Lierna: Chiara Giannella si racconta dopo i 4 sì a X Factor
Quattro sì, una canzone e un palco che, per qualche minuto, ha portato Chiara Giannella da Lierna direttamente sotto i riflettori di X Factor. La sua interpretazione di «No Roots» di Alice Merton ha convinto i giudici e le ha aperto le porte dei Bootcamp. Lei, però, prima di salire su quel palco aveva in testa un obiettivo molto più semplice: «Mostrarmi per quella che sono e divertirmi».
Forse è proprio questa la chiave per capire Chiara, 25 anni, in arte Noèle. Perché dietro alla partecipazione al talent non c’è la ricerca di una scorciatoia, né la convinzione che qualche minuto in televisione possa cambiare da solo una carriera. C’è una ragazza che la musica l’ha scelta molto prima di X Factor e che oggi continua a costruire il proprio percorso attraverso lo studio, il lavoro e le proprie canzoni.
Aveva circa 13 anni quando ha iniziato a studiare canto. Ha continuato per tutte le superiori e poi, al momento di decidere cosa fare dopo, ha scelto di trasformare quella passione in una professione. Tre anni di studio in un’accademia a Milano le hanno dato la possibilità di entrare davvero nel mondo della musica e di capire che quella era la strada che voleva percorrere. «Non potrei essere più felice di aver scelto di fare della mia passione il mio lavoro».
Oggi Chiara insegna canto e lavora come corista. Due esperienze che, oltre a permetterle di vivere di musica, le hanno insegnato ad ascoltare. A capire chi ha davanti, a cogliere ciò che succede intorno a lei e a mettersi al servizio degli altri. È qualcosa che porta anche nella scrittura, dove il rapporto con le persone e con le emozioni diventa inevitabilmente parte della sua musica.
X Factor, in questo percorso, è arrivato quasi per caso. L’occasione le è stata proposta e Chiara ha deciso di accettarla perché sentiva che poteva essere il momento giusto per uscire un po’ dalla propria dimensione abituale e mostrarsi a un pubblico più ampio. Non è partita, però, con l’idea di dover conquistare a tutti i costi quel palco. «Ero abbastanza tranquilla il giorno delle audizioni», racconta. Nessuna aspettativa particolare. Solo la voglia di cantare. Poi è partita la base di «No Roots» e quella tranquillità si è trasformata in sicurezza. Pochi minuti dopo sono arrivati i quattro sì. La felicità, certo. Ma anche qualcosa di più difficile da spiegare. «Mi sono un po’ sentita compresa», dice Chiara. «È stato forse un po’ come un riconoscimento di tutto il lavoro e lo studio fatti in questi anni».
Tra le parole ricevute dai giudici, quelle di Paola Iezzi sono rimaste con lei proprio perché hanno toccato un punto che sente importante. La naturalezza, la capacità di non trasformare la tecnica in qualcosa da esibire, ma di lasciare che la musica scorra. «Per me è fondamentale che tutto quello che faccio arrivi agli altri come lo sento io», spiega. Sapere che quella genuinità era arrivata anche dall’altra parte del palco le ha fatto particolarmente piacere.

Eppure, curiosamente, la parte più difficile di X Factor non è stata cantare. Sono state le telecamere. Non quelle puntate sulla performance, ma quelle davanti alle quali bisognava parlare, raccontarsi, rispondere alle interviste. Un terreno nuovo, che Chiara ammette di dover ancora imparare a gestire. «Le telecamere non mi mettono molto a mio agio», racconta ridendo. «Mi riferisco principalmente ai vari momenti di interviste, che magari non verranno mai nemmeno mandati in onda».
È una delle cose che questa esperienza le ha fatto scoprire, ma non l’unica. Soprattutto, X Factor le ha confermato che il suo modo di guardare alla musica non è cambiato. La visibilità può essere importante, ma non sostituisce il percorso.
«Spesso i talent sono visti come delle scorciatoie», osserva Chiara. Lei preferisce considerarli «palestre»: luoghi in cui mettersi alla prova, imparare e crescere, senza dimenticare che un artista ha bisogno di tempo per conoscersi e per permettere alla propria musica di evolvere. Ed è proprio nella musica che Chiara cerca quella parte di sé che forse davanti alle telecamere fa più fatica a raccontare. Quando scrive, entra in contatto con la propria interiorità e attraversa emozioni forti. Le sue canzoni diventano così uno spazio nel quale mostrarsi senza filtri.
«Quando poi li canto, quello a cui aspiro è arrivare alle persone per emozionarle e per far conoscere un lato di me, che è quello che esploro nelle mie canzoni, che alla fine è probabilmente quello più vero».
Adesso quel lato più vero dovrà tornare sul palco. Ai Bootcamp Chiara porterà un brano diverso rispetto a quello delle Audizioni. Un’altra occasione per cantare, per mettersi alla prova e, soprattutto, per vedere se quelle emozioni riusciranno ad arrivare ancora una volta dall’altra parte. «Spero di emozionare un po’ di più i giudici e il pubblico». E per il resto, nessuna formula magica: «Dita incrociate!».
