PAROLE CHE PARLANO/299
Azzeccare
All’origine di azzeccare non c’è il caso o la fortuna, bensì l’impatto. La maggior parte dei linguisti fa risalire il verbo al medio alto tedesco zecken, il cui significato primario era "menare un colpo", "percuotere" o "assestare un fendente". In origine, dunque, azzeccare indicava un’azione concreta, fisica e violenta.
Con il passare del tempo, la lingua italiana ha compiuto una transizione di significato dall'ambito fisico a quello intellettuale e figurato. Il concetto di "colpire nel segno" si è spogliato della sua componente fisica per trasformarsi nel "cogliere nel segno" o "indovinare" (come quando si azzecca la risposta a un indovinello o i numeri al lotto).
Nei dialetti centro-meridionali e nel napoletano, inoltre, il verbo conserva l'idea originaria di aderenza fisica, traducendosi in "attaccare", "incollare" o "stare appiccicato" (da cui il celebre «che ci azzecca?», ovvero "cosa c'entra / cosa si attacca a questo discorso?").
È proprio su questi binari semantici che si innesta la figura memorabile ideata da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi: il dottor Azzecca-garbugli (zaccagarbùj, in milanese). Manzoni non sceglie il soprannome del cavilloso giureconsulto di Lecco a caso. Il nome composto fonde due concetti precisi: l'atto dell'azzeccare, inteso nel senso di unire, affibbiare, trovare la giusta via d’uscita; e il garbuglio, la matassa intricata, l'imbroglio formale, la cavillosa oscurità della legge.
…quello è una cima d’uomo! Ho visto io più d’uno ch’era più impicciato d’un pulcin nella stoppa, e non sapeva dove batter la testa, e, dopo essere stato un’ora a quattr’occhi col dottor Azzecca-garbugli (badate bene di non chiamarlo così!) l’ho visto, dico, ridersene.
Azzecca-garbugli non usa l'intelligenza per fare chiarezza o per far trionfare la giustizia; la usa per "azzeccare" (trovare a colpo sicuro) il cavillo che possa sbrogliare - o più spesso complicare - la matassa a favore dei potenti. Egli è un "colpitore di bersagli" legali che non mira alla verità, ma all'impunità di Don Rodrigo e alla sottomissione dei deboli come Renzo Tramaglino.
Dalla violenza di un fendente germanico (zecken) al bersaglio centrato per intuito o fortuna, azzeccare ha percorso i secoli mantenendo viva l'idea della precisione. Manzoni ne ha colto tuttavia l'essenza più ambigua, regalandoci con Azzecca-garbugli il ritratto di chi usa la precisione del linguaggio non per illuminare, ma per architettare l'inganno perfetto.





















