'Ha preferito il secondo posto': l'addio a don Angelo Olgiati
Questa volta riportavano la sua fotografia, la data di nascita e quella della morte, insieme alla frase alla quale era particolarmente legato: «In alto i cuori». Se nella sua vita ne aveva collezionate oltre 20.000, quest’oggi, per il suo ultimo saluto, l’immaginetta era proprio quella di don Angelo Olgiati, messa a disposizione di quanti sono giunti a Introbio per tributargli l’ultimo saluto.
Don William Abbruzzese, all’inizio della funzione, ha dato lettura della lettera di monsignor Mario Delpini, che ha definito il ministero di don Angelo caratterizzato da «un tratto tipico della modestia, con un servizio semplice quotidiano, attento alle persone e capace di sorridere e di far sorridere». Ha quindi ricordato dapprima il periodo in missione e, di seguito, tutti i paesi nei quali il sacerdote ha prestato servizio, «fino al suo ritiro a Villa Serena a Introbio».
«Ha preferito il secondo posto, ha servito il Signore ed entra ora nella luce di Dio», ha scritto l’Arcivescovo, accennando poi alla collezione di santini, quasi scherzando sul fatto che ora don Angelo «potrà vedere il volto di quei santi di cui ha custodito le immagini e parteciperà con loro alla gioia divina».
Partendo proprio dalle parole dell’Arcivescovo e da alcuni scritti di don Angelo relativi al periodo trascorso nella diocesi africana di Marsabit, il celebrante, dopo aver dato lettura anche delle condoglianze del vicario episcopale monsignor Gianni Cesena, ha ricordato come seguendo le popolazioni nomadi, «nel nulla, dove non c’erano segni e indicazioni», sia arrivato a tutti anche nel deserto. Da qui la domanda del predicatore sul motivo che ha spinto don Olgiati ad arrivare fin la e poi ad accettare gli incarichi a lui assegnati a Ello come in Valsassina. Da questa riflessione sono nate tre frasi. La prima: «Questo è il mio corpo per voi», proprio come don Angelo si è offerto, anche per pochi e per tutti, indipendentemente dal luogo, facendo proprie le parole di Gesù. La seconda: «Il velo del tempio si squarciò in due», ovvero la separazione tra quelli lontani da Dio e i più vicini dopo la morte di Gesù. E nei deserti dove don Angelo è andato, ha spiegato il celebrante, il suo compito è stato proprio quello di evitare la divisione e dire a tutti che «Gesù ama la tua vita». La terza frase: «Questa è la volontà di chi mi ha mandato», come la vista dei volti delle persone affidate a don Angelo, attraverso i quali conoscere i doni della vita nuova che Dio sta preparando per ciascuno dei suoi figli.

Presenti alla cerimonia funebre tanti sacerdoti della Valsassina e del lecchese, oltre ad amici di don Olgiati e alle autorità comunali di Ello, con il sindaco Elena Pirovano, e un rappresentante del Comune di Bellano con i relativi labaro.
La sindaca Pirovano ha preso la parola ricordando il sacerdote dapprima come «una presenza costante, solida e buona», poi come «un parroco alla vecchia maniera, quello che conosceva tutti per nome e non faceva mancare la visita a un ammalato, una parola di conforto o un consiglio detto con semplicità».
Tanti i bei ricordi dopo i dieci anni durante i quali don Angelo ha «servito la comunità». La sindaca ha ricordato come quanto seminato durante la sua presenza a Ello continui ancora oggi a portare frutto nella comunità. A nome di tutta la cittadinanza e dell’amministrazione comunale ha quindi espresso «la più profonda gratitudine».
Dopo di lei ha preso la parola don Maurizio Mottadelli, già responsabile della comunità pastorale di Oggiono che comprende anche Ello, che ha riassunto in tre ricordi il suo rapporto con don Angelo. Il primo risale proprio all’inizio della comunità pastorale, quando don Angelo era parroco a Ello e aveva accolto con positività questa iniziativa. Come secondo momento ha ricordato il trasferimento a Vendrogno, dove i parrocchiani avevano conservato nel cuore il ricordo del sacerdote, descrivendolo come una persona umile e completamente affidata al Signore. Infine, don Mottadelli ha ricordato la visita fatta a don Angelo a Villa Serena, trovandolo «contento».

