In viaggio a tempo indeterminato/443: tutto secondo i piani?

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Eravamo in un hotel caldo e diversamente pulito. Connessione internet altalenante ma sufficiente per aprire la mappa. Ventilatore puntato addosso. Vestiti appesi ad asciugare sul nostro storico filo blu. "Prima o poi dovremmo andare in Asia Centrale" butta lì Paolo ingrandendo la mappa sul telefono. "Dimmi un Paese" gli rispondo io che sto guardando un utilissimo video di decorazione di torte. "Tipo Uzbekistan. Ti dice niente Samarcanda?" "Quella della canzone?"
Paolo mette qualche cuoricino sulla mappa e la lista dei "piani futuri" accoglie nuove mete.
Finisco di vedere come viene decorata la torta e poi guardo la mappa sul suo telefono. "E come ci si arriva?" "Penso ci siano voli economici dall'Italia. Poi da lì giriamo tutti gli altri Paesi."
Quelle frasi restano lì. Uno dei tanti programmi che facciamo quando apriamo la mappa e ci mettiamo a fantasticare su future destinazioni.
Anni dopo eccoci proprio qui. Il viaggio in questa parte di mondo, però, non è andato mai secondo i nostri piani.
Dovevamo iniziare dall'Uzbekistan ma siamo finiti in Kazakistan. Abbiamo confuso Astana con Almaty. Volevamo viaggiare facendo autostop e dormendo in tenda e invece adesso dobbiamo accantonare per un po' anche questa opzione.
Tutto è andato sottosopra... ma questa è stata la nostra più grande fortuna!

Sono sempre stata una persona piuttosto precisa. Amo le situazioni che seguono un ordine. Mi danno un senso di tranquillità. Ma negli ultimi 9 anni ho imparato anche ad apprezzare la magia degli imprevisti e a leggerne il filo logico che ci sta dietro. Come se ci fosse un piano più grande di quello che uno prepara e solo lasciando spazio ai contrattempi e ai cambi di rotta si finisce per seguirlo.
È un ragionamento un po' contorto, lo so. Ma la nostra esperienza in questa parte di mondo ne è la prova. Se fosse davvero esistito un volo economico da Milano a Tashkent, come avevamo ipotizzato in origine, ci saremmo probabilmente persi la possibilità di vivere il Kirghizistan in un modo che mai avremmo potuto immaginare, scoprendo un Paese che fino a qualche tempo prima non sapevamo nemmeno pronunciare. La notte in yurta a 3000 metri, i passaggi con sconosciuti che ti accolgono come se fossi famiglia, la tenda piantata sulle rive di un lago che sembra mare...e molto molto altro ancora. Tutto è successo fuori dai piani, lontano anni luce da quel programma originario.
Dopo 2 mesi in questa parte di mondo siamo finalmente pronti per approdare nel leggendario Uzbekistan e affrontare il caldo estremo e le meraviglie.
La porta di accesso a questo nuovo Paese è la Valle di Fergana, subito rinominata la Val Padana uzbeka. Se non per la piattezza, però, le due pianure non hanno niente in comune. Questa zona dell'Uzbekistan è quella dove le tradizioni si fanno sentire ancora forti e vive. È una specie di miraggio questa valle. È verde, rigogliosa e coltivata, mentre attorno ci sono solo montagne altissime e terra arida.
Riesco quasi a immaginarmi la gioia dei carovanieri nel vedere dall'alto questa pianura verde. Dopo giorni e giorni ad altitudini impossibili, tra rocce e neve, scrutare all'orizzonte alberi da frutto e prati verdi deve essere stato come avvistare l'insegna di una pizzeria dopo mesi a mangiare plov (plov: piatto tipico dell'Asia Centrale, a base di riso speziato, carne, cipolle e carote).
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Andijan, la nostra prima città uzbeka, è stata subito una forte scossa. Clacson, traffico, migliaia di minivan, tassisti che ti inseguono, banchetti ovunque, gente da ogni lato. La calma e il silenzio kirghisi ci sono sembrati solo ricordi del passato.
La moschea è immensa e ricoperta di splendide maioliche blu. I soffitti in legno della madrasa sono da far girare la testa. Qualcuno urla "Toto Cutugno". L'insegna del dentista recita "Bellodente" a caratteri cubitali. C'è profumo di pane nell'aria e in un certo senso, ci sentiamo un po' a casa. Il caos di Andijan ci fa ritrovare quell'energia che teniamo custodita in un cassetto e tiriamo fuori per le occasioni speciali. Sta lì, pronta per essere utilizzata in quelle situazioni in cui gli stimoli che ci circondano sono più di quelli che potremmo gestire razionalmente. E allora ci facciamo trascinare in quel frastuono che sa di vita, di energia, di colore.
"Non ci credo! Cosa ci fate qui?"
Tra un banchetto di pesche profumatissime e un signore che affila coltelli incontriamo di nuovo i due ragazzi svizzeri che viaggiano in bici e che avevamo conosciuto casualmente al confine tra Kazakistan e Kirghizistan. Sono passate settimane e ognuno ha preso strade diverse. Non siamo rimasti in contatto e nessuno conosceva nel dettaglio i piani dell'altro. Eppure eccoci qui, per la seconda volta, a trovarci inaspettatamente nel bel mezzo del mercato caotico di una città caotica.
Pensandoci razionalmente, quali potevano essere le probabilità di incontrarsi senza mettersi d'accordo? Credo che la percentuale rasenti lo zero. Ma è successo e ne abbiamo approfittato per berci un tè insieme, raccontarci le nostre vite, parlare di piani futuri. Ore seduti a quel tavolo scambiandoci storie e aneddoti, come prima di noi devono aver fatto carovanieri e viaggiatori. Come se in quell'incontro non ci fosse nulla di strano o incredibile. Come se dovesse succedere, proprio perché non programmato, nel nostro primo giorno in un nuovo Paese, il terzo sulla Via della Seta, che poi doveva essere il primo. 
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L'Uzbekistan ci ha accolto così, con una bella sorpresa. La prima di una lunga serie.
E non riesco a pensare a un luogo migliore dove reincontrarsi casualmente. Una terra dove il vento sembra portare ancora le voci dei mercanti e dei viaggiatori di un tempo lontano.
Le mura di argilla, le cupole azzurre e le strade caotiche raccontano le storie di incontri di ieri e di oggi, parlano di sogni e progetti.
L'Uzbekistan sembra un luogo fuori dal tempo, sospeso tra il passato glorioso della Via della Seta e il presente dei viaggiatori che si spingono fino a qui per ammirare le sue meraviglie.
E mi piace pensare che, facendoci incontrare quei ragazzi svizzeri in bicicletta, questo Paese ci stesse mostrando il suo biglietto da visita e dando il suo più caloroso benvenuto.
In questo viaggio in Asia Centrale nulla è andato secondo i piani eppure tutto sembra essere andato come doveva. 

Angela (e Paolo)
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