Calolzio accoglie don Mario e don Andrea. Don Matteo: 'Mi siete cari'
Giornata di avvicendamenti, quella di domenica a Calolziocorte. L'Unità Pastorale ha salutato don Matteo Cortinovis, accogliendo allo stesso tempo il suo giovane sostituto, don Andrea Formenti e, da pensionato, come ha tenuto a sottolineare nella convinzione di trascorrere, poi, con la sua nuova comunità del tempo sereno, don Mario Rosa, sacerdote originario di Carenno, destinato a supportare l'arciprete don Antonio Vitali, già "orfano" anche di don Valentino Ferrari, ripartito, dopo qualche anno "di stallo", per la sua amata Cuba, dove già era stato missionario.

Per due sacerdoti che vanno, due dunque vengono, come sottolineato anche dal parroco nel proprio intervento, incentrato sul concetto di servizio - rifacendosi alle Letture - e diventato anche occasione per ringraziare il Vescovo, mons. Francesco Beschi, per la doppia concessione. "Non ci lascia soli".

Particolarmente apprezzato (anche se decisamente lungo, nonostante i tagli che dice di aver fatto), il messaggio lasciato da don Matteo ai "suoi" parrocchiani. "Prendo in prestito le parole di San Paolo che, scrivendo ai Tessalonicesi, dice: "Così affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari." Quando ho riletto queste parole in questi giorni, ho pensato: forse è proprio questo che è successo in questi quattro anni. Sono arrivato per annunciarvi il Vangelo. Sono arrivato prima come giovane seminarista e poi sono rimasto come prete, con il desiderio di servirvi, di accompagnarvi, di camminare con voi. E il Vangelo, piano piano, ci ha fatto diventare famiglia. E allora quelle che all'inizio erano semplicemente tre parrocchie — Calolzio, Foppenico e Sala — sono diventate poi persone, sono diventati volti, storie, amicizie. Sono diventati nomi che ormai conosco, famiglie di cui conosco la storia, ragazzi che in qualche modo ho visto crescere, persone con cui ho riso e persone con cui ho condiviso anche momenti difficili. E oggi mi viene da dire una cosa molto semplice: io ho ricevuto molto più di quanto sia riuscito a restituire a voi. Ho ricevuto la vostra fede, le vostre domande, i vostri sorrisi, le vostre confidenze. Ho ricevuto la passione dei giovani, la fedeltà degli anziani, la generosità dei volontari, la vita delle famiglie. Ho ricevuto anche le vostre fatiche, le vostre preoccupazioni, le vostre critiche. E oggi, guardando indietro, mi accorgo che anche quelle hanno fatto parte del mio cammino. Perché voler bene a una comunità non significa pensare che sia perfetta, ma significa camminare insieme anche quando è difficile" ha asserito, snocciolando poi una serie di ringraziamenti a cui sono seguiti poi anche delle scuse.

"Il primo grazie, forse il più grande, va ai giovani. Con voi ho condiviso davvero tanto. Abbiamo fatto un cammino che è stato prima di tutto un cammino di crescita umana e spirituale. Siamo cresciuti insieme nell'amicizia, un'amicizia bella, vera e profonda. Soprattutto voglio dire grazie ai miei adolescenti, ai quali ho dedicato gran parte del mio tempo in questi anni. Siete fantastici! Siete uno spettacolo! Siete stati tante volte la mia consolazione, anche nei momenti più difficili. Quando magari tornavo a casa con qualche fatica in più, incontrarvi, stare con voi, condividere la serata, una discussione, una preghiera mi ricordava quanto è bello invece essere Chiesa. Da voi ho imparato soprattutto una cosa: stare insieme, fare comunione, camminare gli uni accanto agli altri. E forse, come ho già detto tante volte, voi siete l'esempio più bello e concreto di cosa significhi davvero essere unità pastorale. Non semplicemente fare delle cose assieme, ma imparare a stare insieme, a camminare nella stessa direzione. Adulti, imparate a guardare a loro! Non sono difficili gli adolescenti: hanno tanto da dirci, tanto da insegnarci. Grazie a tutti voi bambini e ragazzi che ho intercettato nella catechesi e nell'esperienza del Cre. Grazie ai genitori e a tutte le famiglie che ho incontrato in questi anni. Grazie perché vi siete fidati di me e mi avete affidato ciò che di più caro e di più bello poteva capitare nella vostra vita: i vostri figli. Non è scontato, non è ovvio. E vi assicuro che ho sentito tutta la responsabilità di questa fiducia. Ho cercato di dare il meglio che potevo, con i miei limiti, con i miei errori… Ma una cosa che non è mai mancata, ve lo assicuro: il desiderio di voler bene ai vostri figli e di accompagnarli verso il Signore".

