Parco Kennedy: la parola passa ai giovani
Sul Parco Kennedy, questa volta, credo sia giusto riconoscere una cosa: l'Amministrazione ha fatto quello che aveva detto che avrebbe fatto. E lo ha fatto rapidamente.
Un mese fa, quando il parco venne chiuso dopo l'ennesima sequenza di vandalismi e problemi, si levarono molte proteste e non mancarono gli indignati, gli stessi peraltro totalmente assenti dentro i problemi negli anni ma subito pronti a scandalizzarsi per la chiusura.
Eppure quella chiusura non nasceva dal nulla: il problema era ormai cronico, conosciuto e soprattutto trascinato per anni, purtroppo dall'inerzia della precedente Amministrazione
Le proposte e possibili soluzioni fatte negli anni, anche dai cittadini, non erano state prese in considerazione e intanto il parco scivolava progressivamente alla mercé dell'incuria, dei vandalismi e della giusta esasperazione dei residenti il cui appartamento affaccia e lo circonda;
La scelta della nuova Amministrazione è stata invece netta: fermare per un momento una situazione che non funzionava e, nel frattempo, ascoltare e lavorare a una soluzione.
Oggi quella soluzione comincia a prendere forma: riapertura graduale, educatori di strada, osservazione e ascolto, ma anche controlli e passaggi della Polizia locale. Persino nella giornata senza presidio fisso degli educatori, il controllo non viene meno: videocamere e pattugliamenti variabili rendono il passaggio della Polizia una presenza reale, ma (non) prevedibile.
È una sperimentazione, non la soluzione definitiva. Ed è giusto valutarne nel tempo i risultati. Che non possono c'è da augurarselo solo di tre mesi. - Ma c'è un elemento che considero ancor più importante dell'educativa di strada e degli stessi educatori: la fiducia che si decide di restituire ai giovani.
Il Comune ha messo in campo una scelta, delle possibilità, degli spazi e delle persone. Ha preso in mano una situazione che da troppo tempo si era incancrenita.
Adesso, però, la partita si gioca anche dall'altra parte della rete. Perché un parco pubblico non è soltanto un luogo che l'Amministrazione deve controllare o gli educatori devono insegnare a utilizzare. È un bene comune che chi lo frequenta deve dimostrare di saper rispettare. - Per questo oggi, più ancora degli educatori e più ancora del Comune, in gioco ci sono i giovani. La possibilità c'è. La fiducia anche. Adesso vediamo cosa sapranno farne.
Un mese fa, quando il parco venne chiuso dopo l'ennesima sequenza di vandalismi e problemi, si levarono molte proteste e non mancarono gli indignati, gli stessi peraltro totalmente assenti dentro i problemi negli anni ma subito pronti a scandalizzarsi per la chiusura.
Eppure quella chiusura non nasceva dal nulla: il problema era ormai cronico, conosciuto e soprattutto trascinato per anni, purtroppo dall'inerzia della precedente Amministrazione
Le proposte e possibili soluzioni fatte negli anni, anche dai cittadini, non erano state prese in considerazione e intanto il parco scivolava progressivamente alla mercé dell'incuria, dei vandalismi e della giusta esasperazione dei residenti il cui appartamento affaccia e lo circonda;
La scelta della nuova Amministrazione è stata invece netta: fermare per un momento una situazione che non funzionava e, nel frattempo, ascoltare e lavorare a una soluzione.
Oggi quella soluzione comincia a prendere forma: riapertura graduale, educatori di strada, osservazione e ascolto, ma anche controlli e passaggi della Polizia locale. Persino nella giornata senza presidio fisso degli educatori, il controllo non viene meno: videocamere e pattugliamenti variabili rendono il passaggio della Polizia una presenza reale, ma (non) prevedibile.
È una sperimentazione, non la soluzione definitiva. Ed è giusto valutarne nel tempo i risultati. Che non possono c'è da augurarselo solo di tre mesi. - Ma c'è un elemento che considero ancor più importante dell'educativa di strada e degli stessi educatori: la fiducia che si decide di restituire ai giovani.
Il Comune ha messo in campo una scelta, delle possibilità, degli spazi e delle persone. Ha preso in mano una situazione che da troppo tempo si era incancrenita.
Adesso, però, la partita si gioca anche dall'altra parte della rete. Perché un parco pubblico non è soltanto un luogo che l'Amministrazione deve controllare o gli educatori devono insegnare a utilizzare. È un bene comune che chi lo frequenta deve dimostrare di saper rispettare. - Per questo oggi, più ancora degli educatori e più ancora del Comune, in gioco ci sono i giovani. La possibilità c'è. La fiducia anche. Adesso vediamo cosa sapranno farne.
Paolo Trezzi





















