Alziamo il sipario

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Il Teatro della Società oggi ci consegna una realtà che non può essere liquidata come una semplice complicazione di cantiere.
Il teatro è chiuso. 
La stagione è congelata. 

E soprattutto, oggi viene detto ufficialmente che non ci sono le condizioni di sicurezza per riaprirlo. 

I lavori non erano definitivamente conclusi e sul loro completamento è aperto anche un contenzioso con l'impresa.

Proprio perché la nuova amministrazione ha solo ereditato questa situazione, ora ha un dovere ancor più preciso verso la città.

Alzare il sipario.

Non soltanto sul Teatro, ma su tutto ciò che è rimasto dietro le quinte.

Il punto non è più soltanto sapere chi abbia ragione nel contenzioso con Neocos. 
Quello lo stabiliranno le sedi competenti.

Il punto è sapere esattamente quale sia lo stato dell'arte delle opere pubbliche della città: cosa è realmente finito, cosa manca, cosa non funziona, quanto costerà ancora, quali sono i tempi e quali eventuali problemi tecnici, amministrativi o economici sono già sul tavolo.

Il Teatro insegna una cosa semplice: non possiamo scoprire fra un anno ciò che oggi è già scritto nelle carte.

Per questo sarebbe un atto di trasparenza, ma anche di tutela della stessa Amministrazione fare rapidamente una ricognizione pubblica rigorosa delle principali opere ereditate: lavori aperti, non conclusi, contenziosi, varianti, maggiori costi, collaudi, finanziamenti a rischio e tempi reali di conclusione. 
E sarebbe utile farlo pure sul bilancio.

Non per cercare colpevoli.
Per sapere dove siamo.

Perché lo abbiam visto con l’Asilo della Bonacina ben prima dell’incendio, coi ritardi della Scuola De Amicis, con l’Hub dei Bus, con gli espropri, con il Parco Kennedy, con la Piattaforma alle Caviate, con la diffida il contenzioso aperto dall'impresa e la mancata sicurezza del Teatro.

La nuova Amministrazione ha ora l'occasione di fare una cosa molto semplice e molto difficile: dire tutto, prima che siano i problemi a dirlo al posto suo.

Poi si lavori. Bene. 
Con rigore. 
E presto.

Ma prima, finalmente, alziamo il sipario.
Paolo Trezzi
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