Lecco, sanità e sociale: per una risposta a 360° nasce il Punto Unico di Accesso alla Casa di Comunità

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Non più servizi sanitari e sociali come percorsi separati, per provare a leggere insieme i bisogni della persona e accompagnarla verso la risposta più adatta. È questo l’obiettivo del nuovo Punto Unico di Accesso (PUA) della Casa di Comunità di Lecco, presentato venerdì mattina con la firma del protocollo d’intesa tra Comune e ASST.
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L’accordo, della durata di cinque anni, segna un ulteriore passo nel percorso di integrazione tra servizi sanitari, sociosanitari e sociali. A partire da lunedì 5 ottobre, infatti, il Segretariato Sociale del Comune di Lecco avrà sede all’interno della Casa di Comunità di via Antonio Ghislanzoni 9, lasciando gli spazi di via Marco d’Oggiono 15, che saranno destinati ad altri servizi.
Il PUA nasce proprio con l’idea di rendere più semplice l’accesso alla rete territoriale: accogliere il cittadino, ascoltarne le necessità, orientarlo e, quando necessario, costruire insieme ai professionisti sanitari e sociali il percorso di presa in carico. Un modello pensato in particolare per le persone fragili, gli anziani, chi vive con una patologia cronica, le persone con disabilità e le loro famiglie, ma che riguarda più in generale tutti i cittadini che si trovano ad affrontare un bisogno che non è soltanto sanitario o soltanto sociale.
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«Molto spesso le cause di problemi di tipo sanitario originano in difficoltà di tipo sociale e purtroppo vale anche viceversa», ha spiegato Gianluca Peschi, direttore sociosanitario di ASST Lecco. Da qui, ha sottolineato, la necessità che le istituzioni rispondano «in maniera condivisa e coordinata».
È il principio che sta alla base del nuovo PUA: provare a superare quella «matassa» di problemi che può rendere complicato anche soltanto capire a chi rivolgersi. Perché, come ha osservato Marco Trivelli, direttore generale di ASST Lecco, quando una persona si ammala non sempre ha bisogno esclusivamente di una prestazione sanitaria.
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«Per poter curarsi serve avere, serve non essere soli, serve stare in uno spazio che permetta di essere assistiti», ha spiegato Trivelli, sottolineando come la collaborazione con il Comune permetta di allargare lo sguardo oltre la singola prestazione. Il PUA diventa così un luogo nel quale provare a «sbrogliarsi» tra i diversi bisogni e trovare una risposta che tenga insieme le varie dimensioni della vita della persona.
La firma del protocollo rappresenta quindi un passaggio istituzionale, ma il lavoro tra i due enti è già iniziato. Lo ha raccontato Luisa Vanalli, assistente sociale della Casa di Comunità, spiegando che l’obiettivo da lunedì sarà dare continuità a quanto costruito nei mesi precedenti: «Cittadini e leggere insieme i bisogni», attraverso un’integrazione che, ha sottolineato, «fa parte della nostra indole lavorativa».
Il trasferimento del Segretariato Sociale non significa un aumento dell’organico comunale: il servizio esistente viene semplicemente collocato all’interno della Casa di Comunità, a circa 350 metri dalla precedente sede, mettendo però a disposizione dei professionisti uno spazio nel quale lavorare più direttamente insieme ai colleghi dell’area sanitaria.
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«Con questo accordo il Comune di Lecco e l’ASST di Lecco mettono a disposizione dei cittadini e degli operatori uno spazio nuovo e rigenerato», ha spiegato l’assessore al Welfare sussidiario Emilio Minuzzo. L’obiettivo, ha aggiunto, è rispondere alle richieste di chi cerca «un percorso chiaro e semplificato» rispetto ai propri bisogni, permettendo ai professionisti di condividere «informazioni, competenze e strumenti diversi».
Il concetto è quello di una presa in carico a 360 gradi. Minuzzo ha parlato di «un passaggio importante del percorso di integrazione sociosanitaria», ricordando come una fragilità sanitaria possa essere accompagnata da una fragilità sociale, e viceversa. Non si tratta quindi soltanto di aggiungere un servizio, ma di cambiare progressivamente il modo in cui i servizi dialogano tra loro.
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La nuova organizzazione si inserisce nel più ampio sviluppo delle Case di Comunità, strutture pensate per avvicinare l’assistenza al luogo di vita delle persone. E proprio la Casa di Comunità di Lecco, nelle intenzioni di ASST, dovrà diventare un punto di riferimento per i cittadini della città, riunendo progressivamente una gamma sempre più ampia di servizi.
