Controllo a numero chiuso
Ieri sera in Consiglio comunale è andata in scena una curiosa interpretazione del concetto di controllo e garanzia. La maggioranza aveva quattro posti max di diritto da esprimere nella nuova Commissione. La minoranza tre. La minoranza in quota Gattinoni ha espresso l'indicazione di voto indicando 3 sui consiglieri. Fumagalli la propria. La maggioranza avendo votato a volte anche Mauro Fumagalli, unico rappresentante di Orizzonte per Lecco, ha consentito così che nella commissione fossero rappresentate entrambe le minoranze presenti in Consiglio. Apriti cielo.
La parte dell'opposizione riconducibile alla precedente maggioranza Gattinoni ha gridato al complotto, allo scandalo, alla violazione delle regole. Come se esistesse una sola minoranza. La propria. E qui sta il vero peccato originale.
La Commissione controllo e garanzia non è una poltrona riservata alla lista che si considera l'unica autentica opposizione. È, per sua stessa natura politica, uno degli strumenti attraverso cui il Consiglio controlla chi governa.
E se in Consiglio siedono due minoranze uscite dalle urne, perché mai una dovrebbe essere considerata degna di rappresentarla e l'altra no?
La maggioranza, piaccia o non piaccia, ha fatto sì una scelta anomala ma ha così consentito una rappresentanza più ampia delle varie opposizioni.
Chi oggi denuncia questa scelta dovrebbe forse chiedersi perché non abbia fatto lei per prima questa scelta. Perché il problema non è che Fumagalli sia entrato nella Commissione. Il problema, semmai, è che qualcuno di loro pensasse di poter occupare tutti i posti disponibili e stabilire - pro domo sua - che gli altri consiglieri di minoranza che non eran però della propria minoranza, non meritassero di esserci. Gli stessi che volutamente già nelle votazioni delle altre 5 commissioni avevan scientemente escluso da tutto proprio Fumagalli.
Tutto questo ridicolo comportamento viziato e vizioso è una concezione della democrazia consiliare piuttosto curiosa: le minoranze sono tutte uguali, purché una sia più uguale delle altre. La propria ovvio.
E allora sarebbe interessante sapere se, dopo tutto questo clamore, qualcuno avrà almeno il coraggio di spiegare ai cittadini perché la rappresentanza di TUTTE le minoranze uscite dalle urne in una Commissione di Controllo dovrebbe essere uno scandalo invece che una garanzia in più.
PERCHÉ alla fine la domanda è semplicissima: chi ha davvero cercato di allargare il controllo e chi, invece, ha cercato di tenerselo tutto per sé?
La parte dell'opposizione riconducibile alla precedente maggioranza Gattinoni ha gridato al complotto, allo scandalo, alla violazione delle regole. Come se esistesse una sola minoranza. La propria. E qui sta il vero peccato originale.
La Commissione controllo e garanzia non è una poltrona riservata alla lista che si considera l'unica autentica opposizione. È, per sua stessa natura politica, uno degli strumenti attraverso cui il Consiglio controlla chi governa.
E se in Consiglio siedono due minoranze uscite dalle urne, perché mai una dovrebbe essere considerata degna di rappresentarla e l'altra no?
La maggioranza, piaccia o non piaccia, ha fatto sì una scelta anomala ma ha così consentito una rappresentanza più ampia delle varie opposizioni.
Chi oggi denuncia questa scelta dovrebbe forse chiedersi perché non abbia fatto lei per prima questa scelta. Perché il problema non è che Fumagalli sia entrato nella Commissione. Il problema, semmai, è che qualcuno di loro pensasse di poter occupare tutti i posti disponibili e stabilire - pro domo sua - che gli altri consiglieri di minoranza che non eran però della propria minoranza, non meritassero di esserci. Gli stessi che volutamente già nelle votazioni delle altre 5 commissioni avevan scientemente escluso da tutto proprio Fumagalli.
Tutto questo ridicolo comportamento viziato e vizioso è una concezione della democrazia consiliare piuttosto curiosa: le minoranze sono tutte uguali, purché una sia più uguale delle altre. La propria ovvio.
E allora sarebbe interessante sapere se, dopo tutto questo clamore, qualcuno avrà almeno il coraggio di spiegare ai cittadini perché la rappresentanza di TUTTE le minoranze uscite dalle urne in una Commissione di Controllo dovrebbe essere uno scandalo invece che una garanzia in più.
PERCHÉ alla fine la domanda è semplicissima: chi ha davvero cercato di allargare il controllo e chi, invece, ha cercato di tenerselo tutto per sé?
Paolo Trezzi





