Alla fine dei ricordi è toccato alla sorella Bice, maggiore del defunto di un anno e mezzo, che ha voluto innanzitutto ringraziare il Signore per averle donato quel fratello che aveva adorato per tutta la vita, soprattutto in quell’ultimo anno, quando aveva potuto averlo più vicino.
Ha poi raccontato un aneddoto della loro infanzia. Erano tanti fratelli e sorelle e, nel giardino di casa, c’erano una grotta di Lourdes e tanti animali, tra cani e gatti. Ogni volta che uno degli animali moriva, don Angelo ne metteva il corpo in una scatola e faceva fare ai fratelli una processione da casa fino alla grotta. Qui faceva recitare una preghiera e poi procedeva alla sepoltura in giardino, manifestando, secondo la sorella, una vocazione già presente fin da piccolo.
Bice ha ricordato anche la gioia con cui il fratello accoglieva ogni destinazione che l’Arcivescovo gli affidava, perché per lui la cosa più importante era celebrare la Messa.
Ha poi descritto la morte del fratello come «un fulmine a ciel sereno», aggiungendo però che lui «voleva morire così, senza dare fastidio a nessuno».
Ha terminato dicendo a tutti: «Angelo era e adesso è angelo in paradiso, quindi, se vi rivolgete a lui, vedrete che otterrete anche tante consolazioni perché sarà un prete santo». Ha quindi richiamato la frase che don Angelo ripeteva spesso, «In alto i cuori», e ha ringraziato tutti per essere venuti a salutare il fratello.
Il feretro del sacerdote è quindi giunto nella chiesa di San Lorenzo Martire a Vendrogno, dove il coro parrocchiale gli ha tributato un ultimo saluto canoro. Don Emilio Sorte ha ricordato quanto fatto da don Angelo proprio nella chiesa che per oltre 14 anni lo ha visto celebrare la Messa, prima di accompagnarlo al riposo nel locale cimitero.
E forse, da lì, don Angelo continuerà idealmente a guardare i suoi parrocchiani, quelli che tante volte ha incontrato, ascoltato e accompagnato nel cammino della vita. Potrà vederli ancora arrivare a salutarlo e, come tante volte ha fatto negli anni, tornare con lo sguardo verso Vendrogno, mentre in primavera il sole, giorno dopo giorno, si ferma sempre più a lungo sul paese prima di tramontare.
Un ultimo tramonto, dunque, ma non un addio: perché il ricordo di don Angelo continuerà a vivere nei luoghi che ha amato e, soprattutto, nel cuore di chi lo ha conosciuto.

Don Angelo Olgiati
Don William Abbruzzese, all’inizio della funzione, ha dato lettura della lettera di monsignor Mario Delpini, che ha definito il ministero di don Angelo caratterizzato da «un tratto tipico della modestia, con un servizio semplice quotidiano, attento alle persone e capace di sorridere e di far sorridere». Ha quindi ricordato dapprima il periodo in missione e, di seguito, tutti i paesi nei quali il sacerdote ha prestato servizio, «fino al suo ritiro a Villa Serena a Introbio».
«Ha preferito il secondo posto, ha servito il Signore ed entra ora nella luce di Dio», ha scritto l’Arcivescovo, accennando poi alla collezione di santini, quasi scherzando sul fatto che ora don Angelo «potrà vedere il volto di quei santi di cui ha custodito le immagini e parteciperà con loro alla gioia divina».