«Questa casa di comunità deve diventare un luogo in cui i cittadini di Lecco trovano una risposta unificata ai propri bisogni», ha spiegato Peschi, ricordando la presenza nella struttura della medicina generale, delle prestazioni specialistiche e psicologiche e dei servizi infermieristici. Un modello che, nelle intenzioni dell’azienda sanitaria, dovrà essere replicato nelle altre Case di Comunità della provincia, ciascuna al servizio del proprio territorio di riferimento.
Un ruolo importante è quello degli infermieri di comunità, che proprio dalla struttura di via Ghislanzoni partono quotidianamente per raggiungere i pazienti al domicilio. Un’attività che, come ha osservato Peschi, consente anche di intercettare bisogni che possono andare oltre l’ambito strettamente sanitario. Entrando nelle case delle persone, infatti, possono emergere situazioni di fragilità sociale che richiedono il coinvolgimento dei servizi comunali.
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All’interno della Casa di Comunità è inoltre prevista la presenza di un medico di medicina generale dalle 8 alle 20, organizzata su due turni. Non si tratta dello studio del medico di base nel senso tradizionale, ma di una presenza a disposizione dei cittadini che necessitano di un parere o di un orientamento. ASST ha spiegato che sono numerosi i medici di medicina generale che hanno dato la propria disponibilità a svolgere questo servizio.
L’obiettivo è anche creare un collegamento più stretto tra medicina generale e specialistica: il medico di famiglia e lo specialista presenti nella stessa struttura possono così lavorare in maggiore continuità, favorendo una presa in carico più coordinata del paziente.
Durante l’incontro si è parlato anche della questione del personale, tema che riguarda più in generale lo sviluppo delle Case di Comunità. Trivelli ha spiegato che il numero degli infermieri dedicati sta crescendo progressivamente, pur riconoscendo che esiste una difficoltà strutturale nel reperimento delle risorse. Proprio nei giorni scorsi, ha riferito, una prova concorsuale ha visto la partecipazione di 26 infermieri che hanno espresso un interesse iniziale per l’attività territoriale.
Secondo Trivelli, tuttavia, la questione centrale è soprattutto verificare se le Case di Comunità stiano crescendo e riuscendo a radicarsi nel territorio. «Il vero rischio di un rigetto io non credo che ci sia», ha osservato, utilizzando il linguaggio della crescita fisiologica per spiegare come strutture nuove abbiano bisogno di tempo per essere conosciute e utilizzate dai cittadini.
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Anche per questo ASST ha promosso gli open day della Casa di Comunità, con l’obiettivo di permettere alla cittadinanza e alle realtà del territorio di conoscere direttamente gli spazi e i servizi disponibili. «Più persone vengono, più riscontrano anche questa struttura molto bella e accogliente, più verranno persone», ha osservato Trivelli, sottolineando come la conoscenza sia una parte importante del processo di costruzione del rapporto con il territorio.
Per Boscagli, la firma del protocollo rappresenta invece «un piccolo pezzo di storia» nel percorso dei servizi alla persona della città. Il sindaco ha ringraziato ASST per l’attenzione rivolta a Lecco e ha sottolineato il valore di poter mettere a disposizione dei cittadini «un luogo molto bello», definito accogliente, aggiornato ed efficiente.
«Vogliamo rendere semplice, efficiente e soprattutto più vicino il sistema dei servizi», ha detto Boscagli, indicando nella collaborazione tra Comune e ASST il passaggio necessario per raggiungere questo obiettivo.
Un percorso che, nelle parole di Peschi, non dovrebbe però fermarsi a Lecco. La Casa di Comunità del capoluogo può diventare un primo modello di collaborazione da estendere progressivamente alle altre strutture della provincia, con la presenza coordinata dei servizi sociali degli enti locali e di quelli sanitari di ASST.
Il protocollo appena firmato, dunque, formalizza una collaborazione che è già partita e che da lunedì avrà una nuova sede comune. Il vero obiettivo sarà ora trasformare quello spazio in un punto nel quale il cittadino non debba più orientarsi da solo tra servizi diversi, ma possa trovare qualcuno che lo ascolti, riconosca il bisogno e lo accompagni verso la risposta più adatta.
G.D.
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