Forse è proprio questa la chiave per capire Chiara, 25 anni, in arte Noèle. Perché dietro alla partecipazione al talent non c’è la ricerca di una scorciatoia, né la convinzione che qualche minuto in televisione possa cambiare da solo una carriera. C’è una ragazza che la musica l’ha scelta molto prima di X Factor e che oggi continua a costruire il proprio percorso attraverso lo studio, il lavoro e le proprie canzoni.
Aveva circa 13 anni quando ha iniziato a studiare canto. Ha continuato per tutte le superiori e poi, al momento di decidere cosa fare dopo, ha scelto di trasformare quella passione in una professione. Tre anni di studio in un’accademia a Milano le hanno dato la possibilità di entrare davvero nel mondo della musica e di capire che quella era la strada che voleva percorrere. «Non potrei essere più felice di aver scelto di fare della mia passione il mio lavoro».
Oggi Chiara insegna canto e lavora come corista. Due esperienze che, oltre a permetterle di vivere di musica, le hanno insegnato ad ascoltare. A capire chi ha davanti, a cogliere ciò che succede intorno a lei e a mettersi al servizio degli altri. È qualcosa che porta anche nella scrittura, dove il rapporto con le persone e con le emozioni diventa inevitabilmente parte della sua musica.
X Factor, in questo percorso, è arrivato quasi per caso. L’occasione le è stata proposta e Chiara ha deciso di accettarla perché sentiva che poteva essere il momento giusto per uscire un po’ dalla propria dimensione abituale e mostrarsi a un pubblico più ampio. Non è partita, però, con l’idea di dover conquistare a tutti i costi quel palco. «Ero abbastanza tranquilla il giorno delle audizioni», racconta. Nessuna aspettativa particolare. Solo la voglia di cantare. Poi è partita la base di «No Roots» e quella tranquillità si è trasformata in sicurezza. Pochi minuti dopo sono arrivati i quattro sì. La felicità, certo. Ma anche qualcosa di più difficile da spiegare. «Mi sono un po’ sentita compresa», dice Chiara. «È stato forse un po’ come un riconoscimento di tutto il lavoro e lo studio fatti in questi anni».
Tra le parole ricevute dai giudici, quelle di Paola Iezzi sono rimaste con lei proprio perché hanno toccato un punto che sente importante. La naturalezza, la capacità di non trasformare la tecnica in qualcosa da esibire, ma di lasciare che la musica scorra. «Per me è fondamentale che tutto quello che faccio arrivi agli altri come lo sento io», spiega. Sapere che quella genuinità era arrivata anche dall’altra parte del palco le ha fatto particolarmente piacere.

Eppure, curiosamente, la parte più difficile di X Factor non è stata cantare. Sono state le telecamere. Non quelle puntate sulla performance, ma quelle davanti alle quali bisognava parlare, raccontarsi, rispondere alle interviste. Un terreno nuovo, che Chiara ammette di dover ancora imparare a gestire. «Le telecamere non mi mettono molto a mio agio», racconta ridendo. «Mi riferisco principalmente ai vari momenti di interviste, che magari non verranno mai nemmeno mandati in onda».
È una delle cose che questa esperienza le ha fatto scoprire, ma non l’unica. Soprattutto, X Factor le ha confermato che il suo modo di guardare alla musica non è cambiato. La visibilità può essere importante, ma non sostituisce il percorso.
«Spesso i talent sono visti come delle scorciatoie», osserva Chiara. Lei preferisce considerarli «palestre»: luoghi in cui mettersi alla prova, imparare e crescere, senza dimenticare che un artista ha bisogno di tempo per conoscersi e per permettere alla propria musica di evolvere. Ed è proprio nella musica che Chiara cerca quella parte di sé che forse davanti alle telecamere fa più fatica a raccontare. Quando scrive, entra in contatto con la propria interiorità e attraversa emozioni forti. Le sue canzoni diventano così uno spazio nel quale mostrarsi senza filtri.
«Quando poi li canto, quello a cui aspiro è arrivare alle persone per emozionarle e per far conoscere un lato di me, che è quello che esploro nelle mie canzoni, che alla fine è probabilmente quello più vero».
Adesso quel lato più vero dovrà tornare sul palco. Ai Bootcamp Chiara porterà un brano diverso rispetto a quello delle Audizioni. Un’altra occasione per cantare, per mettersi alla prova e, soprattutto, per vedere se quelle emozioni riusciranno ad arrivare ancora una volta dall’altra parte. «Spero di emozionare un po’ di più i giudici e il pubblico». E per il resto, nessuna formula magica: «Dita incrociate!».
G.D.




