Presenti alla cerimonia funebre tanti sacerdoti della Valsassina e del lecchese, oltre ad amici di don Olgiati e alle autorità comunali di Ello, con il sindaco Elena Pirovano, e un rappresentante del Comune di Bellano con i relativi labaro.
La sindaca Pirovano ha preso la parola ricordando il sacerdote dapprima come «una presenza costante, solida e buona», poi come «un parroco alla vecchia maniera, quello che conosceva tutti per nome e non faceva mancare la visita a un ammalato, una parola di conforto o un consiglio detto con semplicità».
Tanti i bei ricordi dopo i dieci anni durante i quali don Angelo ha «servito la comunità». La sindaca ha ricordato come quanto seminato durante la sua presenza a Ello continui ancora oggi a portare frutto nella comunità. A nome di tutta la cittadinanza e dell’amministrazione comunale ha quindi espresso «la più profonda gratitudine».
Dopo di lei ha preso la parola don Maurizio Mottadelli, già responsabile della comunità pastorale di Oggiono che comprende anche Ello, che ha riassunto in tre ricordi il suo rapporto con don Angelo. Il primo risale proprio all’inizio della comunità pastorale, quando don Angelo era parroco a Ello e aveva accolto con positività questa iniziativa. Come secondo momento ha ricordato il trasferimento a Vendrogno, dove i parrocchiani avevano conservato nel cuore il ricordo del sacerdote, descrivendolo come una persona umile e completamente affidata al Signore. Infine, don Mottadelli ha ricordato la visita fatta a don Angelo a Villa Serena, trovandolo «contento».

Alla fine dei ricordi è toccato alla sorella Bice, maggiore del defunto di un anno e mezzo, che ha voluto innanzitutto ringraziare il Signore per averle donato quel fratello che aveva adorato per tutta la vita, soprattutto in quell’ultimo anno, quando aveva potuto averlo più vicino.
Ha poi raccontato un aneddoto della loro infanzia. Erano tanti fratelli e sorelle e, nel giardino di casa, c’erano una grotta di Lourdes e tanti animali, tra cani e gatti. Ogni volta che uno degli animali moriva, don Angelo ne metteva il corpo in una scatola e faceva fare ai fratelli una processione da casa fino alla grotta. Qui faceva recitare una preghiera e poi procedeva alla sepoltura in giardino, manifestando, secondo la sorella, una vocazione già presente fin da piccolo.
Bice ha ricordato anche la gioia con cui il fratello accoglieva ogni destinazione che l’Arcivescovo gli affidava, perché per lui la cosa più importante era celebrare la Messa.
Ha poi descritto la morte del fratello come «un fulmine a ciel sereno», aggiungendo però che lui «voleva morire così, senza dare fastidio a nessuno».
Ha terminato dicendo a tutti: «Angelo era e adesso è angelo in paradiso, quindi, se vi rivolgete a lui, vedrete che otterrete anche tante consolazioni perché sarà un prete santo». Ha quindi richiamato la frase che don Angelo ripeteva spesso, «In alto i cuori», e ha ringraziato tutti per essere venuti a salutare il fratello.
Il feretro del sacerdote è quindi giunto nella chiesa di San Lorenzo Martire a Vendrogno, dove il coro parrocchiale gli ha tributato un ultimo saluto canoro. Don Emilio Sorte ha ricordato quanto fatto da don Angelo proprio nella chiesa che per oltre 14 anni lo ha visto celebrare la Messa, prima di accompagnarlo al riposo nel locale cimitero.
E forse, da lì, don Angelo continuerà idealmente a guardare i suoi parrocchiani, quelli che tante volte ha incontrato, ascoltato e accompagnato nel cammino della vita. Potrà vederli ancora arrivare a salutarlo e, come tante volte ha fatto negli anni, tornare con lo sguardo verso Vendrogno, mentre in primavera il sole, giorno dopo giorno, si ferma sempre più a lungo sul paese prima di tramontare.
Un ultimo tramonto, dunque, ma non un addio: perché il ricordo di don Angelo continuerà a vivere nei luoghi che ha amato e, soprattutto, nel cuore di chi lo ha conosciuto.
M.A.




















