicurezza.
Chiedere allo Stato di fare la sua parte, con strumenti che già esistono, è politica.
Ma significa avere il coraggio di affrontare il problema per quello che è.
Poi arriva la proposta del sindaco di Pescate, e la serietà finisce lì.
Rimpatriare "al primo reato" per decreto sindacale: peccato che l'espulsione dello straniero sia materia statale, decisa da prefetto e magistratura, con tanto di garanzie costituzionali e convenzioni internazionali firmate di mezzo.
Non è un dettaglio da azzeccagarbugli: è la differenza tra uno Stato di diritto e un far west a chilometro zero.
E no, non si aggira con un ordine di servizio dal municipio di Pescate.
"Disporre direttamente delle forze dell'ordine": suggestivo, sindaco-sceriffo, manca solo la stella sul petto.
Peccato che la pubblica sicurezza risponda a questore e prefetto, non al primo cittadino di turno - a prescindere dal colore politico, proprio per evitare che l'ordine pubblico dipenda dall'umore della giunta.
Chiedere poteri che la legge non concede non è fermezza, è scenografia: fa più rumore che promettere presidi, integrazione, mediazione culturale e applicazione rigorosa delle norme già esistenti - quelle sì, in mano allo Stato, che magari andrebbero fatte funzionare prima di liquidarle come "inutili".
E la formula "sta gentaglia" (già pessima di suo) non aiuta a distinguere granché: infila nello stesso calderone chi delinque, chi ha fragilità psichiatriche e chi, straniero, lavora accanto a noi - compresi parecchi di quei sanitari presi a testate.
Volendo essere pedagogici fino in fondo: proporre superpoteri municipali che non esistono non è coraggio, è populismo istituzionale travestito da sicurezza.
Chiedere allo Stato di fare la sua parte, con strumenti che già esistono, è politica.
Ma significa avere il coraggio di affrontare il problema per quello che è.
Paolo Trezzi





