Ed ancora: "Grazie ai miei confratelli: Don Tonino, Don Andrea, Don Valentino (che mi ha scritto un messaggio e vi saluta tutti, mi ha detto di salutarvi e di benedirvi), Don Alfred, Don Giancarlo, Don Piero e il diacono Gigi. In modi diversi avete condiviso con me questi quattro anni, mi avete accolto subito come un fratello minore e mi avete accompagnato prima verso l'ordinazione e poi verso questa nuova, bellissima e impegnativa avventura che è il ministero sacerdotale. Grazie per avermi fatto sentire a casa anche tra voi preti. Grazie a tutti i volontari degli oratori e delle parrocchie. Mi avete testimoniato cosa significa fare le cose gratuitamente, non perché qualcuno ve lo chieda o ve lo riconosca, ma semplicemente perché si ama. Mi avete insegnato quanto bene si può volere a un oratorio, a una parrocchia e alla propria comunità. Non smettete mai: fatelo per voi, fatelo per i ragazzi, fatelo per il Signore. Grazie a tutti coloro che negli oratori ci sono stati, soprattutto le squadre sportive. Siete stati importanti anche per me e per i nostri oratori. Continuate, non smettete mai. Grazie ai nostri anziani, che in questi anni mi hanno sostenuto soprattutto con le preghiere. Le vostre preghiere le ho sempre sentite davvero e forse non ve l'ho detto mai abbastanza. Ma tante volte ho saputo che c'eravate proprio perché qualcuno, magari in silenzio, stava pregando per me. Avete tra le mani un tesoro grande: la storia della nostra fede. Continuate a custodirla e soprattutto continuate a testimoniarla. Grazie a tutte le realtà presenti sul territorio con le quali ci siamo incrociati, soprattutto all'amministrazione comunale per essere qui anche questa mattina" ha detto dinnanzi al sindaco Marco Ghezzi accompagnato da assessori e consiglieri, nonché ai diversi rappresentanti dei sodalizi cittadini intervenuti alla funzione.

"Insieme ai miei grazie, oggi voglio dirvi anche scusa" ha proseguito ancora don Matteo. "Per i miei errori, per le volte in cui non ho saputo ascoltare, per le volte in cui magari sono stato troppo preso dalle cose da fare e non mi sono accorto di qualcuno, per le parole sbagliate, per le mie fragilità, per ciò che avrei potuto fare di meglio e non l'ho fatto. Non voglio lasciarvi... non voglio lasciarvi l'immagine di un prete perfetto, perché non lo sono e sarebbe scorretto e falso. Gli errori ce ne sono stati anche tanti, ma una cosa... ma di una cosa ne sono certo: vi ho voluto bene. Chissà quanti grazie dovrei ancora dire e quanti ne ho dimenticati! Per questo, alla fine, voglio fare una cosa molto semplice: mettere nelle mani di Dio tutti i miei grazie. Li affido a Lui perché Lui conosce ogni volto e ogni storia molto più di me. E per questo oggi non riesco a dirvi semplicemente grazie, perché quando una persona ti è diventata cara, quando una comunità è diventata casa e famiglia, "grazie" sembra sempre troppo piccolo. E allora vi dico quello che dice San Paolo: ci siete diventati cari. Io andrò ad Zogno. Voi continuerete il vostro cammino qui, con i vostri sacerdoti e soprattutto con Don Andrea che oggi accogliete".

