Tor des Géants: Andrea Brumana alla 4^ partecipazione migliora il suo tempo, 47° al traguardo
Un’ora in meno. Il premanese Andrea Brumana ha chiuso il suo quarto Tor des Géants con tre anni in più sulle spalle e con un'ora anticipo rispetto al tempo fatto segnare nel 2023.
Un risultato che racconta la crescita di un atleta che conosce ormai bene la durezza, i ritmi e le insidie di una delle prove più impegnative del panorama dell’ultratrail. Quattro partecipazioni, quattro esperienze diverse, ma con un filo conduttore: tornare a confrontarsi con quei 330 chilometri e con oltre 24mila metri di dislivello positivo, mettendo alla prova non soltanto la preparazione fisica, ma soprattutto la capacità di gestire la fatica, il sonno e quei momenti in cui il corpo chiede di fermarsi e la testa deve trovare la forza per continuare.

Questa volta Brumana è riuscito a migliorare sensibilmente il proprio crono, portando a casa anche un 47° posto nella classifica generale che conferma la solidità della sua prestazione. Ma dietro a quel tempo e a quella posizione c’è molto di più: ci sono quattro giorni di gara, pochissimo sonno, problemi di stomaco, momenti di difficoltà e una forza mentale necessaria per continuare a mettere un piede davanti all’altro.
In quanto tempo hai chiuso la gara?
«Sono partito domenica mattina alle 10 e sono arrivato ieri, giovedì, alle 11.30 circa, chiudendo in 97 ore».
Qual è stata la maggiore difficoltà che hai incontrato?
«Sicuramente i problemi di stomaco che ho avuto subito dopo i Colli del Gran Paradiso, dove c’erano 2 gradi di temperatura. Poi, subito dopo, a Cogne faceva caldo, tanto che bisognava buttarsi l’acqua in testa per rinfrescarsi. Da lì in poi, in molti si sono ritirati proprio a causa di questi problemi di stomaco».
Fino ai 200 chilometri del percorso sei stato da solo nelle basi vita.
«Sì. Poi mi hanno raggiunto mia madre e mia moglie e questo vuol dire tantissimo, soprattutto perché sai che troverai qualcuno che ti supporta».
E per i problemi di salute come hai fatto a proseguire?
«Un medico mi ha dato un tranquillante per lo stomaco che è servito relativamente. Prima riuscivo a mangiare pochissimo: delle piccole brioche con il tè, ma servivano a poco come carburante per continuare il percorso. I problemi di salute, infatti, amplificano tutto quello che puoi incontrare durante una gara del genere».
E per dormire?
«In quattro giorni di gara ho dormito mezz’ora, facendo dei microsonni di dieci minuti. L’ultimo l’ho fatto dopo 70 ore, sotto un tavolo in un rifugio pienissimo di gente. Io ero lì sotto, mentre sopra di me c’erano altri atleti che stavano mangiando».
La mancanza di sonno ha influito sul ritmo?
«Certo. Sull’ultima salita, proprio a causa del sonno, sono andato fuori strada perché mi addormentavo mentre camminavo. Sono arrivato davvero al limite».
Quanto conta la preparazione mentale in una gara di questo tipo?
«Conta sicuramente più di quella atletica, perché è la testa che ti dice di andare avanti».
Durante la gara, il tempo da migliorare conta?
«Non conta. Mentre cammini, la priorità è finire. Con tutti i problemi che incontri durante la gara, hai come unico obiettivo quello di arrivare al traguardo».
Ed è forse proprio qui che si trova il senso più profondo di una gara come la TOR330: quando il cronometro smette di essere la priorità e resta soltanto la volontà di andare avanti. Un passo dopo l’altro, anche quando il corpo è stanco, lo stomaco non permette più di alimentarsi e la mancanza di sonno trasforma ogni chilometro in una battaglia.
A 43 anni appena compiuti e con 20 anni di gare sulle gambe, Andrea Brumana ha aggiunto un altro capitolo alla sua storia sul Tor des Géants.
Chi vuoi ringraziare per questa nuova avventura?
«Mia moglie, per essere sempre con me e per il supporto che mi dà. Essendo anche lei appassionata di gare in montagna, mi è sempre stata vicina».
La prossima TOR330 ti vedrà ancora con il pettorale addosso?
«Adesso che ho appena terminato l’edizione del 2026 ti dico di no. Però non si sa mai».
Per ora, dunque, resta il traguardo, con la firma da "finisher". Restano quei 330 chilometri, quelle montagne, le notti quasi senza dormire e un tempo di 97 ore. E resta soprattutto la consapevolezza di aver superato ancora una volta il proprio limite. Il resto, come dice Andrea, non si sa mai.
Un risultato che racconta la crescita di un atleta che conosce ormai bene la durezza, i ritmi e le insidie di una delle prove più impegnative del panorama dell’ultratrail. Quattro partecipazioni, quattro esperienze diverse, ma con un filo conduttore: tornare a confrontarsi con quei 330 chilometri e con oltre 24mila metri di dislivello positivo, mettendo alla prova non soltanto la preparazione fisica, ma soprattutto la capacità di gestire la fatica, il sonno e quei momenti in cui il corpo chiede di fermarsi e la testa deve trovare la forza per continuare.

