Lecco, la mostra di Zapelli nelle Case di Riposo: quanta vita c’è ancora nello sguardo di un anziano

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La fotografia di un’emozione. Perché non sono semplici ritratti bensì momenti: le persone fotografate, gli ospiti di sette case di riposo del Lecchese, sono state infatti “catturate” mentre raccontavano di sé stesse. Così, il fotografo Gianmaria Zapelli spiega il proprio lavoro, la mostra aperta da ieri all’istituto Airoldi e Muzzi prima di essere esposta in altre tre “rsa” della provincia: “La vita ancora. Dittici”, il titolo che è parte del progetto “Rsa: dove le generazioni si incontrano” che coinvolge sette case di riposo e che già si sta allargando arrivando a interessarne complessivamente quindici. A sostenere l’iniziativa la Fondazione comunitaria del Lecchese e la Fondazione Borsieri.
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La mostra espone una serie di primi piani che Zapelli ha realizzato nei mesi scorsi appunto incontrando alcuni degli ospiti delle sette case di riposo: l’Airoldi e Muzzi e la “Borsieri” di Lecco, la Villa dei Cedri di Merate e poi Civate, Perledo, Vendrogno e Viganò. Ad accompagnare i ritratti anche l’immagine di un oggetto caro alla persona raffigurata: un giornale, una borsa, una vecchia fotografia, un paio di occhiali ma anche un telecomando, «oggetti che ne completano l’identità.»
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«Generalmente – ha spiegato l’autore – quando vengono fotografati gli anziani, l’attenzione si concentra sul declino delle persone. Io ho invece voluto fare altro; guardare allo slancio vitale che c’è ancora. Ho sempre tenuto la macchina fotografica bassa, mentre mi raccontavano i momenti della loro vita. Non mi sono infatti limitato a fotografare le persone mettendole in posa, ogni volta era un incontro. Ho voluto fotografarli mentre mi raccontavano i loro ricordi. Ho così fermato un’emozione. E qui si dovrebbe parlare della differenza tra memoria e ricordi: la memoria è un processo neurologico, i ricordi sono ciò che noi pensiamo e sono qualcosa che ci dà vita, non sono una cosa nostalgica, ma servono per il presente e forse anche il futuro.»
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A inaugurare la mostra, sono intervenuti anche il presidente e la vicepresidente dell’istituto Airoldi e Muzzi, Giuseppe Canali e Rosaria Bonacina, la responsabile del progetto Betty Lazzarotto, il rappresentante della Fondazione comunitaria del Lecchese Mario Tavola, l’assessore comunale al welfare Emilio Minuzzo.
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Lazzarotto ha spiegato come anche in questo modo si voglia cambiare il modo di vedere le “rsa” da parte della comunità: «Solitamente le si pensa come luoghi isolati, frequentate solo dagli ospiti e dai loro parenti. Dobbiamo invece farli diventare luoghi di incontro tra le generazioni. Perché la cura è anche arte e bellezza.»
«Tutte queste esperienze - ha aggiunto Tavola – devono aprire spazi e favorire relazioni. Nelle “rsa” ma anche negli ospedali, perché l’apertura diminuisce i conflitti e favorisce la cura.»
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Il presidente Canali ha ricordato come l’attuale dirigenza si insediò ormai dodici anni fa e trovò un Airoldi e Muzzi un po’ chiuso e «ci siamo detti appunto che occorresse aprirsi maggiormente, tant’è che abbiamo aperto anche il consiglio di amministrazione, mettendovi attorno una platea di persone ed enti alle quali abbiamo detto di interessarsi ai nostri anziani».
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Anche l’assessore Minuzzo si è soffermato sul concetto di apertura: «Non dobbiamo vedere queste come strutture chiuse, ma parte integrante di una comunità. È un momento importante per combattere la solitudine e in questo modo creare collegamenti con la comunità e con i giovani».

Galleria fotografica (23 immagini)

La mostra di Germanedo (allestita in un dei corridoi del padiglione storico), si trasferirà in altre tre sedi: dal 24 settembre sarà a Villa dei Cedri a Merate, dal 13 ottobre alla “Borsieri” di via San Nicolò a Lecco, dal 10 novembre alla Fondazione Nobili di Viganò. Durante i quindici giorni di apertura in ciascuna delle quattro sedi, la mostra potrà essere visitata da chiunque dalle 9 alle 18.
D.C.
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