Si è rivolto poi direttamente al sacerdote novello, ironia della sorte, suo amico di lunga data. "Chi l'avrebbe mai pensato! Io non ti consegno semplicemente ("in realtà te l'ha consegnato il vescovo", l'inciso che ha strappato risate) un incarico, ma ti consegno una comunità che ho imparato ad amare. Una comunità con le sue ricchezze e le sue fatiche, con le sue fragilità e le sue grandi risorse. Una comunità che, come tutte le famiglie, non è perfetta, ma proprio per questo è vera. Io ti auguro di poter sperimentare quello che ho sperimentato io: di arrivare pensando di dover dare qualcosa e alla fine di scoprire di aver ricevuto molto di più. E a voi - ha proseguito ancora rivolgendosi ai fedeli - chiedo una cosa: vogliategli bene. Non perché debba essere come me — per fortuna non lo sei — ma perché possa essere semplicemente Don Andrea, il prete che il Signore ha scelto di mettere accanto a voi in questo momento della vostra storia. Sostenetelo, pregate per lui, abbiate pazienza con lui e lasciatevi voler bene da lui. E permettetemi, prima di salutarvi, di lasciarvi anche un ultimo pensiero. Ho quasi finito! Non pensate di essere arrivati. Quello che abbiamo costruito in questi anni è prezioso, ma non è un punto di arrivo. Una comunità cristiana non può vivere di ciò che è stata, né accontentarsi di quello che già fa bene. Il Vangelo ci chiede sempre di andare oltre: non smettere di cercare, non smettere di cambiare, non smettete di interrogarvi su come essere una comunità più accogliente, più unita, più capace di andare incontro a chi è lontano, più capace di mettere al centro i ragazzi, le famiglie, i giovani e chi fa più fatica. Non dite — chi ha fatto qualche riunione con me lo sa bene quanto la odio questa frase — "Abbiamo sempre fatto così". Abbiate il coraggio di lasciarvi ancora sorprendere da Dio. Abbiate il coraggio soprattutto, e non dimenticate mai, che non siamo qui per difendere quello che abbiamo costruito noi, ma per costruire qualcosa che appartenga al Signore Gesù. Grazie davvero. Grazie perché siete stati parte della mia vita e grazie perché in questi quattro anni, forse senza accorgervene, mi avete aiutato a diventare un po' più il prete che sono. Vi voglio bene. Mi siete cari. Grazie!".

Decisamente più sintetico don Andrea, citando, nel giorno in cui la Chiesa commemora San Francesco, la chiosa del Cantico delle Creature: "Lodate, benedite e ringraziate con me il Signore". "Ecco, questo è quello che cercheremo di fare insieme, grazie!".


A lui, già accolto sabato in oratorio a Foppenico con l'arrivo della fiaccolata partita da Treviolo, suo paese d'origine, alla presenza della banda e dei tedofori che si sono alternati nel portare un simbolo di luce, come pure a don Mario è stata consegnata una maglietta con scritto "Io ne farò parte" con le firme di tutte le componenti dell'oratorio.

Su quella per don Matteo, la stessa frase declinata al passato. Nella consapevolezza, comunque, che, da amico, sarà comunque sempre vicino, pur iniziando una nuova avventura.

L'assessore Tina Balossi, don Mario Rosa, don Andrea Formenti, don Antonio Vitali, don Matteo Cortinovis e il sindaco Marco Ghezzi
Per due sacerdoti che vanno, due dunque vengono, come sottolineato anche dal parroco nel proprio intervento, incentrato sul concetto di servizio - rifacendosi alle Letture - e diventato anche occasione per ringraziare il Vescovo, mons. Francesco Beschi, per la doppia concessione. "Non ci lascia soli".

Particolarmente apprezzato (anche se decisamente lungo, nonostante i tagli che dice di aver fatto), il messaggio lasciato da don Matteo ai "suoi" parrocchiani. "Prendo in prestito le parole di San Paolo che, scrivendo ai Tessalonicesi, dice: "Così affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari." Quando ho riletto queste parole in questi giorni, ho pensato: forse è proprio questo che è successo in questi quattro anni. Sono arrivato per annunciarvi il Vangelo. Sono arrivato prima come giovane seminarista e poi sono rimasto come prete, con il desiderio di servirvi, di accompagnarvi, di camminare con voi. E il Vangelo, piano piano, ci ha fatto diventare famiglia. E allora quelle che all'inizio erano semplicemente tre parrocchie — Calolzio, Foppenico e Sala — sono diventate poi persone, sono diventati volti, storie, amicizie. Sono diventati nomi che ormai conosco, famiglie di cui conosco la storia, ragazzi che in qualche modo ho visto crescere, persone con cui ho riso e persone con cui ho condiviso anche momenti difficili. E oggi mi viene da dire una cosa molto semplice: io ho ricevuto molto più di quanto sia riuscito a restituire a voi. Ho ricevuto la vostra fede, le vostre domande, i vostri sorrisi, le vostre confidenze. Ho ricevuto la passione dei giovani, la fedeltà degli anziani, la generosità dei volontari, la vita delle famiglie. Ho ricevuto anche le vostre fatiche, le vostre preoccupazioni, le vostre critiche. E oggi, guardando indietro, mi accorgo che anche quelle hanno fatto parte del mio cammino. Perché voler bene a una comunità non significa pensare che sia perfetta, ma significa camminare insieme anche quando è difficile" ha asserito, snocciolando poi una serie di ringraziamenti a cui sono seguiti poi anche delle scuse.