Questa volta Brumana è riuscito a migliorare sensibilmente il proprio crono, portando a casa anche un 47° posto nella classifica generale che conferma la solidità della sua prestazione. Ma dietro a quel tempo e a quella posizione c’è molto di più: ci sono quattro giorni di gara, pochissimo sonno, problemi di stomaco, momenti di difficoltà e una forza mentale necessaria per continuare a mettere un piede davanti all’altro.
In quanto tempo hai chiuso la gara?
«Sono partito domenica mattina alle 10 e sono arrivato ieri, giovedì, alle 11.30 circa, chiudendo in 97 ore».
Qual è stata la maggiore difficoltà che hai incontrato?
«Sicuramente i problemi di stomaco che ho avuto subito dopo i Colli del Gran Paradiso, dove c’erano 2 gradi di temperatura. Poi, subito dopo, a Cogne faceva caldo, tanto che bisognava buttarsi l’acqua in testa per rinfrescarsi. Da lì in poi, in molti si sono ritirati proprio a causa di questi problemi di stomaco».
Fino ai 200 chilometri del percorso sei stato da solo nelle basi vita.
«Sì. Poi mi hanno raggiunto mia madre e mia moglie e questo vuol dire tantissimo, soprattutto perché sai che troverai qualcuno che ti supporta».
E per i problemi di salute come hai fatto a proseguire?
«Un medico mi ha dato un tranquillante per lo stomaco che è servito relativamente. Prima riuscivo a mangiare pochissimo: delle piccole brioche con il tè, ma servivano a poco come carburante per continuare il percorso. I problemi di salute, infatti, amplificano tutto quello che puoi incontrare durante una gara del genere».
E per dormire?
«In quattro giorni di gara ho dormito mezz’ora, facendo dei microsonni di dieci minuti. L’ultimo l’ho fatto dopo 70 ore, sotto un tavolo in un rifugio pienissimo di gente. Io ero lì sotto, mentre sopra di me c’erano altri atleti che stavano mangiando».
La mancanza di sonno ha influito sul ritmo?
«Certo. Sull’ultima salita, proprio a causa del sonno, sono andato fuori strada perché mi addormentavo mentre camminavo. Sono arrivato davvero al limite».
Quanto conta la preparazione mentale in una gara di questo tipo?
«Conta sicuramente più di quella atletica, perché è la testa che ti dice di andare avanti».
Durante la gara, il tempo da migliorare conta?
«Non conta. Mentre cammini, la priorità è finire. Con tutti i problemi che incontri durante la gara, hai come unico obiettivo quello di arrivare al traguardo».

A 43 anni appena compiuti e con 20 anni di gare sulle gambe, Andrea Brumana ha aggiunto un altro capitolo alla sua storia sul Tor des Géants.
Chi vuoi ringraziare per questa nuova avventura?
«Mia moglie, per essere sempre con me e per il supporto che mi dà. Essendo anche lei appassionata di gare in montagna, mi è sempre stata vicina».
La prossima TOR330 ti vedrà ancora con il pettorale addosso?
«Adesso che ho appena terminato l’edizione del 2026 ti dico di no. Però non si sa mai».

M.A.




















