PAROLE CHE PARLANO/296

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Calendario

 Se oggi apriamo l'agenda e segniamo un appuntamento sul calendario, lo dobbiamo a un'antica istituzione romana talmente potente che il suo nome è sopravvissuto alla caduta dell'Impero e alla riforma gregoriana. Ma se qualcuno ci dice che qualcosa avverrà "alle calende greche", non guardiamo il calendario perché sappiamo bene che non avverrà mai.

Questa parola deriva dal latino calendarium e oggi indica la successione dei giorni dell'anno, ma non è sempre stato così. In origine il calendarium era infatti il registro dei crediti e dei debiti, nel quale si annotavano le somme da riscuotere o da pagare. Il suo nome derivava dalle Kalendae, il primo giorno del mese, quando cadevano molte scadenze finanziarie e si pagavano gli interessi. Ancora più a monte troviamo il verbo latino calare, "chiamare, proclamare, convocare". Secondo l'etimologia più accreditata, proprio da questo verbo nacque il nome delle Kalendae: il giorno in cui il pontifex minor annunciava pubblicamente la comparsa della prima sottile falce della luna nuova e proclamava in quanti giorni sarebbero cadute le None e le Idi, i principali punti di riferimento del mese. Era una sorta di bollettino ufficiale recitato davanti al popolo.

Le Kalendae erano dunque il punto da cui iniziava il computo del mese; il calendarium era inizialmente il libro delle scadenze che facevano capo a quel giorno e solo in seguito il termine finì per indicare l'intera successione dei giorni dell'anno. Da lì deriva direttamente il nostro calendario.

 I Greci, però, non avevano le calende. Il loro sistema calendariale seguiva criteri diversi. Per un Romano, parlare di "calende greche" era quindi una contraddizione, quasi un ossimoro.

Nacque così, in età imperiale, l'espressione ad Kalendas Graecas, "alle calende greche". La prima attestazione si trova in Svetonio, che racconta come l'imperatore Augusto, esasperato dai debitori insolventi, fosse solito dire che avrebbero pagato ad Kalendas Graecas: cioè mai. Era un "mai" pronunciato con l'arguzia tipica dei Romani.

L'espressione attraversò il latino medievale e giunse in molte lingue europee: italiano, francese, spagnolo, inglese e tedesco la conoscono ancora oggi, spesso per indicare una promessa destinata a non essere mantenuta.

 Ogni volta che apriamo un calendario, ripetiamo inconsapevolmente un gesto antico di oltre duemila anni. E quando rimandiamo qualcosa "alle calende greche", sorridiamo con la stessa ironia di Augusto. Due espressioni nate dalla stessa radice: una serve a dare ordine al tempo, l'altra a ricordarci che non tutto ciò che promettiamo è destinato a finire davvero... sul calendario.

Rubrica a cura di Dino Ticli
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