"Il primo grazie, forse il più grande, va ai giovani. Con voi ho condiviso davvero tanto. Abbiamo fatto un cammino che è stato prima di tutto un cammino di crescita umana e spirituale. Siamo cresciuti insieme nell'amicizia, un'amicizia bella, vera e profonda. Soprattutto voglio dire grazie ai miei adolescenti, ai quali ho dedicato gran parte del mio tempo in questi anni. Siete fantastici! Siete uno spettacolo! Siete stati tante volte la mia consolazione, anche nei momenti più difficili. Quando magari tornavo a casa con qualche fatica in più, incontrarvi, stare con voi, condividere la serata, una discussione, una preghiera mi ricordava quanto è bello invece essere Chiesa. Da voi ho imparato soprattutto una cosa: stare insieme, fare comunione, camminare gli uni accanto agli altri. E forse, come ho già detto tante volte, voi siete l'esempio più bello e concreto di cosa significhi davvero essere unità pastorale. Non semplicemente fare delle cose assieme, ma imparare a stare insieme, a camminare nella stessa direzione. Adulti, imparate a guardare a loro! Non sono difficili gli adolescenti: hanno tanto da dirci, tanto da insegnarci. Grazie a tutti voi bambini e ragazzi che ho intercettato nella catechesi e nell'esperienza del Cre. Grazie ai genitori e a tutte le famiglie che ho incontrato in questi anni. Grazie perché vi siete fidati di me e mi avete affidato ciò che di più caro e di più bello poteva capitare nella vostra vita: i vostri figli. Non è scontato, non è ovvio. E vi assicuro che ho sentito tutta la responsabilità di questa fiducia. Ho cercato di dare il meglio che potevo, con i miei limiti, con i miei errori… Ma una cosa che non è mai mancata, ve lo assicuro: il desiderio di voler bene ai vostri figli e di accompagnarli verso il Signore".

Ed ancora: "Grazie ai miei confratelli: Don Tonino, Don Andrea, Don Valentino (che mi ha scritto un messaggio e vi saluta tutti, mi ha detto di salutarvi e di benedirvi), Don Alfred, Don Giancarlo, Don Piero e il diacono Gigi. In modi diversi avete condiviso con me questi quattro anni, mi avete accolto subito come un fratello minore e mi avete accompagnato prima verso l'ordinazione e poi verso questa nuova, bellissima e impegnativa avventura che è il ministero sacerdotale. Grazie per avermi fatto sentire a casa anche tra voi preti. Grazie a tutti i volontari degli oratori e delle parrocchie. Mi avete testimoniato cosa significa fare le cose gratuitamente, non perché qualcuno ve lo chieda o ve lo riconosca, ma semplicemente perché si ama. Mi avete insegnato quanto bene si può volere a un oratorio, a una parrocchia e alla propria comunità. Non smettete mai: fatelo per voi, fatelo per i ragazzi, fatelo per il Signore. Grazie a tutti coloro che negli oratori ci sono stati, soprattutto le squadre sportive. Siete stati importanti anche per me e per i nostri oratori. Continuate, non smettete mai. Grazie ai nostri anziani, che in questi anni mi hanno sostenuto soprattutto con le preghiere. Le vostre preghiere le ho sempre sentite davvero e forse non ve l'ho detto mai abbastanza. Ma tante volte ho saputo che c'eravate proprio perché qualcuno, magari in silenzio, stava pregando per me. Avete tra le mani un tesoro grande: la storia della nostra fede. Continuate a custodirla e soprattutto continuate a testimoniarla. Grazie a tutte le realtà presenti sul territorio con le quali ci siamo incrociati, soprattutto all'amministrazione comunale per essere qui anche questa mattina" ha detto dinnanzi al sindaco Marco Ghezzi accompagnato da assessori e consiglieri, nonché ai diversi rappresentanti dei sodalizi cittadini intervenuti alla funzione.

