Lecco, liceo Grassi: papà-pm la indaga, il figlio- alunno la ritrova come 'prof'. E' scontro

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Il padre, magistrato, la manda a giudizio. Il figlio, liceale, se la ritrova come professoressa. E non al primo anno, ma in terza, per effetto di una piccola rivoluzione interna al corpo docenti. Rivoluzione che, per quanto riguarda la specifica insegnante, finita più volte a processo per fatti attinenti alla sua professione, dall'alterazione di voti allo scontro con il dirigente del plesso dove al tempo insegnava che l'ha tacciata poi di diffamazione, sarebbe strettamente connessa proprio alla necessità di farla turnare tra le classi che ancora non l'hanno avuta in considerazione proprio delle problematiche emerse nelle sue precedenti esperienze che l'hanno portata in più occasioni in tribunale, tra assoluzioni e condanne. O almeno, così, ricostruisce il dottor Paolo Del Grosso, in una missiva indirizzata alla preside dal Liceo Grassi di Lecco, scenario di questo terremoto a pochi giorni dall'avvio del lezioni, ed a una nutrita platea di destinatari, stampa inclusa, chiedendo la sostituzione dell'insegnante che lui stesso, nel recente passato, aveva indagato.
"Appare lampante, a questo proposito, l'obbligo del dirigente scolastico di evitare e prevenire evidenti situazioni di conflitto di interessi e di grave sconvenienza derivante dalla, anche solo potenziale, grave inimicizia della predetta prof. nei confronti di uno studente, che è figlio del Pubblico Ministero che l'ha incriminata e mandata a processo", scrive il magistrato, ora "aggiunto" a Milano dopo 18 anni a Lecco e un periodo transitorio a Torino, chiedendo anche la rimozione di una seconda insegnante basandosi però, nella replica della preside, su una stortura delle dichiarazioni resa dalla stessa dirigente alle rappresentanti di classe, già chiarita con le stesse.
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Resta, invece, la questione della collega "attenzionata" per ragioni lavorative dal genitore-PM. "In merito alle gravissime insinuazioni e alla documentazione di carattere personale e giudiziario riferita alla docente e da Lei allegata o citata nella Sua nota — di cui la sottoscritta non era a conoscenza — si evidenzia che tali circostanze esulano totalmente dalle competenze di valutazione di questa dirigenza in sede di attribuzione delle cattedre e non costituiscono oggetto di sindacato da parte dell'utenza" ribatte, in una lettera inviata al dottor Del Grosso e a tutti gli altri indirizzi messi in copia dallo stesso, invitando il papà-magistrato a un incontro faccia a faccia "al fine di ristabilire un corretto canale di dialogo e chiarire ogni aspetto in un contesto di trasparenza", puntualizzando però fin da subito come "le richieste di rimozione o sostituzione avanzate si configurano come un'indebita ingerenza nelle competenze tecnico-didattiche e organizzative della scuola".
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