"Insieme ai miei grazie, oggi voglio dirvi anche scusa" ha proseguito ancora don Matteo. "Per i miei errori, per le volte in cui non ho saputo ascoltare, per le volte in cui magari sono stato troppo preso dalle cose da fare e non mi sono accorto di qualcuno, per le parole sbagliate, per le mie fragilità, per ciò che avrei potuto fare di meglio e non l'ho fatto. Non voglio lasciarvi... non voglio lasciarvi l'immagine di un prete perfetto, perché non lo sono e sarebbe scorretto e falso. Gli errori ce ne sono stati anche tanti, ma una cosa... ma di una cosa ne sono certo: vi ho voluto bene. Chissà quanti grazie dovrei ancora dire e quanti ne ho dimenticati! Per questo, alla fine, voglio fare una cosa molto semplice: mettere nelle mani di Dio tutti i miei grazie. Li affido a Lui perché Lui conosce ogni volto e ogni storia molto più di me. E per questo oggi non riesco a dirvi semplicemente grazie, perché quando una persona ti è diventata cara, quando una comunità è diventata casa e famiglia, "grazie" sembra sempre troppo piccolo. E allora vi dico quello che dice San Paolo: ci siete diventati cari. Io andrò ad Zogno. Voi continuerete il vostro cammino qui, con i vostri sacerdoti e soprattutto con Don Andrea che oggi accogliete".

Si è rivolto poi direttamente al sacerdote novello, ironia della sorte, suo amico di lunga data. "Chi l'avrebbe mai pensato! Io non ti consegno semplicemente ("in realtà te l'ha consegnato il vescovo", l'inciso che ha strappato risate) un incarico, ma ti consegno una comunità che ho imparato ad amare. Una comunità con le sue ricchezze e le sue fatiche, con le sue fragilità e le sue grandi risorse. Una comunità che, come tutte le famiglie, non è perfetta, ma proprio per questo è vera. Io ti auguro di poter sperimentare quello che ho sperimentato io: di arrivare pensando di dover dare qualcosa e alla fine di scoprire di aver ricevuto molto di più. E a voi - ha proseguito ancora rivolgendosi ai fedeli - chiedo una cosa: vogliategli bene. Non perché debba essere come me — per fortuna non lo sei — ma perché possa essere semplicemente Don Andrea, il prete che il Signore ha scelto di mettere accanto a voi in questo momento della vostra storia. Sostenetelo, pregate per lui, abbiate pazienza con lui e lasciatevi voler bene da lui. E permettetemi, prima di salutarvi, di lasciarvi anche un ultimo pensiero. Ho quasi finito! Non pensate di essere arrivati. Quello che abbiamo costruito in questi anni è prezioso, ma non è un punto di arrivo. Una comunità cristiana non può vivere di ciò che è stata, né accontentarsi di quello che già fa bene. Il Vangelo ci chiede sempre di andare oltre: non smettere di cercare, non smettere di cambiare, non smettete di interrogarvi su come essere una comunità più accogliente, più unita, più capace di andare incontro a chi è lontano, più capace di mettere al centro i ragazzi, le famiglie, i giovani e chi fa più fatica. Non dite — chi ha fatto qualche riunione con me lo sa bene quanto la odio questa frase — "Abbiamo sempre fatto così". Abbiate il coraggio di lasciarvi ancora sorprendere da Dio. Abbiate il coraggio soprattutto, e non dimenticate mai, che non siamo qui per difendere quello che abbiamo costruito noi, ma per costruire qualcosa che appartenga al Signore Gesù. Grazie davvero. Grazie perché siete stati parte della mia vita e grazie perché in questi quattro anni, forse senza accorgervene, mi avete aiutato a diventare un po' più il prete che sono. Vi voglio bene. Mi siete cari. Grazie!".

Decisamente più sintetico don Andrea, citando, nel giorno in cui la Chiesa commemora San Francesco, la chiosa del Cantico delle Creature: "Lodate, benedite e ringraziate con me il Signore". "Ecco, questo è quello che cercheremo di fare insieme, grazie!".


A lui, già accolto sabato in oratorio a Foppenico con l'arrivo della fiaccolata partita da Treviolo, suo paese d'origine, alla presenza della banda e dei tedofori che si sono alternati nel portare un simbolo di luce, come pure a don Mario è stata consegnata una maglietta con scritto "Io ne farò parte" con le firme di tutte le componenti dell'oratorio.

Su quella per don Matteo, la stessa frase declinata al passato. Nella consapevolezza, comunque, che, da amico, sarà comunque sempre vicino, pur iniziando una nuova avventura.
Galleria fotografica a cura di Stefano Cardini





















